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X Factor 2021, il diario di Ludovico Tersigni: capitolo 6 – felicità

L'entusiasmo dei giudici, le prove e il lavoro dei tecnici, la gioia di stare sul palco: il conduttore racconta la finale del talent Sky nel diario che scrive per Rolling Stone

Foto: Sky

Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo portato a casa questa finale. Quando ho visto il Mediolanum Forum pieno, quando ho sentito quell’energia addosso, ho capito che era uno dei giorni più belli della mia vita. E forse solo ora lo capisco del tutto, anche se mi sono reso davvero conto quanto fosse una serata speciale quando ho visto l’entusiasmo genuino dei giudici che continuavano a ripetere “che bella finale”, senza nessuno degli attriti che avevo percepito nelle scorse puntate, ma con la voglia di fare, sentire, godere musica. Come ha detto Manuel, arrivati a quel punto, non contava chi vincesse ma contava che trionfasse il migliore.

Ho avuto il privilegio di spiare i finalisti, di sentire la loro enorme emozione, di viverla con loro perché, in fondo, alla fine anche io ero alla mia prima finale, dovendo affrontare la prova della maturità del mio esordio alla conduzione ero uno di loro. Era la mia prima prova su un palco del genere, davanti a una platea così e me lo dico da solo, credo sia andata davvero bene. Come qualità e autenticità del lavoro, davanti alle telecamere ma anche per l’impegno che ci abbiamo messo tutti dietro le quinte, so io quanto abbiamo lavorato e “sofferto”, tutto quello che c’era a monte dei live. E so della forza di volontà e della professionalità che ha portato tutti noi a dare il massimo quando era più difficile ma più importante, quando eravamo sfiniti ma non potevamo fermarci. D’altronde è questo che fanno i professionisti, parlo di tutti quelli che hanno permesso a quest’edizione di X Factor di raggiungere grandi risultati, dagli autori ai produttori, dai direttori artistici a quelli musicali, dai musicisti ovviamente che sono il segreto di live di qualità assoluta ai coreografi e ballerini, tutto un mondo che è una macchina dagli ingranaggi che devono essere perfetti.

Perché X Factor è come un orologio: noi vediamo solo le lancette. Ecco, io sono una lancetta, giro e batto il tempo all’ora giusta perché dietro di me ci sono ingranaggi di alta precisione che si muovono in perfetta sincronia. E nella finale abbiamo battuto il tempo al ritmo giusto, ce l’abbiamo fatta e dobbiamo essere orgogliosi di noi. Era anche questo il senso dei ringraziamenti che ho fatto in diretta, ho voluto che non fosse un elenco freddo ma che si percepisse l’importanza di ognuno di noi.

Sono felice. Ecco l’ultima parola con cui saluto i lettori di Rolling Stone, felicità. Quella che abbiamo sentito invaderci appena saliti sul palco e che non ci ha più abbandonato fino alla fine, fino alla proclamazione del vincitore, Baltimora. Ed è la sensazione che mi porterò dietro e dentro alla fine di tutto questo, voglio ricordarmi come sto ora, voglio che sia il marchio di quest’esperienza.

Mi permetto, in queste ultime righe, di ringraziare Rolling e Boris Sollazzo. So che lui non vuole, ma voglio che sappia e sappiate quanto è stato importante condividere con lui queste emozioni, questo percorso, anche se a distanza. Fare un punto ogni settimana, non farmi travolgere da tutto ma avere un momento per fermarmi, riflettere, assaporare quello che stavo vivendo. 
Ti ringrazio Boris per aver portato avanti questo piccolo diario che ho riletto più volte in queste settimane. Ed è bello sapere che momenti tanto preziosi per me, emozioni così intense e irripetibili siano andate a finire da qualche parte, non si siano disperse. 
Rolling mi ha regalato uno scrigno in cui conservarle, da aprire quando vorrò, e tu sei riuscito a costruirlo per me e con me.

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