Chi è Marina Ovsyannikova, la giornalista che ha sfidato Putin | Rolling Stone Italia
Home Politica

Chi è Marina Ovsyannikova, la giornalista che ha sfidato Putin

Redattrice dell'emittente statale 'Channel 1', è stata arrestata per aver violato il divieto di "disinformazione" sull'invasione russa dell'Ucraina, che il Cremlino continua a definire come "un'operazione militare speciale"

Nelle ultime ore, le cronache hanno dato ampio risalto al coraggio di Marina Ovsyannikova, una giornalista russa che lavora come redattrice per l’emittente Channel 1, parte della televisione pubblica. Ovsyannikova si è infatti resa protagonista di una delle proteste più plateali viste in questi venti giorni di guerra in Ucraina: durante l’edizione serale del telegiornale del 14 marzo, ha fatto irruzione nello studio con un cartello che lanciava un messaggio ben preciso: «No War. Fermate la guerra! Non credete alla propaganda! Vi stanno mentendo qui! Russi contro la guerra”. Prima che le trasmissioni venissero interrotte, Ovsyannikova ha poi rincarato la dose, urlando a gran voce «No alla guerra! Fermate la guerra!».

Un gesto non da poco, considerando il clima orwelliano che ha preso corpo in Russia nelle ultime settimane: il 4 marzo, la Duma – la camera bassa del parlamento russo – ha approvato infatti una legge-bavaglio che si è tradotta in un ulteriore giro di vite nei confronti della libertà d’espressione, criminalizzando la diffusione di presunte “notizie false” sulle operazioni militari e vietando l’utilizzo di determinate espressioni, come “guerra” e “invasione”. Un provvedimento che, come da previsioni, ha cambiato radicalmente le modalità di erogazione dell’informazione – ad esempio, il Nobel per la Pace Dmitry Muratov, direttore di Novaya Gazeta, si è trovato costretto a eliminare tutti i contenuti relativi al racconto del conflitto pubblicati nei giorni precedenti.

In un messaggio pre-registrato e pubblicato sui suoi canali social, Ovsyannikova ha poi detto che «Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. E la Russia è l’aggressore. E la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace. Sfortunatamente, ho trascorso molti degli ultimi anni lavorando per Channel One, facendo propaganda al Cremlino, e me ne vergogno profondamente. Mi vergogno di aver permesso che le bugie provenissero dallo schermo della TV. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo rimasti in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non abbiamo protestato quando il Cremlino ha avvelenato Navalny. Abbiamo semplicemente osservato in silenzio questo regime disumano all’opera. E ora il mondo intero ci ha voltato le spalle. E le prossime 10 generazioni non laveranno via la macchia di questa guerra fratricida. Noi russi siamo persone ragionevoli e intelligenti. Fermare tutta questa follia dipende da noi. Protestate. Non abbiate paura di niente. Non possono rinchiuderci tutti».

Le conseguenze della suo atto di disobbedienza, purtroppo, non si sono fatte attendere: dopo la messa in onda del messaggio è stata arrestata per aver violato il divieto di “disinformazione” sulla guerra d’aggressione russa in ucraina, e rischia fino a 15 anni di carcere.

Marina Ovsyannikova ha 44 anni e un curriculum navigato: ha studiato alla Kuban State University e all’Accademia presidenziale di economia nazionale e pubblica amministrazione; successivamente, si è laureata presso la Presidential Academy nel 2005. Ha lavorato per diversi anni per la televisione di stato russa dopo l’esperienza con Kuban Tv. Sulla sua vita privata si hanno pochi dettagli: ha due figli e ha praticato in maniera agonistica il nuoto.

Ovsyannikova è stata incensata anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Sono grato a quei russi che non smettono di cercare di divulgare la verità, che stanno combattendo contro la disinformazione e raccontano fatti reali ai loro amici e familiari, e personalmente a quella donna che è andata nello studio di Channel One con un manifesto contro la guerra», ha dichiarato.