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Che fine faranno le cabine telefoniche?

Dati recenti dicono che, nonostante gli smartphone, in Italia sono stati effettuati quasi 20 milioni di chiamate ‘analogiche’. Ma, da Londra a Roma, sono partiti i piani per la riconversione. E c’è pure chi le usa come distributori di panini con la ‘mortazza’

Foto: Morgane Le Breton/Unsplash

Nel Regno Unito quelle rosse, con la classica scritta “Telephone”, sono elementi caratteristici dell’immaginario collettivo. Pertanto, nelle ultime settimane, la Ofcom, l’autorità regolatrice per le telecomunicazioni inglese, ha annunciato che cinquemila cabine telefoniche saranno protette da apposite regole. Sono considerate ancora essenziali nonostante chiunque abbia in mano uno smartphone.

I motivi della conservazione delle cabine sono spiegati dai cinque criteri utili a mantenere in vita una delle classiche strutture rettangolari: è necessario che si trovi in un’area ancora non coperta da tutte le reti dei quattro operatori nazionali (ad esempio certe zone rurali remote); che sia ubicata in un “punto caldo” per incidenti e suicidi; che siano state effettuate almeno 52 chiamate nell’arco di dodici mesi e che esistano circostanze eccezionali che determinino la necessità della presenza di una cabina pubblica. Insomma, c’è ancora qualcuno che inserisce una monetina o un gettone e effettua chiamate dal telefono pubblico.

E accade anche in Italia dove, nel 2017, sono state fatte un po’ più di 18 milioni di chiamate. Secondo i dati di TIM, ci sono oltre 40mila cabine telefoniche, di cui circa 18mila attive. Ma poche vengono utilizzate. Nella maggior parte delle città sono abbandonate al degrado ed è raro assistere a qualcuno che le utilizzi per telefonare. Lo ha capito anche il Codice Europeo per le Comunicazioni Elettroniche, che, nel 2019, ha smesso di considerare i telefoni pubblici un “servizio universale”. Da quel momento, TIM è tenuta ad affiggere all’esterno della postazione da rimuovere un cartello contenente l’avviso di rimozione e una serie d’informazioni tra cui la data di rimozione della postazione.

TIM deve anche comunicare a ciascuna amministrazione comunale interessata l’elenco delle postazioni che intende rimuovere. Ma gli utenti, singoli o associati, e gli enti interessati possono opporsi alla rimozione di una o più postazioni telefoniche pubbliche inviando un’apposita istanza alla Direzione Tutela dei Consumatori. L’Agcom, contattata da Rolling Stone, afferma che «l’ultimo lotto di rimozione (pari a 1.929 postazioni) comunicato da TIM risale al 2019. Da allora TIM non ha più annunciato dismissioni».

Nel frattempo, c’è chi si ingegna per dare una nuova vita a questi luoghi, brevettati nel 1988 su idea di Wiliam Gray. In Italia la prima è arrivata nel 1952, installata in piazza San Babila a Milano. Chissà che anche nel capoluogo lombardo si segua l’esempio di un gruppo di cittadini del quartiere Appio Latino di Roma, che hanno riconvertito alcune cabine in piccole biblioteche. Pulite e riqualificate, sono state riempite di scaffali e di libri per la pratica del bookcrossing, l’attività di scambio di libri.

Iniziative simili si ripetono in tutta Italia. Nessuno, però, ha avuto la stessa idea di Gabriele Contento, trentenne di origine romana che ha trasformato una cabina londinese in un punto vendita di focaccia e mortadella. La tradizione culinaria italiana incontra gli storici punti telefonici britannici. Il suo stand si chiama Pinkadella, dove pink è un chiaro riferimento alla “mortazza”, che Gabriele fa arrivare direttamente dall’Italia. La serve a studenti, lavoratori, turisti e semplici passanti all’interno di una focaccia. E non mancano anche cornetti e dolciumi nella ex cabina, ora diventata una piccola focacceria. Ora le uniche chiamate sono quelle per ordinare una gustosa merenda salata.

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