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Alexandria Ocasio-Cortez:
«Se voti come i razzisti, sei razzista anche tu»

Una chiacchierata con la più giovane e discussa deputata del Congresso USA. Ha 29 anni, viene dal Bronx e si definisce socialista. Ora ne vogliamo una anche in Italia

Se i Democratici avessero voluto trollare i Repubblicani, difficilmente avrebbero potuto trovare un politico migliore di Alexandria Ocasio-Cortez. Stiamo parlando, se ce ne fosse bisogno, della ragazza laureata alla Northeast, supporter di Bernie Sanders, oppositrice del muro, attivista nella propria comunità e figlia di un immigrato portoricano della working class. Nata nel Bronx, fino a poco prima di vincere nel 14° distretto di New York, spodestando il precedente titolare del seggio che era lì da 10 mandati, AOC serviva ai tavoli di un ristorantino di taco chiamato Flats Fix. Il suo volto è affascinante, simmetrico in modo quasi impossibile, il suo stile millennial, le sue risposte affilate e ben costruite. Oggi indossa un abito rosa acceso, che lei non si preoccuperebbe nemmeno di far notare – dato che siamo nel 2019 ecc. – non fosse per il fatto che un abito rosa è già qualcosa che si annuncia da solo.

È quasi ora di pranzo a Washington, DC, e Ocasio-Cortez ha già partecipato a una manifestazione per far terminare lo shutdown governativo e usato Twitter per, tra le altre cose, castigare il Daily Caller per la sua amichevole relazione con i suprematisti bianchi, castigare Tucker Carlson per la sua amichevole relazione con il Daily Caller, ricordare a tutti di “Legalize It” e “pretendere giustizia per le comunità devastate dalla Guerra alla droga”, e attaccare i media per avere trattato il tema delle fake news riguardo a sue foto di nudo utilizzando titoli ambigui. Quando la nostra conversazione viene interrotta dal suo bisogno di correre nell’aula per una votazione, continuiamo il giorno successivo in una sfarzosa camera del Campidoglio, non lontano dall’ufficio di Nancy Pelosi – ma abbastanza lontano perché Ocasio-Cortez possa perdersi per un momento nei corridoi e venire sopraffatta dai turisti, tutti smaniosi di farsi un selfie con la social media star del Congresso. Fedele al suo spirito, lei ha dato al popolo ciò che il popolo vuole.

Quando è stata l’ultima volta che hai subito del sessismo?
Uhm, le 10 di questa mattina (finge di guardare l’orologio).

Oh no, davvero?
Beh, quella storia delle mie foto nuda, hai presente? È divertente. Voglio dire, è vero che faccio un sacco di stories su Instagram, ma quelle non ricordo proprio di averle fatte! Ma questo la dice lunga sul lavoro che dobbiamo fare per quanto riguarda i diritti delle donne. Quando il presidente afferma di avere assalito sessualmente alcune donne, la gente scrolla appena le spalle, ma quando gira la voce che una donna avrebbe avuto l’audacia di farsi delle foto, tutti levano i forconi. Vorrei dire “Non reagite”, ma non possiamo far finta che queste testate dell’estrema destra non stiano portando avanti una narrativa sovversiva e distruttiva, e non possiamo fingere che queste narrative non abbiamo guadagnato inerzia. Hanno dirottato la presidenza.

E il dibattito politico.
Esatto. E quindi potrei non avere voglia di reagire. Potremmo non voler accettare il fatto che queste cose, che non erano degne del nostro tempo 10 anni fa, lo sono adesso, a causa del potere sovversivo che hanno creato. Ma io penso che invece si meritino una risposta.

Per la tua abilità nel galvanizzare i tuoi supporter attraverso i social media sei stata paragonata a Donald Trump.
Credo che ci sia una corsa a fare questo genere di paragoni. Ma ogni volta che i media sono cambiati, quelli che per primi hanno riconosciuto il cambiamento – e hanno imparato ad adattarsi – hanno avuto il vantaggio della prima mossa. Quindi questo paragone non riguarda la personalità, né Trump, ma ha più a che fare con questo vantaggio. Ma ci sono delle somiglianze. Le persone che hanno successo sui social media seguono principi simili. Per entrare in risonanza con le altre persone devi dir loro con precisione che intenzioni hai, devi essere pronto a fare degli errori, a essere vulnerabile e imparare lungo la strada.

