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A Verona è pericoloso essere omosessuali

Angelo è stato aggredito in città con il suo compagno Andrea, cui qualcuno voleva dare fuoco. Oggi sarà in piazza contro il Congresso delle famiglie, per chiedere di non legittimare l'omofobia

Fotot Darren McCollester/Getty Images

Un matrimonio gay a Boston, negli Stati Uniti

«Oggi scenderò in piazza e urlerò “Avete distrutto la mia vita”. Io non mi nascondo». Ogni tanto la voce di Angelo si infrange, lui si scusa per la carica di tensione che si porta addosso: «Va avanti così da mesi, non ce la faccio più». Lo scorso 14 agosto era assieme al suo compagno Andrea (rispettivamente 60 e 24 anni) – «scrivi marito, ci siamo sposati quattro anni fa a Barcellona» – in piazza Bra, nel pieno centro di Verona: i due camminavano mano nella mano, come fanno spesso, nei pressi della Gran Guardia.

Un gruppo di ragazzi gli urla dietro di tutto. «Culattoni, froci di merda, femminucce: le solite cose». Angelo e Andrea tirano dritto, anche se il secondo vorrebbe fermarsi e rispondere. Ma uno si stacca e va verso di loro. «Mi dà uno spintone e tira una sberla molto forte, a mano aperta, ad Andrea. Intanto ce ne dice di tutti i colori». Il ragazzo rimane a terra per un attimo, poi, racconta Angelo, i due sentono il fischio di un vigile. «Ma invece di venire a vedere come stavamo, inizia a gridare “andate via”. Ci dice che lui non ha visto nulla, l’aggressore nel frattempo era sempre lì e ci guardava».

Angelo chiama la polizia, che li accompagna in ospedale. Qui vengono medicati, poi sporgono la denuncia che in seguito permetterà di identificare il violento. La notizia finisce sui giornali, il sindaco di Verona, il leghista Sboarina, si precipita a dire che “la città non è omofoba”. Di fatto non offrirà mai solidarietà alla coppia. Lo fanno, invece, centinaia di persone che, con le bandiere LGTB, scenderanno in piazza nei giorni successivi.

«Nei giorni successivi riceviamo parecchi attenzioni», dice Angelo. «Una statua ci viene decapitata in giardino, in un paesino fuori città. Un’altra volta, dopo aver visto un’ombra aggirarsi attorno a casa, troviamo un volantino con delle frasi di Hitler e poi decine di insulti su Facebook». Fino alla notte del 13 settembre.

«Eravamo appena tornati dalla visione del film su Stefano Cucchi, ed eravamo profondamente toccati dalla sua storia», racconta. «A un certo punto, verso le due di notte, sento Andrea che urla, poi esco sul pianerottolo e lo vedo per terra: aveva battuto la testa cadendo e puzzava da morire di benzina». Il liquido era su tutta la casa – «30 litri circa» -, in giardino c’erano latte vuote, oltre a scritte piene di insulti contro gli omosessuali e svastiche sui muri.

«Avevano iniziato dal perimetro esterno e per ultimo stavano versando benzina sulla porta. In quel momento Andrea, che credeva ci fosse un gatto in cortile, era uscito: quando ha aperto la porta hanno bagnato anche lui dalla testa ai piedi, poi sono scappati». Secondo Angelo gli aggressori, che non sono mai stati trovati, hanno sbagliato i loro calcoli. «Non era un avvertimento: volevano bruciarci vivi e lo avrebbero fatto. Al piano di sotto c’è una famiglia con tre ragazzi, mi sono pure sentito in colpa per loro».

Da allora vivono nel terrore. «Tremo per ogni rumore. Ho paura a stare in casa, il posto in cui bisognerebbe sentirsi più sicuri al mondo. E poi ci siamo sentiti isolati: ho dovuto chiudere la mia azienda edile perché da quel momento il lavoro è improvvisamente sparito». Angelo non usa giri di parole per dirlo: «Anche se il sindaco dice che facciamo solo pubblicità negativa alla città, a Verona se sei omosessuale sei in pericolo. Prima si poteva andare in giro in città mano nella mano con il proprio compagno tranquillamente, oggi non è più così. E so che per noi non è finita qua».

La “città dell’amore” secondo lui oggi è carica d’odio. «Penso che chi partecipa al Congresso delle famiglie sia un ignorante. Io ho 9 fratelli, non ho proprio nulla contro la famiglia tradizionale, come la chiamano loro. Ma non capisco in che modo la nostra presenza possa togliere dei diritti a qualcuno. Leggo che c’è gente che parla di ergastolo o pena di morte per i gay. Ma non abbiamo una Costituzione? E non sarebbe compito anche dei ministri che sono lì farla rispettare?».

In prima fila a Verona ci sono i vertici del Comune, da cui Angelo non si è sentito tutelato. Ascoltando servizi radio e tv di questi giorni, è capitato di sentire partecipanti alla rassegna dire “gli omosessuali in giro per strada mano nella mano mi danno molto fastidio”. Poi c’è chi dalle parole passa ai fatti. «Anche se non lo diranno mai apertamente, le istituzioni, con i loro patrocini a certe iniziative, stanno legittimando chi ci aggredisce», conclude Angelo.

In piazza sabato pomeriggio a Verona con lui ci saranno tante persone da tutta Italia. La manifestazione è stata organizzata dalle ragazze di Non una di meno, che negli scorsi mesi si erano già trovato a lottare contro la pesante cappa di oscurantismo che si respira in una città che da anni è il laboratorio della peggior destra. Con loro varie associazioni e la comunità LGBT.

«A Verona il clima è questo da tempo, qui nel 2013 c’era stato un congresso dal titolo La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?. Tutta la campagna anti-gender degli ultimi anni è partita da lì, come se fosse un atto fondativo», dice Luigi Turri, vicepresidente di Arcigay Verona. «Ma la situazione è preoccupante in tutta Italia. Lo dimostra il fatto che la legge contro l’omo-bi-transfobia sia ferma da anni in parlamento, senza che nessuno senta il bisogno di dare attuazione a un principio che non lede i diritti di nessuno, ma protegge un gruppo di persone che è sempre più soggetto a violenze e maltrattamenti. Oggi più che mai i diritti sono sotto attacco».

Per Turri, che fa il ricercatore storico, non si tratta di un ritorno al passato, come molti sostengono. «Io mi occupo di Vicino Oriente. Lì è nato il Codice di Hammurabi, che, scrisse nell’epilogo, forniva protezione a orfani, vedove e altre fasce deboli della popolazione. I paragoni sono sbagliati, ora siamo molto meno progressisti».

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