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Che cosa ha detto Mario Draghi nel suo primo discorso al Senato

Sostegno all'Unione Europea e all'euro, lotta alla pandemia, attenzione all'ambiente, riforme economiche, pianificazione a lungo termine: ecco i punti principali del primo discorso del premier

Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images

Questa mattina, il premier Mario Draghi si è presentato al Senato, per illustrare il suo programma di governo e chiedere la fiducia. L’esito del voto di fiducia è scontato – la voteranno tutti i partiti tranne Fratelli d’Italia, i risultati del voto dovrebbero arrivare questa sera – ma la cosa che tutti i commentatori aspettavano era il discorso di Draghi, il suo primo da presidente del Consiglio.

Prima del discorso ci si aspettava che Draghi chiedesse unità nazionale e responsabilità da parte delle forze politiche. E questo ha fatto, citando Cavour (“le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano”) e Papa Francesco. Ecco un riassunto dei punti principali che ha toccato.

L’UNIONE EUROPEA, L’EURO E LA NATO

Tra le prime cose che Draghi ha detto in Senato c’è stata la forte affermazione di sostegno a UE, euro e NATO – un messaggio molto chiaro verso la Lega, che pur sostenendo il governo si è spesso schierata su posizioni antieuropeiste. “Questo governo nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori”, ha detto Draghi. “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”.

LA LOTTA ALLA PANDEMIA

Ovviamente, la pandemia è stato uno temi principali del discorso di Draghi – sia perché è chiamato a gestire la crisi, sia perché è chiamato a pianificare l’uscita dalla crisi stessa e la ripresa successiva. “Il principale dovere a cui siamo chiamati, tutti”, ha detto Draghi, “è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti”.

I VACCINI

“Gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente”, ha detto Draghi. “Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”.

IL MONDO POST-PANDEMIA

“Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo?” si è poi chiesto Draghi. La sua risposta è che il futuro sarà molto più complesso di quello che ci aspettiamo. “Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così”. Per questo motivo la pianificazione deve essere a lungo termine – pensando a progetti da attuare nei prossimi decenni. 

LA SCUOLA

Secondo Draghi, la crisi causata dal coronavirus è stata pesante anche dal punto di vista educativo, e la didattica a distanza non è riuscita a fare molto per evitarlo. Per questo è necessario “tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà”. Il ritorno a scuola, comunque, “deve avvenire in sicurezza”.

L’AMBIENTE

Nel discorso di Draghi è stato dedicato ampio spazio all’ambientalismo e alla necessità di una transizione verde per superare la pandemia. Nell’introdurre il tema – parlando espressamente del riscaldamento globale come di una sfida e dei rischi connessi ad esso, e citando il fatto che probabilmente è stata una delle cause della pandemia – Draghi ha citato papa Francesco: “Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento” e ha parlato della necessità di un approccio nuovo per far coincidere ambientalismo e benessere sociale. Digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori , biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane”.

LE RIFORME

“Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell’immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una nuova ricostruzione”, ha detto Draghi all’inizio del suo discorso. 

Tra le riforme di cui ha parlato Draghi c’è quella fiscale, che deve essere necessariamente non parziale ma complessiva, anche per rendere “più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”. L’idea è abbassare le tasse mantenendo al progressività. Altra riforma importante è quella della pubblica amministrazione, chiamata prima di tutto a smaltire gli arretrati accumulati durante la pandemia. 

Pandemia che ha causato, afferma Draghi, “gravissime conseguenze anche sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. Con rilevanti impatti sull’occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento”. Una situazione che verrà affrontata sostenendo le imprese, ma non in modo indiscriminato né senza richieste. Bisognerà, in pratica, decidere quali imprese sostenere e spingerle a guadagnarsi questo sostegno riformandosi.

Al temine del suo discorso, il premier ha concluso con una frase che è un po’ il motto che ha portato alla nascita del suo governo e che probabilmente sarà la cifra della sua azione politica: oggi l’unità non è un’opzione, è un dovere.