Inizialmente volevi diventare un’ostetrica. Che cosa ti ha fatto cambiare idea?
All’università ho vissuto per un po’ di tempo in Africa occidentale, aiutando le levatrici a far nascere i bambini nel Sahara, e mentre ero lì ho contratto la malaria. Nei paesi in via di sviluppo la malaria è una malattia legata all’economia. È una malattia che colpisce così tante persone da impattare direttamente sul prodotto interno lordo dei Paesi. Così ho iniziato a considerare questi problemi sanitari direttamente come temi macroeconomici e sociali. Ma ne sono stata colpita in prima persona quando mio padre è morto nel pieno della crisi finanziaria, mi sono laureata e ho iniziato a fare la cameriera. La cosa che le persone non capiscono a proposito dei ristoranti è che si tratta di uno degli ambienti più politici in assoluto. Lavori spalla contro spalla con gli immigrati. Ti trovi nel fulcro dell’ineguaglianza di reddito. La tua paga oraria è anche più bassa del minimo sindacale. Lavori per le mance. Vieni molestata sessualmente. Vedi come il cibo viene processato e manipolato. Vedi come i prezzi delle cose fluttuano. Per me è stata un’esperienza politica elettrizzante.

Quando hai lasciato il tuo lavoro come cameriera, cosa hai detto al tuo capo? Una cosa tipo: “Me ne devo andare, devo entrare al Congresso”?
Sì, ho mantenuto segreta la mia campagna per un sacco di tempo ma poi…

Facevi il doppio lavoro.
Per un anno intero. Alcuni colleghi lo sapevano perché erano miei amici, e un giorno il gestore ha sentito qualcuno parlarne, così mi ha chiamato e mi ha chiesto: “È vero?”. Io ho annuito. E lui mi ha dato un abbraccio e mi ha detto: “Dimmi di cosa hai bisogno”.

Hai ricevuto il testimone da Nancy Pelosi, ora sei tu ad assorbire le accuse in nome di tutto il Partito Democratico. Ti fa soffrire?
Stavo parlando con un deputato repubblicano, e lui mi fa: “Sei comunista? Comunque non è un problema, se lo sei”. Ho iniziato a ridere, perché questo è esattamente ciò che Fox News cerca di fare.

Ma si può dire che tu in qualche modo cerchi le controversie? Stai cercando di stabilire un dialogo in cui sei in competizione con Trump?
Penso che abbiamo incassato fin troppo. Che abbiamo tollerato l’intollerabile. E ricordo la sensazione di essere solo un elettore, e pensare: “Perché non stanno combattendo questi problemi?”. Quello che il presidente sta cercando di fare è minare il concetto stesso di verità. Solo perché respingo i giornalisti che definiscono “sgradevoli” le donne, non significa che io creda che le testate stesse per cui lavorano siano fake news. C’è una grande differenza tra controllare una narrativa e controllare un’istituzione. È il modo in cui si arriva a considerare coloro che negano il cambiamento climatico allo stesso modo di scienziati venerabili.

Quindi quando si tratta di accettare le controversie, credo che lo si possa fare. A dire il vero, gran parte del cambiamento è costituita dal conflitto. L’ho detto anche agli altri membri del congresso: se vogliono concentrare il fuoco su di me, che facciano pure. Vengo da un distretto profondamente democratico. Meglio me di qualcun altro. In larga parte non mi disturba. Le ultime 24 ore mi hanno fatto innervosire perché la loro isteria si è manifestata sotto forma di sessismo e intolleranza. Qui è dove io inizio a reagire.

Voteresti l’impeachment per Trump?

Sì. Nessun dubbio, nessun dubbio. Non capisco nemmeno perché sia una questione controversa. Voglio dire, ok, so perché è controverso. Capisco chi viene da distretti molto difficili, dove gli elettori sono distrutti. Ma per me e la mia comunità del Bronx e del Queens, sarebbe facile votarlo.

