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Adesso che non abbiamo più paura del Covid, abbiamo paura del vaccino

Ed è una paura irrazionale che nasce da una correlazione tutta da dimostrare, da un pugno di casi isolati e dai titoli sensazionalistici dei giornali. È questo l'aspetto agghiacciante: abbiamo deriso i NoVax, ma adesso stiamo diventando come loro

Brook Mitchell/Getty Images

Nel giro di un anno, siamo passati dall’essere un Paese terrorizzato (giustamente) dal coronavirus tanto da passare mesi chiuso in casa cantando dal balcone, all’essere un Paese terrorizzato dal vaccino contro il coronavirus, tanto da sospendere in “in via precauzionale” la somministrazione del vaccino di AstraZeneca dopo una serie di casi di decessi in cui la correlazione con la vaccinazione è ancora tutta da dimostrare e dopo una campagna stampa sui maggiori quotidiani italiani che, nel coprire quegli stessi casi, è stata indistinguibile dai canali Telegram dei complottisti novax. La giornata di ieri sarà una giornata da ricordare, in futuro, quando si tratterà di ricostruire le tappe della profonda crisi di fiducia – nei media, nelle istituzioni, nella politica – che attraversa la nostra società. 

In tutto ciò non siamo soli, anche se è di ben poco conforto. Come tessere del domino, tutti i maggiori Paesi europei hanno deciso analoghe sospensioni dell’uso del vaccino AstraZeneca, a partire da Danimarca, Norvegia, Islanda, Paesi Bassi e Irlanda per poi arrivare a Germania, Francia, Spagna. Questo nonostante due giorni fa l’Aifa – Agenzia Italiana del Farmaco – avesse definito “ingiustificato” l’allarme sulla sicurezza del vaccino; nonostante anche ieri sera, dopo la sospensione, il suo direttore generale fosse tornato a rassicurarci dicendo che il vaccino “è sicuro”.

Secondo alcune indiscrezioni, la decisione sarebbe arrivata dopo un colloquio tra il premier Draghi e il ministro della Salute Speranza, che a sua volta aveva parlato con i suoi omologhi tedesco, francese e spagnolo. Secondo altre indiscrezioni lo stop sarebbe stato deciso da Draghi su indicazione della Germania. Un comunicato stampa del Paul-Ehrlich-Institut di Berlino afferma che ci sarebbe un aumento “impressionante” di una forma rara di trombosi in “prossimità temporale” con la somministrazione del vaccino AstraZeneca, ma i dati attualmente disponibili dicono che tra la popolazione vaccinata non c’è una percentuale di trombosi superiore alla media. A pronunciarsi ora deve essere l’EMA, che si riunirà giovedì, per analizzare i dati e stabilire se il vaccino è sicuro o meno, se lo stop è giustificato o meno. EMA che intanto – ieri – ha già ribadito che i benefici del vaccino AstraZeneca “superano i rischi di effetti collaterali”.

Ci sono due possibilità. La prima è che ci siano nuovi dati effettivamente preoccupanti, che contraddicono quelli disponibili finora e che fanno sospettare davvero che il vaccino AstraZeneca non sia sicuro. La seconda è che siamo di fronte a un pasticcio politico. Un effetto valanga: qualche caso “sospetto”, la stampa avida di click che ci si butta sopra a pesce con titoli sensazionalistici, il pubblico che fidandosi della stampa (giustamente) si spaventa, le autorità politiche che non hanno la forza di chiarire la situazione o hanno interesse ad assecondare la paranoia. Il risultato è un pasticcio politico gigantesco, che rischia di mettere in pericolo la stessa campagna vaccinale europea, già di suo in difficoltà. 

Perché con ogni probabilità l’EMA confermerà la sua piena approvazione al vaccino AstraZeneca, e allora sarà il momento dell’ennesimo dietrofront delle autorità: è sicuro, anzi lo sospendiamo, anzi è sicuro di nuovo. Che conseguenze potrà avere tutto ciò su un’opinione pubblica che da un anno vive in una situazione di emergenza e restrizioni delle proprie libertà – con tutte le conseguenze, da quelle economiche a quelle di salute mentale, del caso? E che adesso, dopo essersi messa per un anno completamente nelle mani delle autorità sottostando a una sequela di regole assurde, vede che quelle stesse autorità sono allo sbando?

Le prime risposte a queste domande le vediamo già da qualche giorno: prima ancora della sospensione in tutta Italia, Repubblica Torino riportava che dal 10 al 20% dei piemontesi aventi diritto avevano chiamato per rinunciare al vaccino, mentre La Tribuna di Treviso parlava di un buon 30% di disdette. Chiunque conosca persone che erano in lista d’attesa per la vaccinazione conosce anche i dubbi che hanno probabilmente espresso.

Un anno dopo il grande lockdown di marzo 2020 non abbiamo più tutta questa paura del Covid. Non ci approcciamo più alle zone rosse e alle chiusure con il sollievo di chi vede finalmente il governo agire con forza per tutelare la salute pubblica, ma con la malinconia di chi si vede di nuovo costretto a rinunciare a una vita normale proprio all’arrivo della primavera. In compenso, adesso abbiamo paura dell’unica cosa che può farci tornare a fare una vita normale – il vaccino. Ed è una paura irrazionale, che nasce da una correlazione tutta da dimostrare e da un pugno di casi isolati che prima di finire nei titoli sensazionalistici dei quotidiani giravano nel gruppi Telegram complottisti novax. È questo l’aspetto agghiacciante: abbiamo deriso i novax, ma adesso stiamo diventando come loro.