Come andare a farsi vaccinare in Serbia (se proprio volete farlo) | Rolling Stone Italia
Home Politica

Come andare a farsi vaccinare in Serbia (se proprio volete farlo)

Cos'è questa storia dei vaccini gratis per tutti in Serbia? C'entrano un presidente che voleva fare il "padre della Patria" procurando un sacco di vaccini, una popolazione che non si fida e il fatto che i vaccini dopo un po' scadono

Un centro per la vaccinazione a Belgrado, Serbia. Milos Miskov/Anadolu Agency via Getty Images

Ora, immaginatevi questa scena: Draghi che ad una conferenza stampa si rivolge ai cittadini italiani, con aria implorante, e guardando fisso la telecamera fa: “Vi prego, vi prego davvero in ginocchio: vaccinatevi. Vaccini ne abbiamo quanti volete, li abbiamo adesso e ne avremo anche in futuro. Vaccinatevi. Venite a vaccinarvi. Siamo qua pronti che vi aspettiamo”.

Bene: questo è quello che è successo lo scorso 6 marzo. Esattamente questo. Parola per parola. Ma non in Italia, ovviamente. Bensì in Serbia. E il primo ministro in questione, pardon, il Presidente della Repubblica (tanto come Primo Ministro ha messo un suo pedone/marionetta dal carisma pari a zero, Ana Brnabić) è il padre-padrone della Serbia, Aleksandar Vučić. L’uomo che alle ultime elezioni parlamentari dell’anno scorso ha preso, col suo partito, un agile 61,5% dei voti (vi ricorda la Bulgaria comunista? A noi, sì) anche perché buona parte delle opposizioni ha rifiutato di presentarsi alle urne, per protesta contro il controllo quasi militaresco dei media e dei gangli istituzionali operato dal SNS di Vučić e dai suoi satelliti.

Ecco, scusate. Sappiamo che siete su queste pagine per capire se è vero che ci si può vaccinare in Serbia, e se sì quali sono i passi da seguire. Ci arriviamo (spoiler: sì, è vero, si può fare). Ma prima, credeteci, è importante capire il contesto. Un contesto in cui il mattatore è Vučić: uno che ha esordito in politica negli anni ’90 – sì, quelli della guerra nei Balcani – in un partito di estrema destra ultranazionalista guidato da un folle (Vojislav Šeśelj), che però immediatamente è stato cooptato dal mefistefelico Slobodan Milošević come felpato Ministro dell’Informazione (il suo know how su come pilotare i media è insomma quasi trentennale) e che, sempre in maniera felpata, è riuscito poi a sopravvivere al crollo del regime miloševiciano rifacendosi scaltramente una verginità, aspettando il suo momento e diventando – dopo una abiura alle posizioni più nazionaliste – appunto un padre-padrone della nazione, più o meno a partire dal 2012, 2013, prima ancora cioè dell’incoronamento ufficiale a Primo Ministro (anno 2014) e poi a Presidente della Repubblica (anno 2017, lasciando il suo precedente scranno da premier alla imbelle delfina Brnabić, donna e omosessuale, in una nazione con ancora gravi problemi di omofobia; ma in questa maniera Vučić ha dimostrato che può fare quello che gli pare… Una delle tante volte in cui l’ha fatto, e in cui lo rifarà).

Ora: su Vučić bisognerebbe scrivere un libro, non un articolo. Ma siete qua per il vaccino, ok. Tranquilli. Non ci dilungheremo troppo. Quello che però dovete capire è che Vučić è una specie amabile di Putin minore (finto) goffo, uno con una concezione pret-a-porter di democrazia insomma, ma ha anche ereditato da Milošević – che a sua volta l’aveva ereditato dalla vecchia Jugoslavia titina, di cui era uomo d’apparato – la capacità di giocare su più tavoli: a Jugoslavia in disgregazione, mentre Croazia e Slovenia sono subito corse verso l’Europa, la Serbia di Vučić si è contemporaneamente posta come interlocutore privilegiato per la Grande Madre Russia (tradizione storica, del resto), come partner entusiasta per la Cina che vuole buttare un piede economico in Europa, come realtà affidabile e di riferimento unica in grado di traghettare i Balcani ancora non europeizzati verso la civiltà e la UE. Tutto questo insieme contemporaneamente. Insomma: fa li cazzo che gli pare. E le diplomazie mondiali glielo fanno fare. Anche per convenienza.

Ecco perché si è potuto muovere a mani libere sui vaccini, ricevendo corsie privilegiate – Russia e Cina – e comunque senza infilarsi in lacci burocratici (quelli che stanno ingessando noialtri della UE). Risultato? La Serbia ha prenotato quindici milioni di vaccini (su sette milioni di abitanti) e, con tanti omaggi e pacche sulle spalle, ne ha già ricevuti un bel po’. Tanti. Tantissimi. Con però un problema. 

Il problema è la popolazione serba. Oh sì. Che per anni nutrita amorevolmente da fake news, da informazione di livello infimo e da complottismi di bassa lega (indovinate incoraggiata da chi, alle alte sfere…) si è posta nei confronti del vaccino in maniera un pelino scettica. Ad oggi, infatti, solo un quarto della popolazione si è prenotato per ricevere una dose di vaccino. Un quarto. Dagli ultimi sondaggi, un 38% ha risposto pressapoco, “Non è che non voglio vaccinarmi, ma prima faccio andare gli altri, vediamo se schiattano, poi decido”, un 27% invece un reciso “Vaccinarmi? Mai! Non ci penso nemmeno”. Risultato? Di vaccini inutilizzati effettivamente ce n’è un sacco.

