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A chi Rapinoe e a chi Spadafora, ma con omofobi e sessisti non c’è nulla da dirsi

Negli USA la calciatrice rifiuta la stretta di mano di Trump, da noi l'esponente 5 Stelle attacca il machismo di Salvini e rimane al governo con lui. Ma per chi nega i diritti non servono tattiche o diplomazia, solo conflitti

Artwork: Stefania Magli

“Non vorrei andare alla Casa Bianca, ogni compagna di squadra con cui ho parlato non vorrebbe andarci”. Così ha detto nelle scorse ore alla CNN Megan Rapinoe, star del trionfo all’ultimo Mondiale femminile della nazionale di calcio americana. Negli Stati Uniti è tradizione che le squadre vincitrici delle principali competizioni sportive siano ricevute a Washington dal presidente, e la presenza di Trump aveva già portato allo scontro con campioni afroamericani provenienti da diverse discipline.

Ora ci si mette la co-capitana della selezione nazionale, che ha rispedito così al mittente i complimenti di The Donald per il secondo titolo consecutivo dell’undici a stelle e strisce. “Non gli daremo l’opportunità di metterci in mostra come ospiti della giornata” ha aggiunto Rapinoe, personaggio dalla storia e dalla personalità straordinaria che da sempre usa il suo talento per veicolare messaggi. E che ha saputo sfruttare al meglio il palcoscenico planetario finalmente  rappresentato dalla Coppa del Mondo appena conclusa in Francia.

Rapinoe – che nella sua battaglia LGBTQ è affiancata dalla compagna Sue Bird, superstar del basket americano, e che ha sostenuto sin dal principio la campagna di Colin Kaepernick contro il razzismo – si è poi rivolta direttamente a Trump. “Il tuo messaggio esclude le persone. Stai escludendo le persone che assomigliano a me, escludendo le persone di colore, stai escludendo anche gli americani che ti supportano. Il tuo slogan Make America Great Again ci sta riportando in un’era non positiva per tutti”.

Il concetto è semplice, esplicitato da un altro passaggio della sua intervista. “Ci sono così tante altre persone con cui preferirei parlare e avere conversazioni significative che potrebbero davvero influenzare il cambiamento a Washington, piuttosto che andare alla Casa Bianca”, ha detto. Con razzisti, omofobi e sessisti, con chi ha una visione del mondo dichiaratamente opposta il dialogo non serve. Tanto meno le passerelle. E fa nulla se è il presidente degli Stati Uniti, e chissenefrega del protocollo, del rispetto del voto democratico – solo quando fa comodo –, della tenuta del Paese e delle sue istituzioni. Non c’è null’altro da dirsi: ognuno per la sua strada, e buon conflitto.

Matteo Salvini non è meglio di Donald Trump. La sua visione delle cose e il suo linguaggio fanno ribrezzo, la conta dei danni che la sua odiosa propaganda permanente sta facendo alla nostra società un domani sarà lunga e dolorosa. Con chi la pensa così, politicamente – della propria vita privata ciascuno faccia ciò che meglio crede –, non bisognerebbe andare oltre i buongiorno e buonasera. Anche se chi lo ha preceduto ha fatto porcherie a sua volta, e se non ci sono alternative parlamentari.

Per questo lasciano il tempo che trovano le recenti esternazioni di Vincenzo Spadafora, esponente di primo piano del Movimento 5 Stelle e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità. “L’Italia vive una pericolosa deriva sessista. Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?” ha detto, commentando i toni usati da Salvini contro Carola Rackete, che avrebbero generato la solita scia di commenti abominevoli.

Meglio che niente. Anche se viene il dubbio che l’ennesimo scontro tra le due anime della maggioranza sia solo la solita manfrina per sviare l’attenzione e occupare mediaticamente anche gli spazi di un’opposizione imbarazzante e inesistente. Ma questi sono tempi da Rapinoe e non da Spadafora. Tempi in cui bisognerebbe dire semplicemente “basta” a chi continua ogni giorno a dilatare la circonferenza di ciò che è accettabile, e a farlo passare per comune buon senso.

Però in fondo siamo scemi e ci vogliamo illudere che almeno sui diritti civili i 5 Stelle siano sinceramente differenti rispetto ai loro alleati. Ecco allora sarebbe il caso di segnalare in maniera un po’ più chiara questa distanza e non solo con le esternazioni di un sottosegretario pseudo-illuminato, mentre nel frattempo si procede alla promozione di Lorenzo Fontana e si mette al suo posto chi ha idee molto simile alle sue. Ministri nati per escludere di un governo nato per escludere, per usare le parole di Megan Rapinoe. 

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