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A che punto siamo col vaccino per il coronavirus?

Il Regno Unito è il primo Paese a dare il via libero al vaccino di Pfizer-BioTech, cominciando con lavoratori sanitari e anziani. E in Italia?

David Greedy/Getty Images

Come riporta il Guardian, il Regno Unito – primo Paese al mondo a farlo – ha approvato l’uso del vaccino anti-coronavirus sviluppato da Pfizer-BioNTech, che sarà disponibile per un uso diffuso già dalla prossima settimana.

L’MHRA, l’ente regolatore britannico incaricato di valutare la sicurezza del vaccino, ha dato il suo via libera sfruttando una regolamento speciale – visto che, in teoria, fino all’ufficialità della Brexit il 1 gennaio 2021, non sarebbe ancora responsabile per l’autorizzazione dei medicinali nel Regno Unito. 

Matt Hancock, ministro della Sanità del Regno Unito, ha detto che il sistema sanitario nazionale è pronto e che la campagna di vaccinazione comincerà dalla prossima settimana. Albert Bourla, CEO di Pfizer, ha definito la decisione “un momento storico” nella battaglia contro la pandemia. Il Regno Unito ha ordinato 40 milioni di dosi, per vaccinare 20 milione di persone con 2 iniezioni ciascuna. Di queste, 10 milioni saranno disponibili a breve e si inizierà a vaccinare i soggetti più a rischio – medici, personale delle case di cura e anziani. 

Come sottolinea la BBC, quella di Pfizer-BioNTech è il vaccino sviluppato più rapidamente nella Storia: ci sono voluti solo 10 mesi per seguire gli stessi passaggi per cui normalmente si impiegano anni. 

Per quanto riguarda l’Italia invece, come riporta l’Huffington Post, c’è ancora da aspettare. Il ministro della Salute Roberto Speranza presenterà oggi in Parlamento il piano vaccinale italiano, che dovrebbe prevedere anche il coinvolgimento dell’esercito nella distribuzione. Un piano definito “dinamico” e legato al numero di dosi che saranno disponibili, in base alle quali si gestirà la vaccinazione di massa. 

Secondo le previsioni le prime dosi – 3,4 milioni, sufficienti per 1,7 milioni di persone, del vaccino di Pfizer-BioNTech – dovrebbero arrivare a fine gennaio e saranno destinate in primis a medici, infermieri e operatori sanitari. La distribuzione del vaccino sarà interamente statale e centralizzata: usando spazi pubblici e allestendo una rete di monitoraggio delle vaccinazioni collegata ai sistemi regionali.