Rolling Stone Italia

Cosa dice di noi il caso Rachele Silvestri

La deputata di Fratelli d'Italia è stata costretta a fare un test del Dna a suo figlio per confermare l’identità del padre: anche questa è l’Italia e anche questa è violenza

Foto: Instagram

Rachele Silvestri ha 36 anni, è di Ascoli Piceno ed è una deputata di Fratelli d’Italia – e prima del Movimento 5 Stelle. È una donna, e questo purtroppo in Italia va sottolineato perché, soprattutto in questa storia, ha il suo peso specifico. Capiamo perché. In una lettera indirizzata al Corriere della Sera la politica scrive: «Ho scelto di rendere pubblica questa storia per tutelare mio figlio e Fabio, legittimo papà e mio amato compagno. Tutto quello che ho passato nell’ultimo periodo, mi ha portato a ricordare e fare mie le parole del premio Nobel per la pace, Elie Wiesel, quando dice che dobbiamo sempre schierarci perché la neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima».

In questa storia la vittima è proprio chi ha scelto di parlare. Rachele Silvestri ha raccontato di essere stata indotta a sottoporre suo figlio di tre mesi ad un test del Dna, per confermare la paternità dell’attuale compagno, Fabio, e smentire così le calunnie sul suo conto. «Sono stata costretta a fare il test di paternità per mio figlio di soli tre mesi. E il padre è proprio Fabio, il mio compagno. Naturalmente, non avevo dubbi. Perché, quindi, l’ho fatto? Perché, delle volte, la becera realtà arriva a superare anche la più fervida fantasia».

Il racconto della Silvestri parte dal 2018, anno della sua elezione tra le fila del Movimento 5 Stelle, che lascerà poco dopo. Nel 2019, dopo un periodo trascorso nel gruppo Misto, la deputata aderisce a Fratelli d’Italia. «È stata una scelta di cuore e di ragione, perché col partito di Giorgia Meloni condividevo da tempo le idee e il coraggio. I sondaggi, allora, davano Fratelli d’Italia su valori ben lontani da quelli attuali». Una precisazione fatta «affinché sia chiaro che la mia scelta non fu basata su calcoli elettorali». Ma non è questo il punto. Con «lavoro e l’impegno profusi in Commissione e in Aula» lo scorso anno Silvestri viene inserita nelle liste delle elezioni politiche, una “promozione” evidentemente non condivisa e accettata da tutti.

Tant’è che da qui cominciano a circolare voci su di lei e sulla sua famiglia. «Circa un mese fa, una persona amica mi racconta che gira la voce che il mio bambino non sarebbe figlio del mio compagno, ma di un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato. Mio figlio sarebbe, quindi, nato da una relazione clandestina, grazie alla quale io avrei anche ottenuto la mia candidatura. Non so chi sia stato. Molti, però, hanno scelto di condividere una evidente calunnia, di telefono in telefono, di chat in chat, rendendosi complici di questo schifo. E anche chi sa ma ha deciso di non parlare lo è».

Al momento non si conosce l’identità di chi abbia messo in giro per primo questa storia. E forse non si saprà mai. Silvestri dice che si tratta di un uomo, probabilmente un politico, e che l’abbia fatto forse per attaccare alcune figure del partito. Ma a questo punto la motivazione poco importa, perché qualunque essa sia «mi fa orrore». Di certo c’è solo che sì, questa è violenza, ancora più subdola perché non si vede.

«Riuscite soltanto a immaginare come mi sono sentita? Non bisogna essere una donna per capire lo schifo, la violenza, l’umiliazione. Mi chiedo: ma in quanti modi il corpo di una donna può essere violato, calpestato, abusato? Quante volte il dono della procreazione può essere strumentalizzato e degradato? In nome di cosa è giustificabile la violenza su un bambino appena nato?».
E quante volte ancora, l’essere donna, assumerà un significato diverso a seconda della casacca politica che si indossa? Quante volte ancora una donna si sentirà oggetto di scambi d’opinione non richiesti, di leggi fatte da uomini? E quante volte ancora il suo corpo dovrà essere giudicato solo per via della vita che potrebbe o meno portare in grembo? «Non siate neutri, abbiate il coraggio di spezzare la catena dell’indifferenza».

Iscriviti