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ChatGPT: perché il Garante della Privacy lo ha bloccato?

L'autorità ha sospeso l'utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sviluppata da OpenAI: è un precedente importante

Foto di Leon Neal/Getty Images

ChatGPT, l’Intelligenza Artificiale sviluppata da OpenAI, da mesi si misura su ogni possibile terreno: ha prodotto testi di tutti i tipi (racconti, canzoni, fiabe, addirittura codici), discusso appassionatamente di filosofia, si è addirittura trasformata in una collaboratrice di Rolling Stone recensendo dischi.

Per un po’ di tempo, però, non potremo utilizzarla: il Garante della privacy, l’Autorità che tutela la protezione dei dati personali in Italia, ha disposto infatti la sospensione immediata di ChatGPT. Secondo l’Autorità di piazzale Venezia, OpenAI e il suo prodotto di punta non rispettano il Gdpr, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali.

L’Autorità – spiega una nota – ha contestualmente aperto un’istruttoria nei confronti della società fondata da Sam Altman e ora guidata da Satya Nadella.

Nel provvedimento, il Garante privacy ha rilevato l’assenza di un’adeguata informativa per gli utenti e per tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da OpenAI, ma soprattutto l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di “addestrare” gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma.

Si tratta di un precedente importantissimo: il garante italiano è la prima autorità al mondo a bloccare l’uso di ChatGPT sulla base della normativa privacy.

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