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Addio a Ermes Maiolica, padre di tutti i troll

Ok, non è vero, non ci ha affatto lasciati. Ma se arrivate a fine intervista capirete perché lo abbiamo scritto

Abbiamo contattato Ermes Maiolica, il padre di tutti i troll, per scoprire se fosse vero ciò che si dice in giro, cioè che starebbe organizzando un festival di troll a Narni (TR), oppure se si trattasse di uno dei suoi soliti scherzi. Ovviamente, ne abbiamo approfittato per fargli un po’ di domande sullo stato dei lavori nell’internet e sulla sua progenie di troll che quotidianamente invade la rete.

Ermes, ormai sei una celebrity: interviste tv, giornali, lezioni all’università… ma fai ancora il metalmeccanico?
Sì, sì faccio ancora l’operaio, anche perché non ho mai voluto guadagnare niente con le bufale, che comunque ho smesso di fare nel 2016.

Anche se non scrivi più bufale ti senti ancora un troll?
Diciamo che ho maturato la cosa. Mi dedico sempre alla satira sotto un’altra forma: non farò bufale, ma qualche scherzo lo faccio sempre, anche battute, freddure… Poi ora faccio docenze quindi ho iniziato a dedicarmi anche alla parte teorica del trolling, per questo ho deciso di organizzare il festival: per cercare di dare un senso a quello che sta succedendo sul web e fare anche un po’ l’avvocato del diavolo.

I tuoi colleghi metalmeccanici cosa ne pensano di tutte queste tue attività?
Sinceramente non è che mi seguano tanto. Perché questa cosa del trolling è un po’ di nicchia: è popolare però allo stesso tempo non è molto compresa.

Allora non sei famoso a Terni?
In fabbrica no, però a Terni abbastanza: sono molto attivo come personaggio a livello politico. Qua abbiamo la Lega, quindi c’è molto lavoro da fare. Anche qualche giorno fa mi sono finto leghista e ho rilasciato delle interviste… insomma faccio queste azioni goliardiche o situazioniste.

Hai fatto anche un selfie con Salvini. Ma dopo l’ha scoperto chi eri?
Non lo so. Gliel’avranno detto. Di sicuro prima del selfie mi hanno ricorso i carabinieri.

Dunque la tua attività di trolling adesso si è trasformata in vero e proprio attivismo politico.
Ormai sì.

Dobbiamo aspettarci di vederti candidato?
No, no, mai. Preferisco stare dalla parte della critica.

Un po’ di tempo fa su Facebook hai scritto “Il politico è un troll che ce l’ha fatta”.
Fondamentalmente sì. Prima lo scopo del troll era di usare gli strumenti del potere per puntarglieli contro. Adesso invece sembra verificarsi il contrario: sono i politici, e anche alcuni giornalisti a sfruttare le tecniche dei troll o dei situazionisti per ottenere visibilità. Facciamo l’esempio di Libero Quotidiano: è ovvio che scrivono provocazioni e che spesso non pensano nemmeno ciò che scrivono, però è tutto studiato proprio per trollare, cioè per fare in modo che chi si indigna finisca in realtà per dargli spazio e visibilità. È come se il potere si fosse appropriato degli strumenti del troll. Sono proprio cambiati i tempi.

Tu haters ne hai?
Poca roba. Unica cosa, vengo accusato di aver stimolato altri ragazzi a fare quello che facevo io. Io non so se lo volevo o no, ma di certo sono d’accordo con il filone trolling. Secondo me il troll è uno strumento utile per educare le persone. E poi è anche una forma di intrattenimento. Infatti è per questo che difendo personaggi come Gian Marco Saolini che tra l’altro è un mio amico. È vero, lui avrà anche dei difetti ed è giusto criticarlo, però chi lo definisce reazionario o fascista sbaglia. Sono anche in disaccordo con chi dice che il trolling faceva ridere dieci anni fa e ora non ha più senso: è sbagliato perché da dieci anni a questa parte il pubblico del trolling è aumentato tantissimo. Tanto che i troll sono diventati delle specie di web star.