Tutti vorrebbero farlo.
Sì, tutti.

Sei qui da circa una settimana, hai parlato con alcuni repubblicani per capire come mai continuino a supportarlo?
Beh, il Partito Repubblicano è praticamente in ostaggio. Molti repubblicani sanno quale sarebbe la cosa giusta – non solo per quanto riguarda l’impeachment, ma per un grande ventaglio di temi – ma non vogliono alzare la voce.

Perché sarebbe un suicidio politico.

Perché, beh sì, non possono. Per me è una posizione inaccettabile, perché non siamo più nel reame della politica. Qui non si tratta di politica, ma di società. Di uguaglianza, diritti civili.

Non sarebbe meglio avere repubblicani che fanno la cosa giusta di nascosto, invece di repubblicani che si espongono pubblicamente e perdono il lavoro a favore di chi invece è d’accordo con Trump?

Se votano nello stesso modo, che importa? Non mi interessa cosa pensano davvero, se poi votano come un vero razzista. Alla fine, pensano che le loro intenzioni li salveranno, ma le decisioni che prendono ogni giorno hanno un significato. Sono stanca di sentirmi dire: “Voterò esattamente come i bigotti, ma non ne condivido l’ideologia”. Beh, condividi la loro agenda politica, e fai le stesse cose. Dobbiamo farlo presente.

Quello di cui stai parlando aiuterà a cambiare la Finestra di Overton – la rosa di idee accettate nel discorso pubblico – così che i democratici possano competere con i repubblicani?

Gran parte della mia agenda è dedicata a modificare la Finestra di Overton, è un tema strategico. Io sono una matricola in un’istituzione che funziona per anzianità. A livello procedurale, è un po’ come tornare al liceo. Sei il nuovo arrivato nel quartiere. Quindi, in quanto matricola, devi capire quali sono gli strumenti che hai a disposizione, e durante il mio primo mandato ho capito di avere l’occasione di inquadrare il dibattito, che è uno dei modi per conquistare più potere. Se sono qui da quattro giorni, la cosa più incisiva che posso fare è innescare un dibattito pubblico, magari sulle modalità di tassazione dei più ricchi.

Da quando sei al congresso, quanto tempo hai passato con Bernie Sanders? Siete usciti per una birra?

Beh, non abbiamo ancora bevuto una birra, ma durante la mia campagna sono riuscita a parlarci e chiedergli qualche consiglio.

Cosa ti ha consigliato?

Mi ha spiegato che avrei passato molto del mio tempo in una commissione, e che sarebbe stato importante scegliere un tema di cui sono appassionata.

Ti hanno appena nominata alla commissione per i servizi finanziari…

Non è ancora ufficiale, ma sembra che ci siano buone possibilità. Era nella mia top 3. È una commissione molto potente in termini di regolamentazione. Poterne far parte è entusiasmante.

Alexandria Ocasio-Cortez durante una conferenza stampa per il ‘Green New Deal’, foto Getty

Che risultati vorresti portare a casa nel 2019?

Dobbiamo ridefinire il discorso sul cambiamento climatico, e dobbiamo farlo parlando di giustizia ambientale. Per molto tempo abbiamo pensato che la legislazione sul cambiamento climatico servisse a salvare gli orsi polari, non le tubature a Flint. Non pensiamo all’aria che respiriamo nel Bronx. Oppure ai minatori che prendono il cancro in West Virginia. Dobbiamo parlare del clima come di una questione di giustizia sociale, giustizia economica e giustizia ambientale. Dobbiamo essere netti e dire: “Se la tua proposta di legge non crea posti di lavoro, infrastrutture, se non rende giustizia alle comunità in difficoltà, allora non è un Green New Deal”. E abbiamo la maggioranza alla Camera, quindi perché non battagliare?

Mi auguro che funzioni.

Anche io. Chiama il tuo rappresentante.

Sei tu il mio rappresentante! (Ride)

Sì, è vero!

