Beppe Grillo, Giuseppe Conte e l’implosione finale del Movimento 5 Stelle | Rolling Stone Italia
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Beppe Grillo, Giuseppe Conte e l’implosione finale del Movimento 5 Stelle

Beppe Grillo è un demiurgo che, dopo aver perso il controllo della sua creazione, decide che così come l'ha creata può distruggerla. Senza capire che il suo M5S non esiste già più

Beppe Grillo, Giuseppe Conte e l’implosione finale del Movimento 5 Stelle

Antonio Masiello/Getty Images

Ieri pomeriggio, con un post sul suo blog – che, pur non essendo più la tribuna politica numero uno dell’internet italiano com’era 10 anni fa, è ancora il luogo delle comunicazioni più ufficiali dell’universo grillino – Beppe Grillo ha dato ufficialmente il via al processo di implosione del Movimento 5 Stelle. Uno sviluppo che prevedibile e atteso da tempo, visto che da mesi era in corso nel M5S una vera e propria guerra civile tra l’ala più legata a Giuseppe Conte, all’esperienza di governo e alla consapevolezza di doversi trasformare in un partito moderato e centrista, e l’ala di Grillo, dura e pura e ancora attaccata all’immagine del M5S come partito del “Vaffa” anticasta, alla democrazia diretta e all’uno vale uno.

La guerra civile è stata sotterranea, combattuta intorno al testo del nuovo statuto con cui si sarebbe dovuto “rifondare” il M5S. La rottura, invece, è pubblica e definitiva. Grillo ha attaccato direttamente Conte, dicendo che l’ex premier può creare solo l’illusione di risolvere i problemi del M5S, che i problemi del movimento sono più profondi del consenso elettorale e che Conte non può risolverli davvero perché non ha “né visione politica, né capacità manageriali”. “Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco”, scrive Grillo, comunicando di voler eleggere tramite Rousseau un nuovo Comitato direttivo per il M5S.

Se Conte non ha replicato ufficialmente – le sue ultime parole dirette a Grillo sono ancora quelle della conferenza stampa di lunedì scorso, quando gli aveva detto che poteva scegliere se essere un “genitore generoso” o un “padre padrone” per il M5S, dopo avergli riconosciuto senza alcuna ironia o senso del ridicolo “il grande carisma visionario che ha originato una stagione eroica” – le parole di Grillo hanno gettato nel caos il movimento da lui fondato. La maggior parte dei commenti sotto il post con cui ha annunciato la rottura sono critici nei suoi confronti e preoccupati per il futuro del M5S, mentre le indiscrezioni e i retroscena usciti sulla stampa parlano di un’aria di scissione nelle chat dei parlamentari grillini. E in effetti, se non si riuscirà a far rientrare la crisi, l’addio di Conte al M5S – e la sua costruzione di un soggetto alternativo – pare l’unica soluzione.

Due sono i modi in cui è possibile interpretare quella che sembra essere l’implosione finale di un partito politico che, tra innumerevoli gaffe da mani nei capelli, ha giocato un ruolo importantissimo nella politica italiana dell’ultimo decennio, agendo in varie fasi della sua esistenza come valvola di sfogo della protesta antisistema, come piattaforma utopistica di cambiamento e come puntello di sostegno e legittimità a quella politica di palazzo che diceva di voler scardinare.

La prima è un’interpretazione politica: l’implosione avviene perché le contraddizioni interne del M5S vengono finalmente al pettine. Un soggetto politico antisistema non può rimanere tale per sempre ma non può nemmeno integrarsi nel sistema senza dolore: la posizione oltranzista grillina, che vorrebbe far ritornare il M5S alle sue radici di contenitore politico vuoto da riempire con la rabbia popolare, è fuori dal tempo; quella contiana, che vorrebbe farne in modo definitivo e ufficiale una specie di versione populista dell’UDC, è troppo dolorosa da accettare.

La seconda è un’interpretazione personale: per quanto Grillo ora se ne lamenti, il M5S è sempre stato un “partito unipersonale”. Il “movimento nato per diffondere la democrazia diretta” è sempre stato solo il modo in cui si raccontava, o poco più. Già la semplice difficoltà a  ricordare i nomi di esponenti di spicco del M5S oltre ai tre o quattro volti noti (Di Maio, Di Battista, Vito Crimi, Toninelli), già il fatto che nelle cronache giornalistiche si usino espressioni quali “il movimento di Grillo”, “grillini” e via dicendo sono attestazioni di questo. Beppe Grillo è sempre stato il deus ex machina del M5S, per quanto negli ultimi tempi abbia cercato di ritirarsi un po’ più dietro le quinte. E oggi si è accorto di aver perso controllo e voce in capitolo sulla sua creatura.

Il M5S era il “movimento di Grillo” finché Beppe Grillo era rilevante, finché il blog di Beppe Grillo era uno dei siti internet italiani più letti e finché nel movimento non c’era nessuna figura che potesse fare ombra al leader informale. Oggi l’Italia è diversa, il M5S è diverso, e il peso politico di Beppe Grillo è trascurabile. Oggi a essere privo di ruoli politici ufficiali ma politicamente rilevante non è più Grillo ma Conte, e l’equivalente di quello che un tempo era il blog di Beppe Grillo oggi è la pagina Facebook di Giuseppe Conte con i suoi milioni di like alle foto e le sue centinaia di migliaia di follower che si guardano ogni diretta, anche la meno interessante. Il “movimento di Grillo” oggi è il “movimento di Conte”.

La guerra civile interna e l’implosione annunciata del M5S sono solo la logica conseguenza di questo: Grillo è un demiurgo che, dopo aver perso il controllo della sua creazione, decide che così come l’ha creata può distruggerla. Senza capire – come invece hanno capito benissimo  tutti i commenti negativi sotto l’ultimo post sul suo blog – che non può distruggere qualcosa che già non esiste più.