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Chi è Alexei Navalny, l’oppositore di Putin avvelenato

In Europa è conosciuto per le grandi manifestazioni anti-Putin cominciate nel 2011, ma in Russia il suo partito ha raccolto ben poco consenso. Più fortunate, invece, le sue inchieste sulla corruzione diffuse su YouTube

Vladimir Gerdo\TASS via Getty Images

Aggiornamento: come riporta l’ospedale Charitè di Berlino in un comunicato stampa, da oggi 7 settembre Alexei Navalny non è più in coma farmacologico e che le sue condizioni stanno migliorando: respira autonomamente e risponde agli stimoli. Ma secondo l’ospedale è ancora troppo presto per valutare i potenziali effetti a lungo termine del suo grave avvelenamento.

Ha ragione chi sostiene che la storia di Alexei Navalny, il politico russo in coma da diciotto giorni dopo una tazza di tè avvelenato nell’aeroporto siberiano di Tomsk, a tremila chilometri da Mosca, somigli parecchio alla trama di un blockbuster. Non fosse che Alexei Navalny, 44 anni, gli ultimi dieci passati dentro e fuori dal carcere per le campagne contro il presidente Vladimir Putin e contro la cerchia dei suoi uomini fidati, a causa di quel tè è ancora in pericolo di vita: tutto troppo reale per essere un film. Gli specialisti dell’esercito tedesco che lo hanno preso in cura il 22 agosto, quando è atterrato a Berlino su un aereo ambulanza finanziato da una sconosciuta organizzazione non governativa, ritengono di avere trovato nel sangue, nelle urine e sulla pelle di Navalny tracce di un agente nervino della categoria “Novichok”, lo stesso che un paio di anni fa medici britannici isolarono sul corpo di un ex agente del KGB fuggito a Londra, Sergei Skripal, e della figlia, Yulia, oggi nascosti in una località segreta.

Per la cancelliera tedesca Angela Merkel le prove dell’avvelenamento sono “inconfutabili”. Il suo ministro degli Esteri, Heiko Maas, del Partito socialdemocratico, ha dato alla Russia un paio di giorni per fornire spiegazioni, minacciando la fine di grandi piani, a partire da Nord Stream 2, il gasdotto quasi ultimato che vale 15 miliardi di euro e dovrebbe collegare il ricco mercato della Germania agli enormi giacimenti della Siberia passando attraverso il Mar Baltico – un progetto al centro delle pressioni e delle critiche dei governi dell’Europa dell’est, sospettosi di fronte a un’alleanza seppure economica fra Mosca e Berlino, e degli Stati Uniti, in cerca di nuovi sbocchi per il loro settore energetico nel pieno di un boom industriale. Alle accuse di Merkel le capitali dell’Unione si sono accodate immediatamente, con l’ipotesi di nuove sanzioni contro il Cremlino che potrebbero essere approvate già nelle prossime ore. Decisamente più cauta è apparsa sino a questo momento l’amministrazione americana.

Ma chi è davvero Alexei Navalny, l’uomo al centro di questa inafferrabile vicenda, le cui sorti sono strette a quelle di uno scontro tra la Russia e l’occidente? In Europa Navalny è conosciuto per le grandi manifestazioni anti-Putin cominciate nel 2011, alla vigilia delle elezioni presidenziali. In patria, tuttavia, la sua proposta politica, la cui ultima incarnazione è il partito “Russia del futuro”, ha raccolto consensi minimi, il che è dipeso certamente dalla censura sui media statali, ma anche dai tratti di sciovinismo e di nazionalismo sfrenato che hanno condotto Navalny ad assumere posizioni estreme su temi come quello dell’immigrazione (al punto di chiamare i georgiani “roditori”) e alla burrascosa rottura con l’alleanza liberale. Più fortuna hanno avuto le inchieste sulla corruzione diffuse attraverso un canale YouTube, che hanno colpito con la medesima forza ai piani alti di Mosca – vedi quella sull’ex premier ed ex presidente Dmitri Medvedev – e fra i piccoli potenti locali legati agli ambienti della criminalità e dei servizi di sicurezza.

Proprio gli intrecci fra politica e affari illeciti nella lontana Tomsk sono al centro dell’ultimo lavoro di Navalny, pubblicato nei giorni scorsi dal suo staff. “Se vivi in questa città”, dice il testo, “ogni volta che schiacci un interruttore, apri un rubinetto, prendi un ascensore o butti la spazzatura, i tuoi soldi finiscono nelle tasche dei deputati di Russia Unita”. Il passato di Navalny non potrà giustificare mai gli arresti e le condanne per le sue azioni politiche, né tanto meno gli attacchi fisici subiti nel corso degli ultimi anni, come quello che ha rischiato di costargli la vista nel 2017 appena fuori dal suo ufficio a Mosca, ma forse servirà a fare chiarezza su questo strano intrigo, su un veleno letale come il Novichok che in maniera sorprendente non lo ha condotto alla morte in poche ore, e non ha neppure contaminato quelli che gli sono stati accanto prima in Russia e poi in Germania, e sugli interessi, tanti e mutevoli, che si stanno muovendo attorno al suo corpo ancora in coma.