Chi sono Les Zouaves, l’estrema destra francese che vuole distruggere gli “antifa” | Rolling Stone Italia
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Chi sono Les Zouaves, l’estrema destra francese che vuole distruggere gli “antifa”

Anche la Francia ha un grosso problema di estrema destra. L'ultimo gruppo a farsi notare ha un nome che rimanda al colonialismo, simbologie naziste e rivendica apertamente la violenza e la lotta armata

Foto via Instagram @casual.paris

Rivendicano la lotta armata e la violenza come ragion d’essere. Il loro presunto capo Marc de Cacqueray-Valmenier  è dichiaratamente fascista e ha combattuto a fianco dei soldati armeni nella guerra del Nagorno-Karabakh nell’ottobre 2020. Una foto lo ritrae in posa con un fucile d’assalto, con il volto coperto da un passamontagna, sulla tuta mimetica la bandiera armena e il Totenkopf nazista. Il gruppo di estrema destra Les Zouaves è tornato a far parlare di sé in Francia lo scorso 5 dicembre, in occasione della prima uscita pubblica di Eric Zemmour a Villepinte, dove alcuni membri di un’associazione della società civile che lo contestavano sono stati assaliti e feriti.

Les Zouaves rappresentano l’estrema destra francese fluida, che comunica attraverso messaggi criptati su Telegram, non ha un manifesto né aspirazioni politiche fatta salva la difesa dell’ “identità francese”. I bersagli più odiati da questo piccolo gruppo di militanti – definibili come neonazisti per i simboli esibiti e rivendicati – sono sicuramente gli “antifa”, tutto il mondo dell’attivismo antifascista militante. Le ultime vittime dei loro attacchi sono i membri di SOS Racisme, attaccati da decine di militanti di estrema destra al meeting di Zemmour. Cinque persone sono state ferite da calci, pugni e dal lancio di sedie. Al termine dell’attacco un membro del servizio d’ordine dell’evento di Zemmour ha ringraziato il gruppo, che è tornato verso la sala principale del meeting cantando in coro “Tutti odiano gli antifascisti”. 

Qualche giorno dopo le foto scattate all’evento hanno permesso di individuare,  tra i responsabili dell’attacco, Marc de Cacqueray-Valmenier, già responsabile di altri assalti a gruppi e luoghi di ritrovo di antifascisti, come il bar Le Saint Saveur. In Francia il gruppo agisce in modo violento non solo contro gli attivisti: nel 2018 de Cacqueray-Valmenier e altri militanti avevano assalito un gruppo di tifosi algerini, posando poi in una foto con la bandiera biancoverde della nazionale algerina. Non è un caso che il nome del gruppo – in italiano “Gli zuavi” – rimandi a un gruppo di mercenari che hanno permesso la colonizzazione dell’Algeria sin dal 1830. 

Un articolo pubblicato dal sito d’inchiesta Bellingcat dimostra che gli Zouaves hanno legami anche con l’estrema destra neonazista ucraina.  In particolare, l’inchiesta di Sébastien Bourdon ha ricostruito la partecipazione di Marc de Cacqueray-Valmenier,  nel dicembre 2019, non solo a un torneo di kick boxing in Ucraina, ma anche a diversi meeting con esponenti dell’estrema destra di Kiev e al festival di musica neonazista “Asgardsrei”. 

Il 12 dicembre scorso, il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha annunciato l’inizio della procedura di scioglimento del gruppo Les Zouaves, “un gruppo di persone che provengono o dal GUD (ex sindacato studentesco di estrema destra, ndr) o dall’Action française, cioè, noti movimenti di estrema destra”. In Francia scioglimento di organizzazioni che attentano all’ordine pubblico e ai valori della Repubblica è una procedura che può essere iniziata dal ministero dell’Interno, e successivamente  autorizzata dal consiglio dei Ministri. 

