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Meno male che c’è Mattarella

È la nostra coperta di Linus: quello che sta contrastando in queste settimane è l’attacco sistemico alla Costituzione, alla sua storia e ai suoi principi fondativi. Dai sacrari alle carceri, dai luoghi del terzo settore fino a un paesino della Calabria dove 95 persone, di cui 35 minori, hanno perso la vita in mare per omessi soccorsi a una barca, il Capo dello Stato sa sempre quando farsi vedere

Foto di VINCENZO PINTO/AFP via Getty Images

A salvare il salvabile ci pensa Sergio Mattarella. Da Cutro alle Fosse Ardeatine ad esprimere una posizione a baluardo dell’immagine e dei valori dell’Italia all’estero, c’è lui, in una posizione sempre più isolata nel panorama politico nazionale.

Lo abbiamo visto in silenzio di fronte alle bare degli immigrati restituiti dal mare in Calabria. L’immagine muta di un uomo, della massima carica dello Stato, di fronte al destino tragico di tanti che non ce l’hanno fatta. Un laicismo intriso di valore. Il rispetto verso l’altro, scolpito nei primi articoli della Costituzione, di cui Mattarella è anche garante, che prende una forma concreta nei gesti oltre che nelle parole.
E così giorno dopo giorno, nei primi sei mesi del governo Meloni, il ruolo del Presidente della Repubblica è stato reinterpretato, rimodulato sulla nuova contingenza di un esecutivo che ha fatto degli ultimi il nemico ideale da contrastare con campagne ideologiche, nell’assenza totale di empatia verso chi fugge dalle guerre, verso chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, verso chi da solo fa più difficoltà a stare in piedi. Così migranti, poveri, disabili hanno trovato un nuovo appiglio in questo mare in tempesta.

Si moltiplicano così le presenza simboliche del Presidente che negli ultimi tempi è stato ospite dell’associazione la Lega del Filo d’Oro, all’inaugurazione di PizzAut – locale gestito da ragazzi con problemi allo spettro autistico, ma anche nei luoghi simbolo della nostra Repubblica come il sacrario delle Fosse Ardeatine dove 335 antifascisti vennero trucidati come atto di rappresaglia per l’uccisione di 33 militari tedeschi in un attentato a Via Rasella.

Una mano, quella del capo dello Stato, intenta a ricucire gli strappi che questo governo targato Meloni sta infliggendo all’immagine e alla storia di questo Paese. A tutte le gaffe, le omissioni, le dimenticanze, le figuracce che ogni giorno mostrano con chiarezza quanto Fratelli d’Italia non abbia fatto i conti con il suo passato e le sue simbologie e che non abbia nessuna voglia di farlo, anche a rischio di sembrare goffo, rozzo e talvolta ignorante. Per non parlare dell’assenza clamorosa in Via Fani, lo scorso 16 marzo, quando le cerimonie di commemorazione del rapimento di Aldo Moro iniziarono con circa 30 minuti di ritardo perché mancava la corona di fiori del governo e in rappresentanza non è stato mandato neppure un sottosegretario.

Dimenticanza o errore, strategia o piano politico, ma quello che Mattarella sta contrastando in queste settimane, in maniera del tutto solitaria, è l’attacco sistemico alla Costituzione, alla sua storia, ai suoi principi fondativi. Il Capo dello Stato non è solo garante della Carta, ma è uscito dal Palazzo per andare dove c’è bisogno di farsi vedere, di mostrare la vera essenza di quelle parole scritte da un gruppo di illuminati nel Dopoguerra.

Dai sacrari alle carceri, dai luoghi del terzo settore fino a un paesino della Calabria dove 95 persone, di cui 35 minori, hanno perso la vita in mare per omessi soccorsi a una barca. In quel paesino dove solo una settimana dopo si è svolto un consiglio dei ministri che non ha mostrato nessuna empatia alle vittime, ma che anzi è andato lì per mostrare il pugno di ferro dello stato contro l’immigrazione illegale. Quelli della famiglia e del vangelo, di fronte ad una tragedia di tali proporzioni si sono dimenticati anche di dire una preghiera a quelle vittime del mare.

Se queste sono le premesse per la festa della Liberazione del 25 aprile, non c’è da aspettarsi nulla di buono. Intanto in assenza delle sinistre, a Roma, a Via Rasella, è apparsa una nuova opera della Street Artist Laika, dal titolo Dimissioni!.

Il poster raffigura un soldato nazista che suona un trombone dal quale esce la parola “dimissioni!”. L’opera è una esplicita critica alle dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa che pochi giorni fa ha definito gruppo di pensionati i membri della Bozen uccisi nell’attentato di via Rasella. «È inammissibile», dichiara l’artista, «che la seconda carica dello Stato si permetta di fare affermazioni del genere: è un becero tentativo di revisionismo storico. Non è la prima volta se pensiamo alle frase della premier Meloni sull’eccidio delle fosse Ardeatine “Uccisi perché italiani”. Questo è il clima in cui ci muoviamo, per fortuna che Mattarella c’è».

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