Matteo Messina Denaro è stato arrestato | Rolling Stone Italia
A MAFIA STORY

Matteo Messina Denaro è stato arrestato

Latitante da più di trent'anni, è stato trovato all'interno di una clinica privata di Palermo, dove si era recato per ricevere delle cure

Matteo Messina Denaro, mafioso italiano noto anche con i soprannomi di “U siccu” e “Diabolik”, è stato arrestato dai carabinieri del ROS dopo trent’anni di latitanza. Lo riportano Ansa e altre fonti qualificate.

Secondo quanto si apprende, il boss trapanese sarebbe stato arrestato all’interno di una clinica privata di Palermo, la Maddalena. Il boss si trovava nella struttura “per sottoporsi a terapie”, ha spiegato il comandante del Ros dei carabinieri, Pasquale Angelosanto, che ha coordinato le operazioni dalla caserma intitolata al generale Carlo Alberto dalla Chiesa, sede della Legione carabinieri Sicilia. Alle 9.35, il boss è stato caricato su un furgone nero dai militari e portato via, fra gli applausi di tanti cittadini palermitani.

L’ultima volta che qualcuno vide libero il capo di Cosa Nostra fu durante una vacanza a Forte dei Marmi, nell’agosto del 1993, in compagnia dei suoi fidatissimi amici Filippo e Giuseppe Graviano. Figlio di un mafioso locale legato al clan dei corleonesi di Totò Riina, alla fine degli anni Ottanta era diventato il pupillo di quest’ultimo. Diventò il capo della mafia siciliana dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, nel 2006.

La foto dell’arresto di Matteo Messina Denaro

Non è facile tracciare un profilo biografico di un boss così atipico: gli episodi che hanno scandito la sua vita sono talmente intricati che farne una sintesi risulta comunque un atto approssimativo. Nato a Castelvetrano (Trapani) nel 1962, nella valle del Belice, lì ha frequentato le scuole fino a che non si è ritirato dall’Istituto tecnico commerciale Ferrigno di Castelvetrano.

All’anagrafe Matteo è figlio di Francesco Messina Denaro, fratello di Patrizia e zio di Francesco Guttadauro. Insieme al padre, Messina Denaro svolgeva l’attività di fattore presso le tenute agricole della famiglia D’Alì Staiti, già proprietari della Banca Sicula di Trapani, all’epoca il più importante istituto bancario privato siciliano, e delle saline di Trapani. Il suo padrino di cresima è Antonino Marotta, “uomo d’onore” ed ex affiliato alla banda di Salvatore Giuliano, coinvolto anche nella misteriosa morte del bandito.

Per uno strano scherzo del destino, l’arresto di Matteo Messina Denaro è avvenuto a 30 anni esatti da quello del suo nume tutelare Totò Riina, che fu catturato il 15 gennaio del 1993, sempre a Palermo.