Brexit in panne, se ne va anche Boris Johnson

Johnson è il terzo ministro dimissionario in 24 ore dopo la scelta di Theresa May di un'uscita soft dall'Unione Europea

Luke MacGregor/Alamy Live News


Boris Johnson si è dimesso dalla carica di ministro degli Esteri, diventando così il terzo ministro a lasciare il governo in appena 24 ore, dopo la decisione di Theresa May per un uscita più morbida della Gran Bretagna dall’UE.

Dimissioni di protesta, quindi, che seguono quelle di David Davis, ministro per la Brexit, e del suo vice Steve Baker, entrambi rappresentanti, insieme a Johnson, del fronte più euroscettico del governo guidato da May, ora più che mai in bilico. Al centro della disputa che ha portato il massimo esponente del fronte euroscettico alle dimissioni è il piano presentato venerdì dal Primo Ministro May, accusata di “tradimento” al referendum del 2016 giacché il piano prevede di rimanere di fatto nel mercato unico per quanto riguarda industria e agricoltura e apre a ulteriori concessioni sul fronte della libera circolazione delle persone.

Qualora poi Davis e Johnson fossero seguiti dall’intera ala euroscettica del Parlamento britannico, allora il governo May potrebbe essere costretto ad affrontare una mozione di sfiducia con Boris Johnson come principale sfidante di May. In ogni caso il Brexit è al momento in una situazione di completa imprevedibilità – sia il non accordo con la May-UE sia il no Brexit sono al momento opzioni aperte.