Cina, cambiamenti climatici, pandemia: di cosa si è discusso al G7 | Rolling Stone Italia
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Cina, cambiamenti climatici, pandemia: di cosa si è discusso al G7

L'atmosfera al G7 è stata tranquilla e cordiale, forse anche troppo: i leader si sono impegnati per dare un'immagine di unità e concordia, una sorta di ritorno alla normalità con Joe Biden dopo gli anni della presidenza Trump

LEON NEAL/POOL/AFP via Getty Images

Questo fine settimana a Carbis Bay, nel Regno Unito, si è tenuto il G7: il summit che in origine riuniva i leader dei sette Paesi più ricchi del mondo, ma che col tempo è diventato qualcosa di diverso – sostanzialmente, un forum di discussione tra gli Stati Uniti e i loro più stretti alleati. A partecipare, infatti, sono stati i leader di Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone, Francia, Canada e Italia, più una delegazione dell’Unione Europea. 

L’atmosfera al G7 è stata tranquilla e cordiale, forse anche troppo: i leader si sono impegnati per dare un’immagine di unità e concordia, una sorta di ritorno alla normalità con Joe Biden dopo gli anni della presidenza Trump. A livello di ciò di cui si è discusso, invece, non ci sono state particolari sorprese: il comunicato finale contiene alcuni punti rilevanti – il compromesso su una nuova tassa comune del 15% sui profitti delle multinazionali, l’attacco concertato alla Cina e alla Russia sul tema dei diritti umani – e impegni generici sul cambiamento climatico e la pandemia.

Su quest’ultimo tema, i Paesi del G7 si sono impegnati a donare un miliardo di dosi di vaccini contro il coronavirus ai Paesi più poveri con lo scopo di “chiudere la pandemia” entro fine 2022. Una promessa comunque insufficiente se pensiamo che l’OMS ritiene necessari 11 miliardi di dosi per vaccinare almeno il 70% della popolazione mondiale. Per quanto riguarda invece il cambiamento climatico, i Paesi presenti dal G7 si sono impegnati a ridurre del 50% le loro emissioni entro il 2030 nel tentativo di contenere l’aumento della temperatura terrestre entro 1,5 gradi. Ma a parte questo, non sono arrivati impegni concreti. 

Il punto più importante di cui si è discusso, però, è stata la Cina. I temi di scontro sono stati i soldi: la questione della minoranza musulmana degli uiguri in Xinjiang, il rispetto dell’autonomia di Hong Kong, la questione di Taiwan e le origini del coronavirus, tema su cui ultimamente l’intelligence americana sta facendo pressioni per riportare in auge la teoria dell’origine artificiale e della fuoriuscita del virus da un lavoratorio – nonostante non vi siano prove in tal senso e la tesi dell’origine naturale sia giudicata molto più probabile. 

Lo scopo ultimo del summit, insomma, era ricostruire l’unità occidentale per opporsi alla crescente influenza cinese. Dalla Cina il commento è stato laconico: “i giorni in cui gli affari del mondo erano decisi da un piccolo gruppo di Paesi sono finiti da tempo”.