Quindi tu sei della scuola di pensiero che il trolling serva per educare. Non puoi negare però che sia anche un fenomeno che fa tante vittime inconsapevoli: insomma, è più un danno o più una risorsa?
Francamente non ce l’ho nemmeno io la risposta. Personalmente, l’unica cosa che ho fatto è rendermi conto che mi era sfuggito di mano. Dopo il referendum costituzionale del 2016, in cui fui addirittura accusato di aver rovinato il risultato, finii sulle prime pagine di tutti i giornali. Dicevano che avevo spostato i voti perché le notizie più lette in quel periodo erano le mie bufale. Lì mi è presa male e ho deciso di tirarmi fuori. E allora ho iniziato a tenere corsi online, a collaborare con le università, a organizzare attività come il mio festival. Tutte attività no profit per spiegare come funzionano i meccanismi della rete. Ho puntato tutto su quello e spero che finiscano per farlo anche questi nuovi troll…

Allora la verità è che sei un troll pentito!
Più che pentito è un percorso che si fa. Visto che era una cosa troppo delicata, troppo difficile – cioè il trolling può funzionare però effettivamente è una cosa molto sottile che va presa con le pinze – ho pensato che a questo punto valesse davvero la pena di puntare tutto sull’educazione, la collaborazione con le istituzioni, università eccetera. Insomma fare cose più culturali.

Ermes, non ti sarai mica imborghesito?!
Tutti gli incendiari poi diventano pompieri, si sa.

E lo spirito punk di cui ti sei sempre fregiato?
Beh anche questo è punk, perché è sempre una cosa a favore della verità. Non è che sono passato dalla parte del sistema nel senso che sto dalla parte dei governi o delle multinazionali: anzi, al contrario, mi voglio istituzionalizzare per fare qualcosa di buono, per far capire alle persone come funziona la manipolazione delle opinioni e delle masse. Che poi a volte continuo a trollare: ad esempio qualche giorno fa mi sono finto leghista. Ma non l’ho fatto per fare danno o generare odio. Poi ultimamente ho iniziato anche a collaborare con Martina Dell’Ombra e Lercio.

Cosa fate?
Stiamo preparando The Original Fake Show, uno spettacolo che sarà a teatro da marzo. E poi in questi giorni siamo molto indaffarati con i preparativi del Faketory Festival, un festival di troll. Purtroppo non ci sta credendo nessuno: ho dovuto chiamare il comune e chiedere di pubblicare l’evento sulle loro pagine, per far capire che è reale.

D’altronde li capisco, non sarebbe la prima volta che organizzo un evento falso…
Una volta a Terni ho pubblicizzato un rave in un bar di lusso: si sono presentati una cinquantina di punkabbestia…

E poi com’è finita?
Sono entrati nel bar e li hanno cacciati.

Parliamo di Faketory…
Si terrà il 15 marzo, dalle 15 alle 18, al San Domenico di Narni (TR). Narni è il paese che ha inspirato Le cronache di Narnia. Gli ospiti saranno Martina Dell’Ombra e Lercio. E poi ho invitato anche quelli che hanno fatto la storia del fake in Italia: Ciro Ascione di Trashopolis, il primo troll italiano, quello che scrisse le false tracce di maturità che finirono nei giornali e fece morire Marge Simpson. C’è Marco Lavagetto, che ordì il complotto di Tirana ai danni di Oliviero Toscani [notevole, vi consigliamo di andare a leggervi la storia, nda]. E poi ci sarà Andrea Natella, terrorista culturale, un personaggio incredibile di cui tante cose non posso raccontare perché non vuole esporsi; è quello che ha portato il guerrilla marketing in Italia e ha creato psicosi collettive incredibili…

In pratica sei diventato uno jedi dei bufalari.
Sì più che altro l’avvocato del diavolo, perché cerco di difenderli anche quando hanno torto.

Cadi ancora nelle bufale?
Mah, in qualche bufala ci posso pure cascare, però non è colpa mia, è colpa del giornalismo sbagliato. Ad esempio a un certo punto era uscita la notizia “Vietate le bambole di colore a Codroipo” Era una bufala, ma è ovvio che se la riportano tutti i giornali, La Repubblica, il Corriere… va a finire che ci credo anche io. D’altra parte è ovvio che non casco nei blog dei bufalari. Casco nei tranelli, come tutti, di un giornalismo troppo veloce e disattento.

