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Citbot, l’intelligenza artificiale per chi ha bisogno di aiuto per aborto ed eutanasia

Marco Cappato, insieme all'Associazione Luca Coscioni, ha lanciato un progetto che sfrutta la nuova tecnologia per scopi sociali: attraverso il machine learning, Citbot risponderà a domande sui temi dell'associazione

I tempi in cui le chatbot erano qualcosa di avveniristico sono lontani, più o meno quanto i tempi in cui l’espressione “intelligenza artificiale” ci faceva preoccupare facendoci venire in mente robot che si rivoltavano e sterminavano gli esseri umani. Ora le associamo più che altro a metodi veloci per cambiare il piano telefonico di casa, chiedere alla pagina ufficiale di SKY come mai il tuo decoder non funziona e roba del genere.

Il politico radicale Marco Cappato – noto per le sue battaglie sui diritti civili, la più recente delle quali è quella per l’eutanasia di Dj Fabo – e l’Associazione Luca Coscioni di cui è tesoriere hanno ora lanciato un progetto per cercare per una volta di sfruttare questo tipo di tecnologia per scopi sociali.

L’idea è che su certi temi che riguardano i diritti civili – come il biotestamento o il diritto all’aborto, ad esempio – ci sia un’ignoranza diffusa legata anche alla mancanza di campagne di informazione da parte delle istituzioni – anche quando queste campagne sarebbero previste dalla legge. In breve: la gente non sa a chi chiedere ed è lasciata da sola. Per prendere di petto il problema e cercare di affrontarlo l’Associazione Luca Coscioni ha sviluppato – in collaborazione con l’azienda di cloud computing Revevol – Citbot, che è una chatbot “a tutela delle libertà e dei diritti del cittadino.”

“Ci siamo accorti che, come associazione, la grande maggioranza delle richieste di aiuto di cui siamo subissati riguardano domande standard,” ha detto Marco Cappato durante la conferenza stampa di presentazione del progetto. “A cui si potrebbe dare una risposta standard in modo automatico, e che invece tolgono tempo per seguire chi ha veramente bisogno di un aiuto particolare.”

Per ora la chatbot funziona per argomenti di cui si occupa l’associazione: aborto, biotestamento ed eutanasia. Ha un archivio di domande e risposte a cui hanno lavorato i membri dell’Associazione e tramite il machine learning è in grado di assistere le domande degli utenti con un tasso dell’85-90 percento di risposte corrette. È ancora un work in progress – altri temi verranno aggiunti man mano – e non è l’esempio più nuovo o più sofisticato di questa tecnologia, ma è il primo caso in cui si cerca di metterla al servizio del cittadino fuori da logiche di mercato – o peggio, di controllo.

“La corsa all’intelligenza artificiale e gli investimenti nel settore sono dominati da due modelli, entrambi che hanno il proprio riferimento fuori dall’Unione Europea,” spiega Cappato presentando il progetto. “Da una parte c’è l’AI usata per scopi di consumo e di profitto, per venderti qualcosa; dall’altra l’AI usata per scopi di controllo sociale. Per l’Italia e per l’Unione Europea la sfida è compiere con u modello alternativo, che passa dall’AI civica, usata per rafforzare i rapporti tra il cittadino, lo stato e i privati.”

Il problema di fondo che rende necessari questi strumenti, spiega Cappato, è quello della diffusione dell’analfabetismo funzionale. In teoria le informazioni ci sono, ma molte persone non hanno purtroppo le capacità di andare a trovarle. E non si può ignorare questa realtà dei fatti.

“Bisogna fare formazione, certo. Noi ci battiamo perché questo lavoro sia fatto ma al tempo stesso ci organizziamo per fornire queste informazioni in forma semplificata. Vogliamo che una persona che non sa nulla di testamento biologico, ad esempio, ma che ha un’esigenza e delle domande standard, domande di cui siamo subissati, possa trovare subito una risposta.”

Ovviamente il progetto è ambizioso, tanto ambizioso che (in teoria) non dovrebbe essere qualcosa in cui si imbarca un privato del no profit ma a cui destinare le risorse statali. Cappato ha spiegato che l’intenzione è proprio quella di collaborare con altre associazioni ed enti del no profit per espandere il più possibile il raggio d’azione di Citbot, ma anche di andare a dialogare con la politica per cercare di istituzionalizzarlo. Il punto è che per ora, in mancanza di un’iniziativa politica, bisogna come al solito cominciare arrangiandosi.

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