Non preoccuparti, chiamerò. Hai detto che avresti voluto più opzioni per scegliere la leadership alla Camera… 

Beh, non ci sono mai state vere alternative. E avevo iniziato a notare una certa resistenza verso la leadership (Nancy Pelosi), soprattutto dalla parte più conservatrice del partito. Volevano prendere le sue richieste di cambiamento e trasformarle in una sponsorizzazione corporate. Nancy Pelosi era il candidato più progressista. È soprattutto per questo che continuerò a supportarla.

Pensi che andrete d’accordo?

Assolutamente. Uno degli aspetti più interessanti della speaker è che crede davvero che il Partito Democratico debba essere progressista. È in una posizione difficile, deve moderare tutte le correnti del partito, ma la sua visione personale è molto progressista. Non credo ci sia un tema su cui siamo davvero divise.

Vi siete mai confrontate faccia a faccia?

Sì, è successo diverse volte e ho cercato di enfatizzare quanto il cambiamento climatico sia importante per la nostra agenda politica. Lei è stata uno dei primi democratici a parlarne, anni fa.

Pelosi è in politica da molto tempo, credi che per questo possa cedere troppo rapidamente alla logica del compromesso?

Penso che tutto il partito faccia troppi compromessi. Non credo dipenda solo da lei, perché con una coalizione può intervenire in maniera limitata. Per questo credo che il mio ruolo abbia la responsabilità di influenzare il discorso politico, così che tutti i membri del partito sentano un po’ più di pressione, perché amplifichiamo quello che sente davvero l’elettorato. Io mi sono candidata in un distretto profondamente democratico, e i rappresentanti sono molto meno progressisti dei loro elettori. Quando gli eletti ascoltano quello che si dice nei loro distretti, allora sono più liberi di muoversi, ed è così che la speaker potrà fare meno compromessi ed essere più dura. Soprattutto quando si parla di ambiente, ma non solo.

Su cosa saresti disposta a scendere a compromessi?
Non voglio scendere a compromessi sulla direzione del paese, ma sono disposta a farlo su come ci arriveremo. Credo nell’assistenza sanitaria single-payer, in modo che ogni americano riceva assistenza fisica, mentale e dentale gratuita. Questa è la mia visione. Se faccio abbastanza pressione sui gruppi parlamentari in modo che i nostri membri più conservatori combattano per la sanità pubblica, sarebbe una grande vittoria.

Ti preoccupi che il partito possa spaccarsi, che tu non stia solo trollando i repubblicani, ma anche i democratici? Stai facendo tutti i tipi di trolling! (Ride)
Beh, non mi preoccupo di spaccare il partito, ma come ho detto in passato, non possiamo occuparci solo dei diritti più elementari. Non dovrebbe essere una dichiarazione di parte dire che tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo. Il fatto che sia una questione di partito mi sconvolge. Credo che entrambi i partiti debbano essere dalla stessa parte quando si tratta di giustizia razziale, diritti omosessuali, uguaglianza matrimoniale, tutto. Queste non dovrebbero essere questioni di partito, dovrebbero essere diritti universali. E quindi dobbiamo difenderli, e dobbiamo anche andare oltre. Soprattutto quando si tratta di estendere i nostri diritti alla dignità economica.

Molti americani sono davvero preoccupati per la situazione economica di questo Paese. Le persone che lavorano a tempo pieno non possono sostenere le loro famiglie. È incredibile per me che questa non sia vista come una crisi nazionale.
Questo Paese non è mai uscito da situazioni disperate andando al risparmio. Non abbiamo mai utilizzato l’austerità per arrivare alla prosperità, mai. Non è mai successo. L’unico modo che avevamo per uscire dalla Grande Depressione era attraverso una massiccia iniezione di investimenti pubblici, e anche una massiccia espansione dell’ambizione politica, dell’idea di ciò che era possibile fare in America. Non usciremo da questa crisi con piccoli cambiamenti incrementali. Abbiamo bisogno di volare alto.

