Chi era Rush Limbaugh, l'uomo che ha diviso in due l'America | Rolling Stone Italia
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Chi era Rush Limbaugh, l’uomo che ha diviso in due l’America

Il conduttore radiofonico morto ieri a 70 anni si è costruito una carriera attaccando liberal, omosessuali e minoranze, ha coniato il termine "femminazi" e ha preparato il terreno a Donald Trump

Chi era Rush Limbaugh, l’uomo che ha diviso in due l’America

Drew Angerer/Getty Images

Si deve partire in macchina per un lungo viaggio sulle strade americane. Come sottofondo, una delle tante radio locali. A un certo punto, una musica inconfondibile: una versione strumentale di My City was Gone dei The Pretenders. È il Rush Limbaugh Show. Il protagonista che dà il nome al programma, è un personaggio riconoscibile per le sue maglie extralarge, la sua corporatura massiccia e il capello all’indietro. È Rush Limbaugh, scomparso ieri per un cancro ai polmoni all’età di 70 anni. 

E parte un lungo monologo inframezzato di parodie e battutacce che commenta le notizie del giorno. Che prende di mira le femministe, le minoranze etniche, gli omosessuali “che meritano di morire di AIDS” e ovviamente loro, i responsabili principali del declino americano, quei democratici liberal da country club che occupano media e università. Tre ore di mitragliate senza contraddittorio, grazie alla rimozione della “fairness doctrine” che riguardava i media, decisa nel 1987 dall’amministrazione Reagan: basta con l’obbligo di mostrare entrambe le posizioni. Il commentatore del Wall Street Journal Daniel Henninger commentò così: “grazie alla caduta di questo muro di Berlino, Limbaugh fece crollare la Germania Est dei media”.

Ed è proprio così. In questi anni il Partito repubblicano dei moderati conservatori tecnocrati comincia a venir soppiantato da un altro, più rabbioso e spaventato. La retorica ottimista del libero mercato non basta più con una società che cambia sempre più velocemente. E allora ecco gli attacchi agli omosessuali, derisi per essere morti di AIDS, a volte per nome e cognome. Ma anche le femministe, accusate di essere “femminazi” – sì, il termine lo ha inventato proprio lui – e di pensare solo alle donne di sinistra. Invece gli afroamericani sono addestrati dal “welfare state” ad odiare l’America mentre i latinos faranno crollare la democrazia e il rispetto della legge. Ma anche vere e proprie teorie del complotto: il climate change? Non esiste, anzi, fa sempre più freddo. C’è il terrorismo di destra? Falso, sono militanti di sinistra che vogliono diffamare i conservatori. E poi due personaggi come Donald Trump e Barack Obama che ai suoi occhi hanno sempre rappresentato il Bene e il Male.

Il combattente dell’America profonda contro il cosmopolita di”razza mista” venuto dal Kenya per distruggere l’American Way of Life. Ma non pensiamo che di avere di fronte un militante dalle idee immodificabili per il suo fanatismo. Gli accordi commerciali sono ottimi, se li negozia il presidente Bush, anzi, “faranno sì che finalmente i messicani possano svolgere i lavori indegni degli americani”. Ma se Trump li critica, allora sono il “massacro americano” pianificato dai “globalisti” democratici. Lo stesso Trump che era stato vittima di “un colpo di stato” come il Russiagate, organizzato dal diabolico Barack Obama per minarne la credibilità. Per finire con il Covid-19, ovviamente sminuito come “semplice raffreddore”.

In tutti questi anni dobbiamo immaginarci milioni di ascoltatori che pendono dalle labbra di quest’uomo nativo del Missouri che comincia la sua carriera radiofonica a Sacramento, in California, per poi trasferirsi a in Florida. Che affermava di rappresentare l’America di mezzo pur essendo arrivato a guadagnare 50 milioni di dollari all’anno vendendo il suo programma a decine di stazioni locali ma anche alla radio delle forze armate, finendo nel mirino di un’inchiesta del Senato. Che viveva in una gigantesca villa a Palm Beach.

 Anche il Partito repubblicano comincia a legittimare questo incendiario dell’etere: Ronald Reagan gli scrive una lettera nel 1992, ringraziandolo per il “suo servizio alla causa del conservatorismo”. George Bush in quello stesso anno diventa suo ospite, mentre suo figlio George W. viene ricevuto sei volte in studio. Fino alla consacrazione di Donald Trump, quasi una sua derivazione politico-televisiva che oggi, commemorandolo, lo ha definito una “leggenda” che è stato “con me fin dall’inizio”. E questo stile fazioso e demagogico ha fatto numerosi proseliti: i due volti di Fox News Tucker Carlson e Sean Hannity sono i suoi eredi giornalistici, ma anche giovanissimi come Ben Shapiro e Charlie Kirk lo hanno ammirato per aver diffuso in tutto il paese gli ideali conservatori.

Ma quale conservatorismo è stato quello? Quello che ha definito autentiche icone repubblicane come John McCain e Mitt Romney come “traditori” per non essersi piegati a questo bizzarro culto della personalità di Donald Trump? Non è una bella eredità quella che lascia Limbaugh. Senza la sua faziosità senza vergogna che ha fatto “sentire informati” senza esserlo migliaia di cittadini, non ci sarebbe stata una così forte polarizzazione tra le due Americhe. Ma bisogna pur dire che tanta aggressività mediatica è stata accolta con sufficienza dall’America liberal e progressista agli inizi, venendo per di più ascoltata da quei “deplorevoli” disprezzati da Hillary Clinton. Non si è controbattuto per tempo alle sue falsità. Lasciando una parte d’America sola con i deliri di Rush Limbaugh prima e con quelli di Carlson e Hannity poi. E a differenza di Limbaugh, questi ultimi non sono nemmeno ironici, ma soltanto inquietanti.