Chi è Vanessa Nakate, l’attivista ugandese “nuova Greta Thunberg” | Rolling Stone Italia
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Chi è Vanessa Nakate, l’attivista ugandese “nuova Greta Thunberg”

Il nuovo volto del movimento ambientalista globale è una 24enne nata in Uganda, che vuole ampliare il dibattito sul clima anche ai Paesi più poveri ponendo una semplice domanda: "chi pagherà per tutto questo?"

Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images

Le lacrime di Vanessa Nakate durante il discorso allo Youth4Climate di Milano hanno portato via la scena, per la prima volta, a Greta Thunberg. Ma in molti si sono chiesti chi fosse questa attivista, che alcuni considerano la diretta erede della 18enne svedese.

Intanto non è sua coetanea, ma ha qualche anno in più. È nata 15 novembre 1996 a Kampala, capitale dell’Uganda. Laureata in economia aziendale alla Makerere University Business School, ha iniziato il suo impegno per il clima nel gennaio del 2019 perché ne ha viste le conseguenze dirette sul suo territorio.

In quei giorni, emulando Greta, inizia a manifestare di fronte al Parlamento ugandese con un cartello che recitava: “Amore verde, pace verde”. È stata la prima a impegnarsi nei Fridays for Future nel suo paese. Poco dopo, sempre sulla scia della 18enne svedese, ha fondato lo Youth for Future Africa, che in seguito si è trasformato in Rise up Movement, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani sulla questione del cambiamento climatico.

Ma è stato solo nel 2020 che ha incontrato Greta Thunberg, dopo averle segnalato con un tweet le proteste in corso in Uganda e dopo che Thunberg l’aveva ripostata con un appello in favore dell’Africa. Da allora, la 24enne ha cominciato a parteccipare a numerosi eventi per rendere nota la situazione dell’Uganda – e quella di molti altri Paesi africani, che fino a quel momento non erano rappresentati nel movimento ambientalista globale. È passata dal Forum Economico Mondiale di Davos alla Desmond Tutu International Peace Lecture, fino ad arrivare nella lista delle 100 donne più influenti dell’anno stilata dalla BBC.

 “Siamo responsabili solo del 3% delle emissioni globali di Co2, ma ne subiamo molto di più le conseguenze”, ha detto dal palco dello Youth4Climate di Milano, scandendo un mantra che circola ormai fra tutti coloro che si occupano di questi temi: chi pagherà tutto questo? 

In seguito ha condiviso la sua esperienza diretta della gravità della situazione. “Non si può più rimandare”, ha detto, “ho visto i corpi”, riferendosi alle vittime delle alluvioni causate dai cambiamenti climatici in Uganda, e descrivendo le perdite e i danni provocati dalla crisi in Africa. Negli ultimi mesi, infatti, il continente è stato colpito da una serie di disastri naturali riconducibli al climate change: incendi boschivi in Algeria, alluvioni catastrofiche in Uganda e in Nigeria, siccità grave in Madagascar. Eppure tutto ciò non fa notizia quando avviene in Paesi poveri, fuori dall’Occidente.  

“Non è ironico?”, ha aggiunto Nakate, “L’Africa ha la quota più bassa di emissioni, eppure paga pesantemente per la crisi climatica. Chi pagherà per le persone che muoiono, che scappano, per le specie che scompaiono? Per quanto tempo ancora andrà così?”. A lungo, viene da dire. Ma almeno adesso la lotta ambientalista ha anche un volto non bianco e occidentale, con Greta Thunberg sempre al suo fianco, e l’Africa e i Paesi poveri hanno una chance di passare in prima fila.