Chiara Ferragni, la prima intervista dopo gli scandali: «Si è parlato di me come se incarnassi ogni male di questo Paese» | Rolling Stone Italia
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Chiara Ferragni, la prima intervista dopo gli scandali: «Si è parlato di me come se incarnassi ogni male di questo Paese»

«Sono cambiate molte cose in questi due mesi, ma il futuro al momento è un punto interrogativo». Ma si parla di tutto: accuse, commenti sui social, lavoro: «Il mondo in cui opero è nato con noi e noi avevamo la presunzione molto naif di fare un lavoro che, prima, non esisteva e che ha raggiunto fatturati da media impresa. Forse non eravamo neanche mentalmente preparati»

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Chiara Ferragni

Foto: Stefania D'Alessandro/Getty Images

È il Corriere della Sera ad aver intercettato Chiara Ferragni per la sua prima intervista dopo i problemi delle ultime settimane. Le accuse aver praticato pratiche commerciali scorrette, il pandoro, i biscotti, e poi Fedez, la rottura (presunta?), lui che se ne va di casa e un sacco di altre cose. L’intervista è stata realizzata il 20 febbraio, prima che i media parlassero di rottura tra i due.

Si parte dal 15 dicembre, la data in cui è cominciato tutto: «Erano le otto del mattino, ero in piedi, stavo andando su un set fotografico e né io né i miei collaboratori ci aspettavamo nulla del genere. Sono rimasta completamente scioccata. Anche perché ho saputo la notizia dalle agenzie, contemporaneamente a tutti gli italiani. Era venerdì, ho passato anche sabato e domenica chiusa in casa, con addosso la stessa tuta, a leggere i tweet terribili su di me e dire: cosa cavolo sta succedendo?». Ma nella lunga intervista Chiara ha parlato di tutte le polemiche dei giorni passati. Tipo della famosa tuta grigia che costa 600 euro e che ha indossato nel video di scuse: «Probabilmente non era il momento giusto, continuavano a uscire notizie contro di me. Forse avrei dovuto pensarci di più, aspettare, ma si stava mettendo in gioco tutto, si andava molto oltre i giudizi sull’operazione in sé, la strumentalizzazione era completa. E, quando sei dentro una gogna mediatica, ti sembra che tutte le persone ti stiano accusando, invece, basta uscire un attimo di casa per accorgerti che non è così. Da quando ho ripreso a uscire, non ho mai incontrato qualcuno che mi dicesse “sei una criminale”, ma solo persone che mi dicono: tutto questo è ingiusto, ne uscirai a testa alta».

Riservandosi di chiarire le sue posizioni nelle sedi opportune (sulla bambola Trudy dice: «La donazione è stata fatta e ho la documentazione che lo attesta. A tempo debito, chiarirò tutto a chi di dovere»), si passa poi a considerazioni più generali. I giornalisti chiedono: «L’anno scorso avete avuto ricavi per 28 milioni di euro, un grande successo. Forse avete sottovalutato la dimensione raggiunta?» e Chiara risponde: «Sicuramente. Non eravamo strutturati abbastanza. Siamo tutti giovani, principalmente sotto i 40 anni. Il mondo in cui opero è nato con noi e noi avevamo la presunzione molto naif di fare un lavoro che, prima, non esisteva e che ha raggiunto fatturati da media impresa. Forse non eravamo neanche mentalmente preparati. Ci piaceva che tanti ci dicessero “bravi” o “siete così smart”. Quella dell’Agcm è stata la prima bastonata, la prima volta che qualcuno ci ha detto con durezza e pubblicamente che avevamo fatto male qualcosa. La prima volta in cui ho detto: “cavolo, eravamo in buona fede, ma evidentemente potevamo fare meglio”. Io vedo i miei numeri, ho un’idea di quanto posso essere popolare, ma mi rendo conto di aver sottostimato tutto. Adesso, sono fiera dei miei ragazzi ma so che serve un rafforzamento della struttura con persone con più esperienza di me e di quelle che sempre in buona fede mi hanno aiutato fin qui. Serve anche, in certi momenti, essere più pronta a combattere e io non pensavo di doverlo mai fare».

Sul rapporto con i social, dove nelle ultime settimane sono apparsi migliaia di commenti che le danno contro, dice: «È stata dura. Per due mesi si è parlato di me come se fossi una criminale e incarnassi ogni male di questo Paese. Quando è scoppiato il caso, gli hater non hanno attaccato Balocco perché dicevano che ci sono gli operai e le famiglie, ma anche per le mie società lavorano 50 famiglie. Sono abituata a essere un personaggio divisivo, ad avere persone che mi supportano, ma anche hater. Fa parte del gioco, ma cercare ogni giorno una notizia negativa, anche falsa, per volere la mia disfatta, è stato eccessivo da sopportare anche per me. Poi ho l’impressione che faccia fare più clic dare enfasi a qualche hater piuttosto che alla maggioranza silenziosa che magari la pensa in altro modo».

E sul futuro: «Sono cambiate molte cose in questi due mesi, ma il futuro al momento è un punto interrogativo. Non so se il mio è un lavoro che farò per tutta la vita o se vorrò raccontare la mia vita per sempre».