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Sì, il decreto anti-rave è fascista

Capitalizzare sull'indignazione conservatrice, sfruttare una finta emergenza per dotare lo Stato di uno strumento illiberale e antidemocratico da utilizzare a proprio piacimento: eccolo, il decreto Piantedosi. L'editoriale del direttore

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Foto di Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images

Ha ragione Fiorella Mannoia, questo decreto legge anti-rave party “puzza”. Sulla natura propagandistica della misura del Governo non c’è nemmeno da cominciare la discussione: i rave-party non sono un’emergenza in Italia – né tantomeno all’estero, in nessun Paese del mondo.

Il numero di morti direttamente imputabili ai rave nell’ultimo anno in Italia equivale a quello di una mezz’ora di escursione all’interno della gloriosa famiglia tradizionale: uno. Il Governo cominci da lì, se vuole dare “ordine”. Completamente infondato anche il ricorso alla decretazione d’urgenza, visti i numeri di cui stiamo parlando e le immagini che abbiamo visto: i pericolosi sovversivi del rave di Modena alle prese con la raccolta dei rifiuti prima dell’abbandono dell’area, peraltro avvenuto in maniera più che ordinata. Droghe? Sì certo, come in una qualunque piazza della Repubblica. Violenze? Stupri? Non rilevati, per quelli conviene farsi un giro tra le corsie degli ospedali della Repubblica. Purtroppo c’è da aggiungere una cosa: male anche il presidente Mattarella che ha già firmato un provvedimento che invece – mancando i famosi requisiti di necessità e urgenza – avrebbe dovuto essere rimandato indietro ed eventualmente discusso nella sua sede naturale, il parlamento.

Una volta sgomberato il campo da ogni possibile obiezione di sostanza, passiamo all’odore della misura, quella famosa “puzza” di cui parla Mannoia. Non abbiamo timori: si tratta di una misura di chiara ispirazione fascista. O stalinista, fate voi. Formulata all’italiana, cioè malissimo, la disposizione chiaramente non è soltanto una misura anti rave-party. Anche perché i rave sono già illegali in Italia. Le leggi per contrastarli e fermarli esistono, tanto è vero che vengono regolarmente contrastati e fermati (vedi Modena). Qui si vuole fare un’altra cosa: si vuole imporre l’idea di sottomissione all’ordine costituito prendendo la più classica delle scorciatoie. Si contrasta la finta emergenza utilizzando immaginari che eccitano l’elettorato della destra – droga, disordine, anarchia – per far guadagnare allo Stato uno strumento illiberale e autoritario da utilizzare a proprio piacimento. Ogni partecipante a raduni non autorizzati con più di 50 persone può essere intercettato, fermato e messo a processo. Scenari da giudizi di gruppo sudamericani si profilano all’orizzonte. C’è chi la mette in battuta, come Fiorello che consiglia una stretta sulle riunioni di condominio.

Non fatevi ingannare, lo showman sa di cosa parla: numeri alla mano l’emergenza c’è tutta. I morti durante le riunioni di condominio quest’anno in Italia sono stati ben due, il doppio che ai rave-party. State attenti con quelle delibere sulle grondaie: il Governo vi ascolta.

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