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Che cosa significa il video “Terroni”

Un video diventato virale racconta la storia della Lega in Veneto ma in pochi conoscono cosa c'è dietro

Spesso i contenuti virali che circolano sul web hanno forti limiti. Pur se efficaci nell’immediato, molte volte propinano un’interpretazione semplicistica dei fenomeni sociali, limitandosi a generare indignazione o consenso di bassa lega. Non è questo il caso di Terroni, video girato dal regista Francesco Imperato con l’attore Andrea Pennacchi, in cui un padroncini padovano esprime il suo disappunto nei confronti dei meridionali che oggi votano Lega, affermando che “Un tempo ci facevate proprio schifo” e che adesso invece “i negri” hanno unito l’Italia nell’odio nei confronti dello straniero. Anche se sembra un prodotto virale come tanti altri, stavolta il sottotesto invece è profondo e si presta a molteplici chiavi di lettura. A cominciare da quel fenomeno ancora così poco studiato (con l’eccezione del volume di Paolo Morando 80: l’inizio della barbarie), quello della cosiddetta “alienazione del Veneto”.

Nel corso degli anni ’80, il Veneto, regione fino ad allora pilastro del potere democristiano, con consensi a volte superiori al 60%, comincia a mostrare segni di distacco per la crescente meridionalizzazione del partito, ormai in declino e sempre più in cerca di consenso immediato. E questo proprio mentre il tessuto produttivo di piccole e medie imprese fa trattare il Prodotto Interno Lordo della Regione con punte del 10% di crescita annua. Il punto di rottura avviene nel 1988, con il governo del campano Ciriaco De Mita, dove per la prima volta non è presente nessun esponente Veneto. L’evento è una scintilla di malumori sopiti anche dal continuo arrivo di meridionali in cerca di lavoro in uno dei tanti capannoni industriali della regione: aziende spesso con pochi dipendenti che in breve tempo trasformano il volto di una regione che fino a pochi anni prima molto aveva in comune con il Sud, a cominciare dalla forte emigrazione dei giovani, dell’identità definita dell’uso quotidiano del dialetto sopravvissuto all’appiattimento televisivo e della tendenza alla convivialità. Questa comunanza va in frantumi proprio in questi anni. Anche grazie alle persone del Sud che vincono concorsi negli enti pubblici, nella scuola e nelle forze di polizia.

È qui che nasce “Ci rubano il lavoro”, uno dei più famosi slogan della Liga Veneta, fondata nel 1980 proprio a Padova da Franco Rocchetta e che nel 1989 si allea con la Lega Lombarda di Umberto Bossi. La nuova alleanza in breve tempo soppianterà la Dc in nome della lotta all’infiltrazione dei “terroni” nella macchina dello Stato. Nel video si citano anche le diversità culturali tra veneti e meridionali “Voi nel tempo libero giocavate a carte, noi aravamo i campi”. Qui c’è un altro punto interessante legato al periodo: l’imprenditore Veneto cerca ancora di non perdere il legame con la terra, quella terra che fino a pochi anni prima era uno dei pochi mezzi di sostentamento per famiglie numerose e che spesso si trovavano costrette a inviare le figlie femmine fuori regione a servizio nelle case dei ricchi.

Mentre invece quella terra agricola si riduce sempre più, in favore del cemento delle nuove attività economiche. E imputa al “terrone” di non avere quel legame. Di scappare perché persone “Non perbene”. Ignorando il fatto che il background spesso era identico. E che le partite a carte erano un modo per mantenere un legame, attraverso gli amici improvvisati, con la terra lontana e che spesso veniva coltivata tutto il giorno. Ma questa finezza non c’è, negli occhi del Veneto stereotipico di Imparato. C’è la rabbia che farà nascere la Questione settentrionale, in realtà mai completamente risolta e sopita per anni dal patto scellerato con cui la Dc cercava di tenere unite le parti sociali “Voi accettate un mercato del lavoro rigido e in cambio noi chiuderemo un occhio per quel che riguarda il Fisco”. Infine, l’ultimo elemento interessante del video, quello riguardante la “delusione” del protagonista per la trasformazione dei nuovi veneti che “mantengono l’accento di giù” e “cercano di parlare in veneto”.

Come se si aspettasse che gli esclusi di ieri si alleassero con i nuovi migranti africani. E invece no. A conferma di una tendenza storica ben conosciuta, quella per cui i carnefici più volenterosi di un regime sono gli ultimi a cui viene concessa una sorta di “cittadinanza di prima classe”. Ecco spiegata dunque l’adesione entusiastica di molti meridionali alla nuova Lega salviniana, cui i flussi migratori extracomunitari hanno finalmente consentito di integrarsi in un tessuto sociale che fino a poco tempo prima li progettava, fenomeno simile a quanto accaduto agli italoamericani, a inizio Novecento pericolosi sovversivi con tendenza anarchiche e comuniste, oggi pilastro importante della coalizione nazional-conservatrice di Donald Trump.

In sintesi, per questo questo video da quasi 3 milioni di visualizzazioni non è uno come gli altri. Se gli altri contenuti vengono assorbiti come bicchieri d’acqua in una giornata di sole, questo fa venire voglia di capire alcune dinamiche territoriali che ancora oggi non vengono comprese fino in fondo da una classe intellettuale e politica che usa problematiche del genere solo per raccogliere consensi, come uno di quegli altri video virali scadenti.

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