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C’è una nuova crisi migratoria ai confini dell’Unione Europea

È quella tra Bielorussia e Polonia, dove migliaia di migranti stanno cercando di passare il confine ed entrare nella UE, mentre la Polonia parla di "un attacco ibrido"

Magdalena Chodownik/Getty Images

C’è una nuova crisi ai confini dell’Unione Europea. È quella che si è sviluppata nelle ultime ore tra Polonia e Bielorussia, dove si stanno raccogliendo migliaia di migranti intenzionati a passare il confine ed entrare nella UE. Ieri le forze di polizia polacche hanno respinto con la forza un primo tentativo dei migranti di attraversare il confine, e i video che arrivano dalla zona di Kuźnica-Bruzgi, teatro degli scontri, mostrano accampamenti improvvisati, colonne di persone che premono contro le barriere in filo spinato, schieramenti di migliaia di militari – che oggi hanno ricevuto la visita del primo ministro polacco, come se si trattasse di soldati al fronte. 

Piotr Muller, portavoce del governo polacco, ha commentato gli eventi di ieri annunciando che è solo l’inizio. “Possiamo aspettarci una escalation di questo tipo di azioni al confine polacco nel prossimo futuro”, ha detto, precisando che tali azioni “saranno di natura armata”. 

Secondo la Polonia (e secondo l’Unione Europea) la colpa delle tensioni al confine è tutta della Bielorussia, che starebbe usando i migranti per condurre un “attacco ibrido”. In realtà la crisi va avanti da mesi: già diverse settimane fa DW aveva documentato come la rotta Bielorussa-Polonia fosse organizzata in modo esplicito, con agenzie di viaggi turche che operavano in Iraq proponendo ai migranti iracheni pacchetti viaggio per raggiungere Minsk (a 15-20mila euro) e la complicità del governo bielorusso. E ieri ad accompagnare i migranti sul confine sono stati proprio i militari bielorussi. 

“La strumentalizzazione dei migranti a fini politici da parte della Bielorussia è inaccettabile”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un comunicato stampa, preannunciando nuove sanzioni contro la Bielorussia che “deve smettere di mettere la vita delle persone a rischio”. Dalla Bielorussia la risposta arriva dal portavoce della polizia di frontiera Anton Bychkovsky: i migranti stanno “esercitando il loro diritto di chiedere lo status di rifugiati nell’Unione Europea” e “non sono una minaccia per la sicurezza”.

Anche perché il numero dei migranti che aspettano sul confine è ristretto: poche migliaia, che potrebbero essere accolti senza difficoltà in Polonia. Dove tra l’altro non vogliono fermarsi: in un momento di confronto con le forze di sicurezza polacche un gruppo ha cominciato a scandire il coro “German, german, german”, per indicare quali sono le loro intenzioni. Una situazione che, insomma, potrebbe essere disinnescata semplicemente seguendo i meccanismi di accoglienza già presenti, se proprio i governi europei non vogliono riconoscere ai migranti e ai richiedenti asilo i loro diritti fondamentali.

La Polonia però non sembra avere intenzione di prendere quella strada. I quotidiani polacchi oggi soffiano sul fuoco dell’escalation, con il generale Jaroslaw Strozyk che, intervistato da Gazeta Wyborcza, sostiene che la NATO dovrebbe intervenire schierando truppe sul confine a supporto della Polonia “come è stato fatto per l’aggressione della Russia contro l’Ucraina nel 2014”.

Intanto, i gruppi per i diritti umani attivi nella regione hanno condannato le azioni di entrambi i governi, facendo notare che al confine tra i due Paesi le condizioni meteo sono durissime e che i migranti non hanno accesso cibo e assistenza medica. Nelle scorse settimane, quando la crisi non era ancora arrivata a questi livelli ma i boschi della zona erano comunque già attraversati da comitive di migranti, ci sono stati almeno 10 morti.