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Si riapre il caso Weinstein, per la Corte d’Appello di New York il processo non sarebbe stato equo

Il verdetto è arrivato nella giornata di ieri. C'entra il ruolo nel processo originario di alcuni "testimoni Molineux", ovvero non direttamente coinvolti nei fatti

(DA USA) Harvey Weinstein

Harvey Weinstein

Foto: Getty

Quattro anni dopo esser stato trovato colpevole di stupro in un processo che segnò un’importante vittoria per il movimento #MeToo, la condanna di Harvey Weinstein è stata annullata. È successo ieri a New York, dove la Corte d’Appello ha raggiunto la decisione con una maggioranza di 4 a 3.

Nel verdetto, lungo 77 pagine, la maggioranza dei giudici ha deciso che il giudice che ha presieduto il processo di Weinstein, James M. Burke, non avrebbe dovuto permettere ai pubblici ministeri di includere le testimonianze di persone esterne ai fatti come parte del caso dell’accusa.

Scrive così giudice della Corte d’Appello J. Rivera: «L’imputato [Weinstein] è stato condannato da una giuria per vari crimini sessuali contro tre denuncianti nominati e, in appello, sostiene di essere stato giudicato non per il comportamento per cui era stato incriminato, ma per accuse irrilevanti, pregiudizievoli e non testate di atti pregressi dannosi. Concludiamo che il tribunale di primo grado ha erroneamente ammesso la testimonianza di atti sessuali pregressi, non incriminati, contro persone diverse dalle denuncianti dei crimini sottostanti perché quella testimonianza non serviva a uno scopo materiale non basato sulla propensione».

I testi ma non facenti parte del caso sono conosciuti come testimoni Molineux. Tre di loro, nel caso Weinstein, avevano fornito la propria testimonianza.

Alvin J. Bragg, il procuratore distrettuale di Manhattan che attualmente sta seguendo il caso contro Donald Trump, dovrà ora decidere quale percorso intraprendere con Weinstein, accusato da più di 100 donne per comportamenti sessuali inappropriati. «Faremo tutto il possibile per ripetere questo processo e rimanere saldi nel nostro impegno verso le sopravvissute», ha detto un rappresentante del procuratore distrettuale al New York Times.

Weinstein sta attualmente scontando una pena in una prigione a Rome, New York. Sempre il Times ha riportato che Weinstein non è tornato immediatamente un uomo libero poiché è stato condannato a 16 anni in California per un caso di aggressione sessuale separato da quelli dell’altro processo. Proprio per questo, sarà ora mandato in California.

In una telefonata con il Times, l’avvocato di Weinstein, Arthur Aidala, ha detto di essere grato alla Corte d’Appello «per aver sostenuto i diritti più basilari che un imputato dovrebbe avere in un processo penale».

Durante una conferenza stampa giovedì pomeriggio, Aidala ha detto che il team legale di Weinstein era pronto a «ricominciare da zero» con la difesa per un nuovo processo. Weinstein, ha detto l’avvocato, è anche pronto a testimoniare a suo favore. «Harvey potrà, con questa nuova sentenza, salire sul banco dei testimoni e raccontare il suo lato di questa storia», ha detto Aidala. «E [lo farà] in modo molto coerente con ciò che ha sempre detto, ovvero, “Sì, c’è stato un incontro sessuale tra me e [l’accusatrice] Mimi Haleyi, ma non l’ho mai costretta a fare nulla”».

Nel febbraio 2020, una giuria trovò Weinstein colpevole di due delle cinque accuse mosse contro di lui: crimine sessuale grave e stupro di terzo grado. Fu invece ritenuto non colpevole dell’accusa più grave mossa all’epoca, aggressione sessuale predatoria. Le accuse riguardavano due vittime, l’ex assistente di produzione Haleyi, che ha accusato Weinstein di averla aggredita nel 2006 (crimine sessuale), e l’aspirante attrice Jessica Mann, che ha detto che Weinstein l’avrebbe stuprata in un hotel nel 2013 (violenza sessuale). Il giudice ha successivamente condannato Weinstein a 23 anni di prigione.

«La decisione odierna è un notevole passo indietro nel rendere responsabili coloro che commettono atti di violenza sessuale», ha dichiarato l’avvocato Douglas H. Wigdor, che rappresentava due dei testimoni Molineux. «I tribunali ammettono regolarmente prove di altri atti non incriminati quando aiutano le giurie a comprendere questioni relative all’intento, al modus operandi o allo schema dell’imputato. La giuria è stata istruita sulla rilevanza di questa testimonianza. Ribaltare il verdetto è tragico perché chiederà alle vittime di subire un altro processo».

L’avvocato Lindsay Goldbrum, che ha rappresentato uno dei testimoni Molineux ha dichiarato: «A New York, i testimoni Molineux svolgono un ruolo critico nell’identificare uno schema comune o un piano da parte dell’imputato. Quando un imputato è accusato di essere un predatore sessuale, specialmente se è potente come Weinstein, la testimonianza dei testimoni Molineux è cruciale per confutare la difesa che gli incontri sessuali fossero consensuali. Purtroppo, la decisione di oggi getta una lunga ombra sul loro coraggio, e indubbiamente scoraggerà le future vittime di aggressione sessuale dal farsi avanti».

Il giudice della Corte d’Appello J. Singas, parte della minoranza sconfitta in votazione, ha dichiarato: «Si tratta dell’indebolimento di un precedente, nato dall’incapacità di accettare che i crimini di violenza sessuale siano molto più sfumati e complessi di latri. Tutto ciò avviene alle spese della sicurezza delle donne. Finché non riconosceremo e terremo conto di queste differenze, non potremo pretendere di dispensare equità e giustizia per tutti».

Da Rolling Stone US

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