Cos’è questa storia delle mazzette del Qatar al Parlamento Europeo? | Rolling Stone Italia
Attualità

Cos’è questa storia delle mazzette del Qatar al Parlamento Europeo?

Secondo la magistratura belga l'Emirato avrebbe corrotto alcuni funzionari del Partito Socialista Europeo per ripulire la propria immagine in vista dei Mondiali, smorzando le critiche relative allo sfruttamento del lavoro dei migranti e alle violazioni dei diritti umani. C'entra anche l'Italia

Foto di Christopher Pike/Getty Images for Supreme Committee 2022)

Che lo sport fosse il mezzo sfruttato dal governo del Qatar per ripulire la sua immagine agli occhi del mondo, be’, non era un segreto per nessuno (lo sapevamo da almeno dieci anni, anche se abbiamo optato per un’inutile e ipocrita indignazione last minute).

Da questo punto di vista l’indagine della magistratura belga trapelata nelle ultime ore, secondo cui l’Emirato avrebbe esercitato pressioni sulle istituzioni europee per indurre il personale di Bruxelles a elogiare il suo operato, smorzando le critiche e le denunce delle associazioni dei diritti umani relative allo sfruttamento criminale degli operai durante la realizzazione delle infrastrutture per i Mondiali, non è altro che l’ultima tappa di una storia inquinata e piena di zone d’ombra.

Secondo gli investigatori, «un Paese del Golfo avrebbe tentato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo». Come? «Versando ingenti somme di denaro o offrendo regali di grande entità a terzi che ricoprono posizioni politiche o strategiche di rilievo all’interno del Parlamento europeo», ha spiegato la procura di Bruxelles.

Il Paese in questione, secondo quanto riferito dal quotidiano Le Soir, che ha fatto riferimento a fonti informate sui fatti – sarebbe proprio il Qatar. Una rete di corruzione che, stando a quanto emerso, si sarebbe «infiltrata nel cuore del Parlamento europeo» e coinvolgerebbe 16 persone.

L’inchiesta riguarderebbe da vicino anche l’Italia: tra le persone fermate figurano infatti l’ex europarlamentare del Partito Democratico (ora in quota Articolo 1 – Liberi e Uguali) Antonio Panzeri (secondo quanto riporta Ansa, sarebbero state fermate a Bergamo anche la moglie e la figlia) e l’attuale segretario generale dell’organizzazione internazionale dei sindacati, Luca Visentini. Le attenzioni della magistratura sono rivolte anche verso la vice presidente del Parlamento europeo, la giornalista greca Eva Kailli, il suo compagno Francesco Giorgi, assistente parlamentare dei Socialisti europei, e Niccolò Figà-Talamanca, a capo dell’Organizzazioni Non Governativa No Peace Without Justice, legata ai Radicali.

Al momento, non si conoscono ulteriori dettagli dell’inchiesta; ciò che è certo è che, negli scorsi mesi, i Socialisti Europei erano stati criticati per via del loro atteggiamento troppo indulgente nei confronti del Qatar.

Ad esempio, come riporta Politico, Kailli ha recentemente elogiato l’Emirato, giungendo addirittura a definirlo «un esempio (frontrunner) per i diritti sul lavoro» e lodandone le riforme in grado di «ispirare il mondo arabo». «Eppure, qui c’è chi vorrebbe che fosse discriminato. Lo emarginano e accusano chiunque ci dialoghi di corruzione», aveva detto in un’audizione al Parlamento Europeo.

Le sue affermazioni hanno suscitato diverse polemiche, soprattutto per via delle inchieste che, negli anni, hanno messo in luce le condizioni critiche della manodopera impiegata in Qatar: secondo un articolo pubblicato dal Guardian nel febbraio del 2021, i lavoratori migranti morti nei cantieri sarebbero almeno 6500 (il dato, approssimato per difetto, fa riferimento soltanto al lavoratori provenienti da cinque Paesi – India, Bangladesh, Sri Lanka, Pakistan e Nepal – che hanno raccolto e comunicato i dati ufficiali attraverso le rispettive ambasciate). Peraltro, che le condizioni della manodopera migrante impiegata in Qatar fossero (per usare un eufemismo) precarie lo si poteva evincere anche dalla lettura dei report pubblicati negli anni da diverse organizzazioni umanitarie, come Amnesty International e Human Rights Watch.

Il gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo si è detto «sconcertato dalle accuse di corruzione nelle istituzioni europee». «Data la gravità delle accuse, fino a quando le autorità competenti non forniranno informazioni e chiarimenti pertinenti, chiediamo la sospensione dei lavori su tutti i dossier e delle votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite previste».