La stessa procedura era stata attivata contro il gruppo Génération identitaire, sciolto nel febbraio 2021 per violazione del Code de la sécurité intérieure (CSI), in particolare per “provocazione alla discriminazione, all’odio e alla violenza verso una persona o un gruppo di persone in base all’origine”.  Ora è il turno del gruppo di Marc de Cacqueray-Valmenier: alla fine della procedura – che si svolge in contradditorio con l’associazione interessata dal provvedimento che è chiamata a difendersi – “scioglieremo il gruppo nel Consiglio dei ministri e spero che poi il Consiglio di stato ci darà ragione”, ha affermato Darmanin. 

I parallelismi con l’assalto alla Cgil a Roma non sono solo ma possibili ma necessari. Dopo i fatti di Roma dell’ottobre 2021, che hanno visto protagonisti ancora una volta Roberto Fiore e Giuliano Castellino, si è parlato di scioglimento di tutte le organizzazioni che si ispirano al fascismo, attraverso la leva normativa della XII disposizione transitoria della Costituzione. Il Pd si era fatto portavoce di questa istanza con una mozione per chiedere al governo di sciogliere le organizzazioni neofasciste. Ma il dibattito si era arenato intorno al dissing “la sinistra vuole abolire la Meloni”. 

Resta un vuoto normativo, ad esempio l’impossibilità  per il ministero dell’Interno di essere pienamente operativo nel caso in cui organizzazioni o partiti politici come Forza Nuova attentino all’ordine pubblico e alla sicurezza del Paese. Non si tratta di abbattere la nostalgia fascista, ma di neutralizzare un sistema sotterraneo di organizzazioni, articolate e diffuse in tutta Europa. Come ha affermato il neo cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante il suo discorso di insediamento al Parlamento tedesco il 15 dicembre: “La maggiore minaccia per la nostra democrazia è l’estremismo di destra. Il compito principale dei funzionari di polizia nei prossimi anni sarà quello di combattere l’estremismo e la criminalità organizzata”.

Secondo i dati di un rapporto parlamentare dell’Assemblea nazionale – il Parlamento francese – l’ultra destra raccoglierebbe le adesioni di circa tremila militanti in Francia. Il settimanale L’Express descrive la costellazione dell’estrema destra francese, una galassia interconnessa che non è ostacolata dai provvedimenti di scioglimento. Il gruppo Bastion social, fondato nel 2017 da vecchi membri del Groupe union défense, un sindacato, si ispira dichiaratamente al fascismo mussoliniano e a Casapound, con lo slogan “I nostri davanti agli altri”. Dissolto nel 2019, questo gruppo ha dato origine ad altri piccoli gruppi neofascisti. Tra questi ci sono Les Zouaves.

Le attiviste di Némésis, ad esempio, si definiscono come “l’iniziativa di un gruppo di amiche, stanche di ascoltare gli inganni dei cosiddetti movimenti femministi che dovrebbero rappresentarle, questi ultimi che preferiscono spingere un’ideologia di sinistra a spese delle donne. Il collettivo Némésis ha quindi deciso di impadronirsi della lotta per lo sviluppo delle donna occidentale”.

Il gruppo si è infiltrato in una manifestazione femminista a Parigi il 20 novembre scorso per esporre cartelli razzisti e xenofobi, insieme ai militanti del sindacato studentesco Cocarde étudiante. Tra i simpatizzanti del gruppo “femminista” c’è anche Action française, l’associazione di royalistes – nostalgici della monarchia –  capitanata da Guillaume de Salvandy, conosciuto per il suo antisemitismo. 

Si tratta di piccoli gruppi, nel caso di Némesis poco più di 30 persone contro una mobilitazione di migliaia di donne e femministe. Dalla xenofobia nei confronti dei migranti – “il 99% degli afghani è favorevole alla sharia” –  alle invettive contro “il progressismo hollywoodiano di Netflix”, le militanti di Némesis utilizzano la retorica politica rivendicata dall’arco dell’estrema destra francese, dal Rassemblement national a Reconquete. Le portavoce del movimento sono Alice Cordier e Mathilda. Sul suo profilo Instagram, mathilda_nemesis compare in posa con la copertina dell’ultimo libro di Zemmour La France n’a pas dit son dernier mot: “la mia prossima lettura quando vado a lavoro sulla linea 13”.