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Alessandra Mussolini è diventata una paladina dei diritti LGBT

Si è schierata in favore del ddl Zan, contro le discriminazioni, per le adozioni da parte di coppie omosessuali e il suo nuovo slogan è "cambiare significa essere liberi"

Il ddl Zan è ormai diventato un argomento controverso. La Chiesa non lo vuole, la destra non lo vuole e c’è persino una parte di sinistra che la pensa come loro. E poi c’è Alessandra Mussolini, donna di destra dal cognome ingombrante che, a sorpresa, ultimamente non solo si è schierata a favore del ddl Zan ma l’ha fatto in modo forte e chiaro – a dire il vero, fino a sfiorare il parossismo.

Già lo scorso aprile Alessandra Mussolini aveva fatto capire come la pensava sul tema, postando una foto in cui faceva vedere la scritta “ddl Zan” sulla mano aperta. Adesso, intervistata dal settimanale Chi, ha parlato a lungo della proposta di legge: “Oggi più che mai bisogna combattere tutti assieme le tante discriminazioni che, purtroppo, esistono ancora”, ha detto, “dicono che limita la libertà di espressione? Sono dell’idea che, in questo caso specifico, la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”.

Ma Alessandra Mussolini non è solo favorevolle al ddl Zan, è anche favorevole alle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali. “I bambini abbandonati negli istituti sono la peggiore sconfitta di ogni società. L’amore deve prevalere su tutto”, ha detto. E alla domanda: “e se suo figlio o sua figlia le dicesse di essere gay?” ha risposto che non avrebbe problemi, perché “per me conta, oggi più che mai, solo ed esclusivamente la loro felicità”. “Occorre iniziare oggi per le generazioni future”, ha concluso, “ogni rivoluzione culturale necessita di tempi molto lunghi”.

 

 
 
 
 
 
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La conversione di Alessandra Mussolini ai diritti LGBTQ+ non si limita a questa intervista. Basta aprire il suo account Instagram per trovare una serie di foto che non sono proprio il genere di scatti che ci si aspetterebbe di vedere sul profilo di un Mussolini. Alessandra Mussolini vestita da una specie di sirena con i colori arcobaleno dei diritti LGBTQ, per esempio, e lo slogan “cambiare significa essere liberi”.

Chissà cosa penserebbe di tutto questo Benito, che considerava l’omosessualità un “vizio abominevole” che andava combattuto mentre allo stesso tempo se ne negava l’esistenza. Chissà cosa ne pensa l’altro Mussolini entrato nell’agone politico italiano, Caio Giulio Cesare, che sembra molto più ortodosso di Alessandra e che su Instagram invece di foto coi colori arcobaleno posta meme complottisti. E chissà cosa ne pensa l’Alessandra Mussolini di qualche anno fa, quella che nel lontano 2006, ospite a Porta a porta, gridava “meglio fascista che frocio” trovandosi di fronte Vladimir Luxuria.