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Cosa pensi di sapere in più rispetto alla vecchia guardia?
Una delle cose che metto sul tavolo è l’aver compreso, anche in maniera viscerale, che gli under 40 di questo paese si sono modellati attraversando un insieme di eventi completamente diverso dal passato. Siamo letteralmente cresciuti in Americhe diverse. La vecchia guardia viene dalla guerra fredda, dall’America del secondo dopoguerra; noi abbiamo visto l’America della guerra in Iraq, l’America dell’11 settembre, la Grande Recessione Americana. Le persone sono abituate a parlare dei millennial come se fossimo degli adolescenti. Ma ora siamo tutti sulla trentina. Stiamo crescendo dei figli, ci sposiamo e abbiamo famiglie, e abbiamo mutui e dobbiamo pagare per i nostri prestiti universitari. È importante che il Congresso sia in contatto con questa realtà. Le persone tendono a interpretare la mia posizione come un attacco alle generazioni più anziane. Ma non si tratta di questo. È un problema di rappresentanza. Non abbiamo abbastanza rappresentazione intergenerazionale. Siamo governati in larga parte da una generazione sola. Questo non vuol dire che questa generazione dovrebbe essere senza potere, ma che anche gli altri dovrebbero essere qui.

Stai ancora pagando il tuo debito universitario?
Certo che sì! Ho 29 anni.

Qual è l’ultima cosa che ti ha fatto arrabbiare davvero? E in che modo le persone dovrebbero sfruttare questa rabbia per renderla produttiva?
A noi donne non è permesso essere arrabbiate, quindi sono soprattutto loro a doverla sfruttare.

Esattamente. Grasse, brutte e presuntuose.
Sì. Devi solo essere carina e gentile. E poi come donna di colore, hai anche più di uno stereotipo da sopportare. Anche se non sei arrabbiata, diranno che lo sei.

Giusto.
L’ultima volta che mi sono incazzata è stata per discorso presidenziale sulle frontiere, vedere questo tizio che fa il razzista in diretta dallo Studio Ovale. L’ho visto come uno sfregio politico. Per quanto riguarda come dovremmo sfruttare la rabbia, invece, si tratta semplicemente di usare quell’energia per dire: “Abbiamo bisogno di puntare in alto”.

Ti preoccupa che spingendo il Partito Democratico più a sinistra finirai solo per polarizzare ancora di più il Paese?
Penso che sia sbagliato dire che ciò che sto proponendo sia polarizzare il Paese. Quello che stiamo vedendo ora è una classe dirigente creata dalle corporazioni e una piccola élite che ha imbavagliato il governo. I fratelli Koch possiedono tutti i repubblicani al Senato. Sono una loro proprietà. Non votano a meno che non loro non gli dicano cosa fare. Ma il 70% degli americani crede che il progetto Medicare debba essere universale. Il 90 crede che sia necessario togliere denaro alla politica. L’80 crede che il cambiamento climatico sia un problema reale e urgente. Il 77% degli americani crede che gli immigrati siano una forza positiva negli Stati Uniti d’America. Credo di combattere per il consenso americano.

Hai detto ad Anderson Cooper che vuoi che le persone ti sottovalutino perché è così che hai vinto le tue primarie. Quando è più sicuro lasciare andare le cose e quando è necessario controllarle?
Alla gente piace fare queste dichiarazioni denigratorie, come: “Oh, è brava su Twitter. Ma sarà un vero legislatore?” Penso che fin dall’inizio mi abbiano sottovalutata sotto quell’aspetto. Chiedo di correggere il tiro solo se cercano di dipingermi come se non fossi intelligente o concreta. È allora che mi vedrai rispondere al fuoco. Quando chiami Elizabeth Warren o Kamala Harris “unlikable“, usi una parola volatile, poco convincente, insignificante, una stronzata misogina. Unlikable? Cos’è? Non è una critica politica. Paul Ryan è stato un truffatore per 10 anni, e fu chiamato un prodigio per politiche progettate per prosciugare le economie delle famiglie. Ma il ciarlatano sono io…

Hai 29 anni e sei al Congresso. Dove andrai ora?
Non ne ho idea. Voglio dire, vado dove la gente mi dice di andare, dove vuole il Popolo.

Non solo qualcuno.
No, non solo qualcuno. Finché sarò efficace, ci sarò.