Amazon ha vinto la battaglia, ma la guerra è appena cominciata | Rolling Stone Italia
Politica

Amazon ha vinto la battaglia, ma la guerra è appena cominciata

I lavoratori dello stabilimento Amazon di Bessemer, in Alabama, hanno votato contro la formazione di un sindacato – tra intimidazioni e propaganda di ogni tipo da parte dell'azienda. Ma il movimento dei lavoratori americano sta crescendo e le cose presto potrebbero cambiare

Amazon ha vinto la battaglia, ma la guerra è appena cominciata

Elijah Nouvelage/Getty Images

Con i suoi 28mila abitanti e il titolo di “peggior luogo in cui vivere dell’Alabama”, fino a qualche mese fa la cittadina di Bessemer attirava, comprensibilmente, ben poca attenzione internazionale. Poi è diventata uno dei più interessanti campi di battaglia per il movimento dei lavoratori nella storia statunitense recente. 

Nello stabilimento Amazon di Bessemer, aperto nel marzo 2020 per far fronte all’impennata di ordini online scatenata dall’inizio della pandemia, si è infatti tenuta una votazione che secondo gli esperti segna un punto di svolta per le rivendicazioni dei lavoratori in tutto il Paese: per la prima volta dal 2014, quando un piccolo gruppo di meccanici del Delaware provò ad organizzarsi, si è tenuto un voto per formare un sindacato di lavoratori Amazon. Con 1798 voti contro 738 e circa 500 voti contestati, il tentativo è fallito dopo lunghe settimane di azioni antisindacali palesi da parte della dirigenza di Amazon – ma diversi esperti affermano che sia solo l’inizio.

Secondo principale datore di lavoro negli Stati Uniti (dopo Walmart) e quinto al mondo, Amazon combatte strenuamente da anni contro la sindacalizzazione dei propri dipendenti, a fronte di tantissime segnalazioni che denunciano condizioni lavorative alienanti e talvolta brutali a cui sono sottoposti i lavoratori nelle centinaia di magazzini che gestisce. Il dettaglio che più ha colpito l’immaginario collettivo è quello degli autisti che, oberati da turni massacranti, si ritrovano a dover urinare in bottigliette di plastica mentre continuano a lavorare, ma anche chi non arriva a questi estremi ha parlato di ritmi lavorativi pesantissimi da un punto di vista sia fisico che psicologico. Per non parlare dei sistemi di sorveglianza automatizzati, pensati per tenere traccia dei tassi di produttività dei singoli lavoratori come se fossero essi stessi, a loro volta, dei robot.

Che un piccolo sindacato dell’Alabama provasse, allora, a contrapporsi a questo gigante multimiliardario non poteva che attirare l’attenzione e catalizzare le speranze dei sindacati di tutto il Paese. Sostenuti da Joe Biden – che ha pubblicato su Twitter un video indirizzato genericamente “ai lavoratori dell’Alabama” in cui affermava che sul posto di lavoro “non dovrebbero esserci intimidazioni, coercizioni, minacce, propaganda anti-sindacale” – nonché da Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Elizabeth Warren e (a sorpresa) dal repubblicano Marco Rubio, ad organizzare il voto per la sindacalizzazione dello stabilimento di Bessemer è stata la Retail, Wholesale and Department Store Union.

La risposta di Amazon è stata sistematica: d’altronde, l’azienda notoriamente forma i suoi manager affinché individuino e sappiano contrastare l’attività sindacale. Nel caso di Bessener, le tattiche sono state molteplici: i semafori al di fuori del magazzino sono stati alterati per dare meno tempo ai sindacalisti di distribuire volantini e rispondere alle domande dei lavoratori, i bagni sono stati tappezzati di manifesti contro la sindacalizzazione, e la compagnia ha provato a diffondere simili pubblicità sulla propria piattaforma di streaming, Twitch, poi rimosse. I lavoratori sono stati obbligati a partecipare a conversazioni di gruppo e incontri individuali in cui veniva dipinto un quadro delle conseguenze negative della sindacalizzazione, oltre ad essere bombardati di SMS che invitavano a votare no.  Si è cercato di rendere impossibile il voto per posta, nonostante il rischio rappresentato dagli assembramenti in un contesto di pandemia. È stato addirittura creato un sito, denunciato poi alla National Labor Relations Board, in cui veniva affermato falsamente che in caso avesse vinto il sì tutti gli impiegati sarebbero stati obbligati a pagare quasi 500 dollari di quota al sindacato. Amazon non ha negato questi sforzi, affermando di star semplicemente “educando i dipendenti sui fatti relativi all’adesione a un sindacato”.

“È facile prevedere che il sindacato dirà che Amazon ha vinto queste elezioni perché abbiamo intimidito i dipendenti, ma non è vero. I nostri dipendenti hanno sentito molti più messaggi anti-Amazon dal sindacato, dai responsabili politici e dai media di quanti ne abbiano sentito da noi. E Amazon non ha vinto: i nostri dipendenti hanno scelto di votare contro l’adesione a un sindacato”, ha detto l’azienda

Nelle interviste a diversi lavoratori che si sono opposti alla sindacalizzazione, però, la spiegazione che emerge è meno ottimista. “Le aspettative sono incredibilmente basse”, riassume il giornalista di ProPublica Alec MacGillis, “si dicono che è solo un lavoro che paga $15 l’ora, che è giusto sufficiente per questo tipo di lavoro, ma già meglio rispetto all’industria fast food”. “Probabilmente non starò qui a lungo comunque”, è il ragionamento.

La sconfitta, comunque, non ha affossato l’idea che ci si trovi in una congiuntura storica straordinariamente propizia per il movimento dei lavoratori negli Stati Uniti. Benché soltanto il 10,8% dei lavoratori sia iscritto a un sindacato, il supporto nei loro confronti è ai massimi storici: secondo Gallup, quasi i due terzi della popolazione statunitense li sostengono. E, mentre dal basso ci si organizza per intensificare le compagne di pressione anche senza passare per il voto nei singoli posti di lavoro, questo sostengo trasversale fa ben sperare l’amministrazione Biden. 

Come ha spiegato la professoressa Rebecca Givan alla CNN, infatti, “le elezioni a Bessemer hanno dimostrato che in base al diritto del lavoro attuale è quasi impossibile per i lavoratori iscriversi al sindacato. Ci saranno crescenti pressioni sui legislatori per ristabilire l’equilibrio e consentire ai lavoratori di ottenere una voce sul posto di lavoro. 

Se, infatti, il diritto del lavoro in America al momento costringe i lavoratori a vincere le elezioni nei singoli siti di lavoro, investendo soldi ed energie in centinaia di campagne separate, e fa molto poco per punire i datori di lavoro che minacciano o si vendicano contro i lavoratori che cercano di sindacalizzarsi, un nuovo pacchetto di leggi federali vuole invertire la tendenza. Sotto il Protecting the Right to Organize Act, introdotto dai democratici e già passato alla Camera, la formazione di sindacati sarebbe resa più semplice e i datori di lavoro sarebbero puniti in caso di violazioni dei diritti dei lavoratori. 

Una riforma, insomma, che si ritorcerebbe molto velocemente contro Amazon. A sottolineare questa ironia ci ha pensato Andy Levin, membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Michigan. “Amazon ha vinto il riconoscimento come simbolo stesso dell’oppressione aziendale nei confronti voce dei lavoratori, della disuguaglianza di reddito e ricchezza e della disumanizzazione del lavoro”, ha commentato. “Senza saperlo, stanno mettendo in moto un movimento per approvare il Protecting the Right to Organize Act”.