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Chi è la sedicenne svedese che ci fa scioperare tutti i venerdì per l’ambiente

Ritratto di Greta Thunberg, la ragazza che ha ispirato il movimento Friday For Future e che si è scagliata contro Juncker e l’Unione europea

Greta Thunberg durante il suo discorso a Bruxelles del 21 febbraio. Foto di Maja Hitij/Getty Images

L’appuntamento è ogni venerdì. Gli studenti saltano scuola e si avviano verso municipi, piazze, parlamenti. Camminano verso i luoghi che rappresentano governi e politica. Scioperano in modo pacifico in nome del cambiamento climatico e del riscaldamento globale. Una protesta nata dal basso con degli obietti e delle proposte concrete: riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 e azzeramento entro il 2050, valorizzazione della conoscenza scientifica e maggiore risolutezza politica sul tema. Non solo slogan, ma proposte reali e possibili. E condivisibili da tutti.

Fridays For Future (o FFF) e School Strike 4 Climate sono movimenti apolitici freschi ed energici che si autogenerano da passaparola online e hashtags. Il loro volto è quello pulito e innocente di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha iniziato questo sciopero della scuola per il clima. Da agosto, ogni venerdì, Greta si reca davanti al Riksdag, il Parlamento nazionale di Svezia, con il suo cartello Skolstrejk för klimatet, ovvero Sciopero della scuola per il clima. In pochi mesi queste manifestazioni diventano virali e, nel mondo, gli studenti, spesso supportati anche dai professori più illuminati, iniziato ad imitare le sue gesta, fino alla formazione di gruppi come il FFF.

Foto di Maja Hitij/Getty Images

Greta ha una storia forte che racconta senza vergogna. A undici anni entra in depressione, smettendo di mangiare e rifugiandosi in un mutismo selettivo. I medici le diagnosticano la sindrome di Asperger, un disturbo imparentato con l’autismo che la costringe, tra l’altro, a vedere le cose in un netto dualismo binario, tutto bianco o tutto nero. La causa scatenante? Aver realizzato che la situazione climatica è un’emergenza non procrastinabile. Di fronte ad una crisi di così ampia portata, non c’è più tempo da perdere se vogliamo garantirci un futuro su un pianeta vivibile.

È un interrogativo a toglierle la fame: se il riscaldamento globale è qualcosa di riconosciuto a livello scientifico e se, allo stesso, la scienza ci ha dato tutte le indicazioni necessarie per fermarlo, perché non stiamo facendo nulla? Siamo forse malvagi? Un interrogativo che, al suo interno, contiene inconsciamente teorie altissime. Come quella di Mark Fisher sul realismo capitalista che contempla la malattia mentale, il sistema scolastico e la catastrofe scolastica come problemi derivanti dal capitalismo.

O come la teorizzazione degli iperoggetti del filosofo Timothy Morton, il quale ci parla di riscaldamento globale come di un iperoggetto, ovvero qualcosa che non possiamo vedere nella sua interezza, ma in cui siamo invischiati (proprio fisicamente, come lo specchio che si scioglie sulla mano di Neo in Matrix) e che, nonostante l’ostinazione a pensare che non sia un problema nostro, semplicemente lo è. Un po’ come quando scarichiamo il water e pensiamo che la nostra merda si sia smaterializzata. In realtà, la nostra merda sta semplicemente facendo un percorso che l’allontana da noi, diventando un rifiuto in un altrove che è sempre parte del nostro stesso mondo.

Are we evil? è la frase che Greta pronuncia nel TED Talk tenuto a Stoccolma nel suo impeccabile inglese. Siamo forse malvagi a permetterci di autodistruggere il nostro futuro? Per questa ragione, così palese, Greta è passata all’azione. Perché, come ripete nei suoi discorsi, possiamo affidarci alla speranza, but one thing we need more than hope is action. E sentirlo dire da una ragazzina di 16 anni fa un certo effetto. È disarmante. Perché Greta non ci chiede altro che un futuro sostenibile per lei, i suoi figli, i suoi nipoti. Un mondo in grado di superare quell’ostacolo che ora ha una data precisa: il 2050. E se la società non si sta adoperando per garantirle un futuro, che senso ha, per lei, andare a scuola in quei venerdì? Che senso ha far parte di quel sistema scolastico che ha istruito gli scienziati che ci stanno continuando ad avvisare di questa crisi e che continuiamo ad ignorare? Are we evil? O forse solo stupidi?

In questi mesi, Greta si è ritrovata a tenere discorsi in contesti formali come la Conferenza mondiale sul clima a Katowice in Polonia, il Forum economico mondiale di Davos in Svizzera e, questo giovedì, il suo intervento al Parlamento Europeo davanti a Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Durante questo suo viaggio, parteciperà naturalmente allo sciopero scolastico a Bruxelles e Parigi.

Il movimento è giunto anche in Italia. Tra gruppi Facebook e un passaparola social sempre più consistente, la community italiana sta crescendo, facendo riferimento al sito fridaysforfuture.it, nonché segnalando i progressi su una mappa che elenca le città in cui questi scioperi stanno avvenendo.

Un movimento di migliaia di giovani studenti, mossi da linee guida semplici ed efficaci, in continua crescita in tutto il mondo. Finalmente. Perché noi dobbiamo aver fiducia in una generazione che torna a scioperare per strada e – per noi – intendo noi cinici adulti rassegnati a quel no future mai così di moda come dopo la crisi del 2007.

Ragazzi, scioperate, fatelo per voi e per noi. Fatelo per il clima e il mondo e il futuro. Per i vostri figli e nipoti. Ritrovatevi sotto i municipi, andate al Parlamento, fatevi vedere, sentire, ascoltare. Continuate, senza tregua. Ditelo ai vostri amici. Fottete il sistema. Baciatevi, abbracciatevi, sorridete. Protestate. Agite dove stiamo fallendo noi e dove abbiamo fallito noi. Siate una generazione migliore, ve ne prego.

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