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Che cos’è il socialismo dei millennial

Alexandria Ocasio-Cortez è solo la più in vista di una generazione di politici che vuole affrontare le diseguaglianze del capitalismo. Un'alternativa ai forconi difficile da etichettare, ma democratica e antidogmatica

Un murale con il volto di AOC su un muro di Manhattan, New York

Foto Drew Angerer/Getty Images

È nato il socialismo dei millennial, ha scritto il settimanale britannico Economist, una nuova dottrina progressista che si sta diffondendo in America e che, grazie alla potenza dei social media, comincia a fare proseliti in tutto il mondo occidentale. L’Economist sostiene che questo nuovo fervore solidaristico non sia la risposta giusta per risolvere i problemi che sta affrontando il capitalismo, ma nel raccontare l’attivismo delle nuove star del movimento, come la neodeputata americana Alexandria Ocasio-Cortez, mette nello stesso contenitore anche il socialismo tradizionale alla Jeremy Corbyn, segretario del Labour inglese, e il socialismo democratico alla Bernie Sanders, il candidato alle primarie americane del 2016 e anche alle prossime del 2020. È vero che, in questi anni post crisi economica, Corbyn e soprattutto Sanders sono riusciti a coinvolgere ed entusiasmare giovani e studenti alle prime esperienze politiche, compresa la Ocasio, ma la nuova generazione di politici millennial non sembra interessata a combattere battaglie ideologiche del passato. Il socialismo dei millennial si presenta come qualcosa di diverso, ancora poco definito, ma arduo da leggere con le categorie del secolo scorso. 
 
Nessuno dubita della formidabile capacità di Alexandria Ocasio-Cortez, ormai chiamata come i grandi leader semplicemente con le iniziali AOC, di bucare gli schermi televisivi, di interagire sui social e di argomentare nelle aule della Camera bassa di Washington, dove è entrata per la prima volta a gennaio come un uragano senza pagare (per adesso) dazio all’inesperienza e facendo dimenticare di essere la deputata più giovane della storia degli Stati Uniti. AOC avrà anche 29 anni e ancora molto da imparare, ma ha studiato, vinto concorsi di microbiologia per studenti di tutto il mondo, conquistato borse di studio, frequentato università prestigiose laureandosi con lode in relazioni internazionali; è una ragazza del Bronx che ha mosso i primi passi politici come stagista del senatore Ted Kennedy e come militante di Sanders. AOC per formazione è l’opposto dei tanti coetanei senza arte né parte catapultati per caso alla ribalta della politica occidentale. Si definisce socialista, ma è una socialista democratica figlia della rivoluzione digitale del XXI secolo.
 

L’unanimità scema quando si passa al merito delle sue posizioni politiche, giudicate da molti come radicali, populiste e in alcuni casi insensate, come il no al quartier generale di Amazon a New York malgrado la creazione di 40mila posti di lavoro e la previsione di 27 miliardi di dollari in tasse da incassare in 25 anni, a fronte di 3 miliardi di detrazioni fiscali. 
 
I conservatori hanno trovato nella Ocasio-Cortez un obiettivo polemico ideale contro cui scatenare la loro indignazione, tradendo un’evidente ossessione per la matricola dei Democratici. E, nel discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente Donald Trump si è rivolto innanzitutto a lei quando ha promesso in modo solenne che l’America non diventerà mai un paese socialista.
 
Ma se i mal di pancia della destra sono naturali, nel mondo odierno diviso tra populisti anti élite e globalisti liberal-progressisti si fanno notare di più le critiche antipopuliste, come quelle dell’Economist, all’attivismo di AOC sull’innalzamento delle aliquote marginali per i multimilionari, sulla lotta ai cambiamenti climatici e sul ripristino di regole di buon senso sui finanziamenti aziendali alle campagne politiche. 
 
L’accusa a AOC, al suo metodo e alle sue proposte, è quella di fare il gioco dei populisti, di utilizzare i loro stessi strumenti e di ragionare con i loro medesimi argomenti demagogici. E, questo, soltanto perché la millennial AOC crede che l’America stia andando a rotoli a causa delle diseguaglianze ampie creatisi negli ultimi decenni, dell’assenza di un sistema sanitario nazionale, del disinteresse per le questioni climatiche e dell’influenza dei soldi su una politica priva della tradizionale regolamentazione sui finanziamenti delle corporation, cancellata da una sentenza della Corte Suprema del 2010. 
 
AOC non è sola: queste stesse idee sono alla base della proposta politica di Pete Buttigieg, sindaco trentasettenne di South Bend, in Indiana, e candidato alle presidenziali del 2020. Buttigieg è difficile da etichettare secondo i vecchi schemi politici, visto che è un progressista eletto in uno stato conservatore, sposato con un uomo e arruolato volontario in Afghanistan mettendosi in aspettativa da sindaco.
 
Legittimo nutrire dubbi e opporsi alle proposte di AOC e di Buttigieg, ma definire quelle sensibilità e quei metodi come riproposizioni in bella copia dell’improvvisazione demagogica dei populisti o di antiche ricette socialiste rischia di far perdere di vista la vera novità. 
 
AOC e Buttigieg esprimono la versione social e millennial della preoccupazione sociale che ha avuto un gigante dell’establishment americano come Franklin Delano Roosevelt, detto FDR. Quando negli anni Trenta del secolo scorso, dopo la Grande Depressione, FDR propose il New Deal, un programma di stato sociale minimo finanziato con le tasse, i banchieri e gli industriali dell’epoca presagirono il crollo di ogni prospettiva di crescita e la fine dell’esperimento americano. Quei giudizi non erano soltanto affrettati, non tenevano conto che le politiche sociali del New Deal erano state progettate per aiutare certamente chi aveva bisogno ma, allo stesso tempo, anche per evitare che le diseguaglianze create dal capitalismo potessero scatenare una rivolta socialista interna. Garantire maggiore protezione ai cittadini, secondo FDR, era un intervento antisocialista e in difesa del capitalismo liberale. Allo stesso modo, AOC e i millennial socialist sono antipopulisti contemporanei, un’alternativa alla rivolta dei forconi, un modello globale per i progressisti di nuova generazione.

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