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Spreco alimentare, mobilità, Metaverso: il futuro dell’Europa è un lavoro in corso

Siamo stati all'ultimo appuntamento della Conferenza sul Futuro dell'Europa, un’occasione importante per la costruzione di un’identità (realmente) europeista

Il 9 maggio si è chiusa la Conferenza sul futuro dell’Europa, il primo esperimento di democrazia deliberativa collettiva della storia comunitaria. Ma la verità è che i suoi lavori non si sono mai fermati. Durante gli ultimi mesi, infatti, Consiglio, Parlamento e Commissione europea hanno continuato a discutere delle 49 proposte elaborate dai cittadini estratti a sorte per partecipare alla Cofoe.

Gli stessi partecipanti hanno tenuto alta l’attenzione sui risultati raggiunti in un anno di lavoro in giro per l’Ue, al punto che il bisogno di un evento feedback aveva raggiunto un hype considerevole. L’occasione si è fatta un po’ desiderare, ma dopo sette mesi la squadra che ha iniziato a immaginare l’Europa del domani si è ritrovata a Bruxelles lo scorso 2 dicembre. E così rivedersi è stato come salutare vecchi amici.

Davanti all’ingresso dell’emiciclo ci si scambia abbracci e saluti, ma ogni recap sulle proprie vite si è poi concluso allo stesso modo: cosa ne è stato delle nostre idee? Una domanda lecita, soprattutto se si pensa che molte proposte contenute nel report finale richiedono la revisione dei trattati Ue per essere attuate e, spoiler, al momento ogni tentativo per riuscirci si è concluso con un niente di fatto. O meglio, il Parlamento e la Commissione si dicono di fatto pronti ad aprire una Convenzione per procedere con le modifiche necessarie, ma fino a quando non si potrà contare anche sull’appoggio del Consiglio dell’Ue l’evoluzione della Cofoe sarà rallentata.

Per questa ragione sentiremo sempre più spesso parlare della cosiddetta “clausola passerella” per risolvere l’impasse. Si tratta di una procedura introdotta dal Trattato di Lisbona che consente di modificare i trattati europei con una modalità semplificata rispetto al percorso standard. In pratica si propone di superare i limiti del voto all’unanimità, facendo ricorso a un voto a maggioranza qualificata che tiene conto della rilevanza degli Stati membri all’interno dell’Unione e della loro popolazione. “La consideriamo senza dubbio una possibilità, ma se dovesse rivelarsi la sola strada percorribile significherebbe fare i conti con il fallimento della Cofoe” dice Huub Verhoeven, 25 anni, tra i membri più attivi di questa edizione.

E a guardarla bene, una sosta irreversibile sul tema della modifica dei trattati non aprirebbe la strada neppure ad altre esperienze di democrazia deliberativa collettiva, perché finirebbero inevitabilmente per diventare una speculazione incapace di incidere per davvero sulla vita europea. In tal senso le priorità dei cittadini sono chiare e sono tutte spiegate nelle 49 proposte ora messe nelle mani delle istituzioni, contenenti più di 300 provvedimenti su come realizzarle e nove aree tematiche di intervento tra cui cambiamento climatico, sanità, transizione digitale e sicurezza europea. “Sappiamo l’Europa che vogliamo e siamo pronti a scommetterci ancora, proprio come abbiamo fatto in questo anno di lavoro” spiega Paolo Barone, uno dei cittadini italiani presenti a Bruxelles “ecco perché durante l’evento di feedback volevamo qualcosa di più: questo è il tempo dei risultati e ci aspettiamo che il cambiamento non venga ostacolato proprio ora”. Le titubanze e la delusione dei cittadini che hanno raggiunto Bruxelles, dopo il confronto in emiciclo, sono diventate un documento che chiede alle tre istituzioni di gestire con onestà le proposte e di non sottoporle a revisioni all’insaputa dell’assemblea che le ha messe a punto.

Con questa presa di posizione si cerca insomma di tutelare la Cofoe che rimane, al di là degli attuali intoppi formali, un’occasione importante per la costruzione di un’identità europeista. L’Ue è di fatto uscita dalla bolla e si è misurata con le comunità locali, dando precedenza alle intuizioni dei cittadini che sono state accolte al pari di quelle dei leader politici.

La percezione degli europei sul progetto comunitario, dopo essere stati coinvolti direttamente nella sua pianificazione, è cambiata come ci racconta Valentina Balzani, che ha partecipato a una colazione informale con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola prima dell’inizio dell’evento feedback. Davanti a un espresso e a un pain au chocolat la delegazione della Conferenza ha chiesto di non disperdere gli sforzi di questo esperimento democratico, dal momento che qualunque indugio nel merito potrebbe rappresentare un dietro front rispetto alle volontà dei cittadini. La Conferenza sul futuro dell’Europa e le proposte presentate non sono la fine.

Non c’è una data di scadenza per il futuro. Non ci sono caselle da spuntare. Il futuro è un lavoro in corso. Così come la nostra Unione” ha rassicurato Roberta Metsola, lasciando intendere che le difficoltà dovute alla mancata revisione dei trattati non fermeranno la Cofoe, che ora è persino pronta a trasformarsi. L’idea infatti è quella di istituire dei tavoli tematici con nuovi partecipanti che in questi giorni stanno ricevendo una inaspettata chiamata dall’Europa. E anche stavolta sono stati sorteggiati nelle lotteria che decide in che direzione andrà l’Unione.

Non sappiamo ancora cosa aspettarci da questi appuntamenti, ma sono stati pensati come una risposta più rapida ai problemi comunitari. Si inizierà per esempio il 16 dicembre parlando di strategie per contrastare lo spreco alimentare, e poi spazio al nuovo anno con due incontri sulla mobilità e il metaverso. Secondo alcuni si tratta soltanto di un furbo espediente per mantenere la CoFoe depurandola però dei nodi che prevedono il rimaneggiamento dei trattati attraverso la scelta di temi che mettono per certi versi tutti d’accordo. Per altri invece è un ulteriore strumento a completamento della prima prova di democrazia deliberativa collettiva, utile ad approfondire temi specifici entrando nel merito delle cose.

Dopotutto se c’è un aspetto che ha sempre colpito della Conferenza sul futuro dell’Europa è stata la profondità delle analisi e delle soluzioni raggiunte, anche se tra gli scranni non sedevano politici di professione. E forse ora il nodo è tutto qui, specie alla luce delle ultime vicende che stanno colpendo le istituzioni europee con il Qatargate: in questa piccola rivoluzione che è stata la Cofoe vale ancora la pena sperare, perché ha dimostrato che quando una via non esiste ancora, la si può pur sempre costruire.

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