E i vaccini, ad un certo punto scadono. Ad esempio AstraZeneca. E questo è il motivo per cui nell’ultimo weekend di marzo, con 25.000 dosi di questo vaccino in scadenza, la Serbia ha aperto le frontiere a tutti dicendo urbi et orbi “Raga, venite a vaccinarvi, non c’è manco bisogno di prenotarsi”. Dalla Bosnia e dalla Macedonia, nazioni ancora quasi al palo sull’approvvigionamento di vaccini, sono arrivati a decine di migliaia; dalla confinante ed europeizzata Croazia – a rilento nella campagna vaccinale ancora più dell’Italia, seguendo i dettami UE – qualcuno pure. Chi l’avrebbe mai dato: l’orgogliosa ed europea Croazia che si china di fronte agli odiati serbi (…sì, purtroppo in molti da quelle parti ragionano ancora così, ahimé). 

Ecco perché Vučić ha trasformato un flop – quello della campagna vaccinale interna – in un successo diplomatico, con la furbizia che gli è tipica. Pensava di rafforzare il suo ruolo di Padre Della Patria a casa, procurando i vaccini in quantità (un Padre Della Patria che non ha avuto paura di mandare la sua nazione allo sbaraglio, l’anno scorso, affermando che il Covid era sotto controllo, permettendo la disputa del derby Partizan-Stella Rossa a tribune gremite e forse anche truccando i dati dei contagi, secondo le accuse delle opposizioni: tutto questo solo per farsi vedere calmo ed onnipotente e vincere, anzi, stravincere le elezioni); ma la patria gli ha fatto capire che un po’ non si fida di lui (lo votano, lo amano pure in Serbia, ma sanno tutti di che pasta sia fatto: del resto sono abituati da decenni ad una classe politica un po’ così), un po’ non si fida del vaccino. E la cosa si è rivelata appunto un flop. Vai allora con la svolta diplomatica. Vaccino anche agli stranieri, via. Tutti. Per giunta, gratis: crepi l’avarizia. 

Ora arriviamo finalmente alla parte che vi interessa, perché sarete stufi di tutta questa geopolitica. Il form per richiedere la vaccinazione si trova qui (gli altri giornali ad oggi rimandano a pagine che sono solo dei pre-link, noi invece vi offriamo il full service). Come potete vedere, è in cirillico. Chiede nome, cognome, numero di passaporto, numero di telefono, mail. Ti permette di scegliere a quale vaccino affidarsi (Pfizer, AstraZeneca, il russo Sputnik, il cinese Sinopharm, c’è addirittura la possibilità di mettere la spunta su Moderna, per quanto non sia ancora disponibile) e la città in cui si intende vaccinare.

Compilare il form ed inviarlo non garantisce però effettivamente la conferma di vaccinazione: si viene messi in una lista d’attesa e si viene contattati, mediamente con 48 ore di preavviso, a seconda delle disponibilità del momento delle scorte di vaccino (nota a margine: in quanto momento quello cinese te lo tirano dietro). Se ti vanno bene tutti i vaccini, aumenta la possibilità ti chiamino presto. Se vuoi per dire solo il Pfizer, facile tu debba aspettare un mese ed oltre. Ma non ci sono certezze. Devi essere pronto a partire all’improvviso. 

A chi sta già preparando i bagagli ricordiamo però alcune cose. Uno: puoi anche farti vaccinare in Serbia, ma in Serbia comunque ci dovrai tornare per il richiamo, visto che al momento sono tutti vaccini che hanno bisogno di una doppia dose. Due: per rientrare in Italia ti dovrai comunque fare quattordici giorni di quarantena. Tre: una volta inoculato il vaccino, comunque per viaggiare devi farti, prima di partire, un tampone PCR in Serbia, e se il vaccino è effettivamente gratis il sistema sanitario serbo ha però fissato il prezzo del tampone PCR su territorio serbo per i cittadini stranieri in circa 150 euro al cambio, quindi con un ricarico mica male. Quattro: vi siete vaccinati, avete fatto il tampone PCR, ma comunque vada appena rimettete piede in Italia dovete farvi 14 giorni di quarantena. Sicuri di volervi e potervi permettere tutto questo?

Per il resto, vi diciamo che la somministrazione del vaccino in loco procede un po’ “alla serba”: il personale è preparato e gentile, ma si procede operativamente un po’ a caso (molti serbi che comunque si sono prenotati per il vaccino denunciano, nei vari forum e nei commenti sui portali d’informazione locale, che sono più settimane che aspettano di essere effettivamente chiamati: va un po’ a culo, insomma).

La situazione sanitaria in Serbia poi non è per nulla rassicurante: nel momento in cui scriviamo i nuovi contagiati giornalieri oscillano tra i 3.000 e 4.000, che facendo le proporzioni è come se i nuovi contagiati in Italia fossero tra i 30.000 e i 40.000 al giorno. Le strutture sono pesantemente sotto pressione. Il principale palasport del paese, la Arena Beograd, oltre 20.000 posti di capienza (il doppio del Forum milanese, per intenderci), è stato trasformato in punto Covid, questo tanto per farvi capire il clima che c’è.

Insomma, non è una passeggiata. Non si arriva cioè in un posto sereno, dove stanno tutti bene, sono tutti vaccinati ed è tutto meraviglioso: toglietevelo dalla testa. Si arriva in una nazione molto ospitale, con un personale medico ed infermieristico molto preparato, ma dove un Presidente Della Repubblica molto convinto di sé sta giocando – sulla pelle dei propri connazionali – al Grande Statista Che Salva L’Umanità, indebitando anche pesantemente l’economia serba per farlo. Fate i vostri conti. Ed interrogate la vostra coscienza.