Rispetto a quando hai iniziato a fare questa attività, cos’è cambiato sull’internet?
Beh ad esempio, nel discorso del trolling che può aiutare a educare: ho visto nella rete un cambiamento incredibile, nel 2013, quando ho iniziato, la gente si beveva proprio tutto, comprese storie di mostri marini, insetti giganti… La prima bufala creata da me fu una vignetta del ministro Kyenge che diceva che le case popolari dovevano andare agli immigrati, agli zingari e ai rettiliani, cioè alle fasce più svantaggiate. Però i rettiliani sono alieni che si aggirano sulla terra travestiti da umani. Questo post ottenne migliaia e migliaia di commenti e nemmeno uno diceva che era una bufala. Se oggi lanciassi questa storia non sarebbe virale come prima. Un pochino la gente è stata educata alle bufale, a certi siti almeno, poi dopo, sapete com’è, la mistificazione muta continuamente. Ad esempio io facevo morire un vip ogni settimana. E tutti i fine settimana finivo sistematicamente sul telegiornale: è morto questo, quell’altro, questo altro ancora… A un certo non potevo più farli morire perché da una parte li avevo messi tutti, erano finiti, e dall’altra la gente non ci credeva più.

Una volta sei morto anche tu.
Sono morto più volte.

Raccontaci di quella volta che Burioni si è dispiaciuto.
Quella è stata la mia morte più grossa, diciamo forse l’unica bufala di cui mi sono pentito, forse l’unica che mi ha creato problemi: chi ci doveva cascare non ci è cascato, chi non ci doveva cascare ci è cascato. Non lo avevo detto a nessuno, nemmeno alle persone che ho intorno, né ai concittadini, né agli amici… Quindi ho fatto tanto casino e mi hanno portato rancore per parecchio tempo.

Perché scusa, dove fu pubblicata?
Era un pesce d’aprile: ho chiesto un favore a un giornalista di Terni, giornalista vero, di Giornalettismo. Visto che il primo d’aprile ai giornalisti è tutto concesso, abbiamo scritto di questa falsa morte. È stata credibile perché è finita sui giornali.

E i tuoi amici sono venuti a vedere se eri morto?
Hanno chiamato tutti la mia compagna, io il telefono ce l’avevo spento, sono uscito dalle scene per un giorno intero, son sparito. Persino Mentana, quando qualche tempo dopo mi ha visto al Festival del Giornalismo, mi ha guardato e m’ha fatto: “Ma non eri morto?”

Oggi è più facile cascare in una bufala o smascherarla?
Eh purtroppo, la manipolazione non finisce mai… anzi sapete qual è il problema? Che si educa un pochino la gente però il trolling allo stesso tempo educa pure il meccanismo, cioè il meccanismo di manipolazione diventa sempre più intelligente, quindi lì per lì puoi educare le persone a capire certi meccanismi, ma si arriverà a un punto in cui la manipolazione sarà troppo complessa per l’uomo… Diciamo in poche parole che il trolling può educare il semplice cittadino ignorante, ma può educare anche il potere, capito? Il cittadino ha dei limiti, invece il potere no, quindi l’educazione che il trolling ha dato agli algoritmi, alla rete, ai sistemi complessi, sarà sempre più alta. Ci sarà un mondo che sarà tutto un Matrix, troppo complicato.

Nel senso che a un certo punto non si capirà più davvero qual è la verità?
Zero. Niente proprio.

Niente, cioè non c’è speranza?
Eh, non lo so come andrà a finire, però il sistema sarà sempre più sofisticato. Diciamo che il trolling ha educato il cittadino medio per le stupidaggini, tipo a comprendere che Il potere del culo punto it non è un giornale. Ha educato a quel livello: quando muore un vip oppure se leggi ‘mostro gigante sulla laguna’, ti informi, controlli le fonti, le confronti. Fino a qui possiamo arrivare ad educare, ma se la manipolazione diventerà più complessa, non so se ci riusciremo più.

Ermes, dobbiamo salutarci.
Vi consiglierei di fare un titolo un po’ clickbait, no la classica intervista a Ermes, che se no non la legge nessuno.

Vuoi dircelo tu?
Non mi viene, però bisogna farlo. Oppure va beh, un titolo strano, intervista al papà dei troll…

Adesso ci pensiamo.
Addio a Ermes Maiolica.

Ancora? Ok, mettiamo un titolo infame.

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