La politica umana fa schifo, ma vi fidereste di un partito guidato da un’Intelligenza Artificiale? | Rolling Stone Italia
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La politica umana fa schifo, ma vi fidereste di un partito guidato da un’Intelligenza Artificiale?

Abbiamo intervistato Asker Staunæs, fondatore del Synthetic Party, il partito danese guidato da un’IA nota con il nome di Leader Lars, per parlare di reddito universale di base, ridefinizione dei rapporti di potere e democrazia

La politica umana fa schifo, ma vi fidereste di un partito guidato da un’Intelligenza Artificiale?

BEN STANSALL/AFP via Getty Images

Alle elezioni danesi di novembre, ha provato a candidarsi anche un partito guidato da un’intelligenza artificiale, il Synthetic Party. Il suo volto pubblico è un chatbox chiamato Leader Lars, che interagisce con le persone su Discord, e il suo programma parla a chi «non si sente rappresentato». Pur non trattandosi della prima volta in cui un’AI scende in politica, il Synthetic Party, che non è riuscito a raggiungere il numero minimo di firme per candidarsi, ha come obiettivo quello di capire come l’intelligenza artificiale possa inserirsi in un contesto democratico. «Nessuno ha mai fatto un esperimento del genere in precedenza, perché il dibattito politico sull’IA e la democrazia riguarda più la regolamentazione che la partecipazione», ha detto a Rolling Stone Asker Staunæs, creatore del Synthetic Party e ricercatore della ONG di tech-art MindFuture. Ma il tema resta quello di come convincere le persone a fidarsi di un’AI, anche in politica.

Come spiega Staunæs, il Synthetic Party «ha unito i diversi obiettivi concettuali e strategici, tra arte, politica, filosofia e tecnologia». «MindFuture si è rivolta a Computer Lars perché voleva aprire un “dibattito globale” sulla nostra vita con l’intelligenza artificiale». Prima del Synthetic Party ci sono stati, però, altri esperimenti. Roberta Bracciale, professoressa di sociologia dei media all’Università di Pisa, ricorda che ci sono stati tentativi in questa direzione già in Nuova Zelanda e in Russia. «L’esperimento neozelandese aveva come obiettivo la creazione di un politico virtuale. Nel caso russo, invece, si trattava più di una provocazione. Uno degli obiettivi del Synthetic Party danese è invece quello di attirare l’attenzione sul ruolo che l’intelligenza artificiale può giocare all’interno della politica. C’è la volontà di richiamare l’attenzione sul rapporto tra intelligenza artificiale ed esseri umani».

Algoritmi e intelligenza artificiale non sono una novità nelle vite delle persone, nemmeno in ambito politico. «Il Synthetic Party è un’opportunità per diffondere un’idea più complessa su come l’intelligenza artificiale abbia già riconfigurato i rapporti di potere delle nostre democrazie informatizzate», dice Staunæs. In questo senso, come spiega Bracciale, il Synthetic Party «è l’estremizzazione di qualcosa che esiste già». «Le nostre vite si svolgono senza soluzioni di continuità tra online e offline. Quando vediamo le nostre timeline, vediamo qualcosa che è frutto dell’interazione delle nostre scelte personali e la logica algoritmica. Ma al momento siamo lontani dall’algoritmo impersonato da un politico. La complessità dell’essere umano non può essere limitata a un algoritmo».

Tra le proposte politiche elaborate dall’intelligenza artificiale su cui si basa il Synthetic Party, ci sono un reddito di base universale di 13mila euro al mese, più del doppio del reddito medio danese, l’aggiunta di un 18° obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) a quelli previsti dalle Nazioni Unite chiamato sulla relazione tra umani e AI, e la introduzione del “kleroterion”, un sistema che dovrebbe eleggere casualmente i membri del parlamento danese. Il programma, elaborato a partire da quelli dei partiti minoritari degli anni Settanta, è populista e in alcuni punti ancora troppo vago. «Abbiamo visto che l’AI può produrre opinioni molto diverse e persino contraddittorie», spiega Staunæs. Bisogna mantenere il dialogo con l’AI fino a quando non avrà prodotto una posizione veramente originale, che potrebbe sembrare unica. Questo è anche il motivo per cui il nostro partito si chiama “sintetico” e non “artificiale” o “virtuale”».

In un momento in cui le persone percepiscono la politica come lontana dalla vita di tutti i giorni e dai loro valori, secondo Staunæs, il Synthetic Party è stato in grado di intercettare meglio dei canali tradizionali il volere dei cittadini danesi. «Noi ascoltiamo e adattiamo e reinventiamo continuamente il Leader Lars sulla base delle sue interazioni pubbliche», spiega. Questo è il motivo per cui il Leader Lars non può essere un avatar unico con un volto, una gestualità, una voce e le caratteristiche di un politico reale». In fondo, «Gli esseri umani si stanno già fidando ciecamente dell’intelligenza artificiale in politica», dice Staunæs. «Quello che gli esseri umani dovranno fare adesso è riconoscere come l’intelligenza artificiale sia già nelle vite di tutti».