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Trump contro la cancel culture? Anche Hitler diceva “Guten Morgen” e non per questo abbiamo smesso di salutarci

Oggi ogni ragionamento che non confermi il manicheismo di Buoni contro Cattivi vale l’accusa di fascismo. Ma finché considereremo la battaglia per la libertà d’opinione una battaglia di destra, la destra verrà rappresentata da gente come Trump e Salvini e vincerà le elezioni

Donald Trump

Foto: Getty Images

Difficile paragonare il livello di uguaglianza e di tutela delle minoranze conquistato in Occidente nell’anno del Signore 2020 rispetto a quello garantito dalle altre civiltà, precedenti o coeve.

Pare che la Cina abbia appena sterilizzato in massa le donne dei mussulmani uiguri, così per dire. Uicosa? Almeno sei stati felicemente inseriti nel club delle Nazioni Unite, tre asiatici e tre africani, prevedono la pena di morte per gli omosessuali: Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria, Sudan e Somalia. Così per dire. Ma chissenefrega. Gli hashtag contro i Paesi lontani e per noi marginali non tirano. Dove cazzo è il Sudan? Almeno sai che la California è quello scarabocchio gialloverde che si allunga sotto gli Stati Uniti occidentali e poi diventa Messico, e dall’altra parte c’è la Florida, un po’ più verde. Quindi Trump maiale!, e ti senti subito una persona migliore. Non sei cool se attacchi il governo nigeriano (ma la Nigeria ha un governo?), mentre con Woody Allen – mai condannato da un tribunale – il retweet è assicurato. Porco! Perché? Boh, lo dicono gli attori. Non è cool condividere le immagini delle proteste di Hong Kong: la popolazione locale è troppo simile ai repressori cinesi. Invece le manifestazioni di afroamericani – spesso sacrosante, non è questo il punto – fronteggiate da battaglioni di poliziotti bianchi sono molto instagrammabili. Le basi della composizione grafica, su. Manco servono i filtrini. L’immediatezza del simbolismo cromatico. Così sei lì che passi dalla storia di un’influencer che promuove bikini a quella di un cantante che strimpella seduto sul bordo della vasca da bagno e vedi neri contro bianchi e dici “Trump coglione” e te ne vai contento e filantropico a berti un gin tonic – col gin Mare eh, che a ‘sti camerieri cingalesi gli devi ripetere tutto due volte.

Qualsiasi ragionamento che non confermi il manicheismo di Buoni contro Cattivi ti vale l’accusa di fascismo. Non si toccano le opinioni degli altri. Se gli altri sono i Buoni – nessuno nella Storia si è mai autodefinito Cattivo, nemmeno il Terzo Reich. Non teniamo così tanto alle opinioni che esprimiamo sul social, tanto da volere la cancellazione di quelle diverse, perché le consideriamo davvero il viatico per un mondo migliore. È perché, quando tutto ci va male – assai spesso –, quando riteniamo che le nostre qualità non siano abbastanza apprezzate (né remunerate), quando il mondo preferisce gli altri, ci aggrappiamo a questa bellicosa consolazione: però io, degli altri, sono migliore. Io so dove sta il Bene – dalla mia parte – e dove sta il Male – dalla tua. Io, per farla breve, sono figo, tu sei uno sfigato. A me m’ha ripostato un rapper, guarda qua. Il premio fair play, attribuito a priori, diventa più importante del risultato sul campo – e cioè ottenere ragione attraverso un’argomentazione logica. Io mi sento offeso: adesso tu taci. Troppo facile parlare, per te, che sei bianco. E sei fossi mulatto? Se avessi uno zio congolese? Un bisnonno eritreo? Quale percentuale di neritudine nel sangue mi autorizzerebbe a occuparmi di minoranze etniche?

Non cavillare, dite voi, in ogni caso tu resti maschio. E se assicurassi che dentro, invece, mi sento donna? Sì, senza trucco né tacchi né trecce, purificato dagli stereotipi patriarcali. Se io lo dicessi, e qualcuno rispondesse “non è vero”, potrei dargli del reazionario? Quali caratteristiche femminili dovrei possedere per parlare di femmine in buona coscienza?

Ancor più delle orecchie da gattino, sui social va di moda l’argumentum ad hominem. Una delle fallacie della retorica classica, per cui non si contesta l’affermazione dell’interlocutore ma l’interlocutore stesso. Per accedere al privilegio di una discussione sul merito io sono disposto a succhiare un pene, nema problema. Uno basta per poter discorrere senza anatemi reciproci? Arrivo a dieci. Scufate fe adeffo non parlo più bene ma quezta roba m’intafa la bocca.

Può darsi che alcune di queste argomentazioni coincidano con quelle della destra reazionaria, ma plausibilmente anche Hitler diceva “Guten Morgen” e non per questo dovremmo smettere di salutarci. E invece non ho mai votato un partito di destra in vita mia, pensa un po’, chiedete pure ai servizi segreti. Ma che c’entra il voto, c’entra la mentalità. E chi stabilisce qual è la mentalità di destra? Noi! Tu taci. Ok. Ma finché considereremo la battaglia per la libertà d’opinione una battaglia di destra e finché considereremo la destra un sinonimo di Male, la destra verrà rappresentata da gente come Trump e Salvini e, verosimilmente, gente come Trump e Salvini vincerà le elezioni.

Perché il postulato è: Occidente = patriarcato bianco = Male. Più sei bianco, più il tuo pene è visibile (in quanto microdotato questo è un punto a mio favore), più sei occidentale… più sei maligno. Ammettendo che la storia occidentale coincida con l’oppressione del patriarcato bianco, bisogna anche ammettere che l’oppressione del patriarcato bianco ci ha portato, oggi, alla società più equa e inclusiva di cui siamo a conoscenza. Vuole dire che il così detto patriarcato è una forma di società da preservare? Chi l’ha mai detto. Vuol dire che la nostra società è la migliore possibile? Ovviamente no. Vuol dire che può migliorare ancora? Ovviamente sì, finché esisterà l’umanità ed esisterà un pianeta abitabile. Vuol dire che le minoranze non hanno il diritto di lottare per le proprie cause? Sembra tutto pleonastico ma a volte la banalità del pleonasmo è l’unica difesa contro le malizie dell’ipocrisia.

Però non si può nemmeno pretendere che i maschi bianchi occidentali – anche solo l’uso di queste categorizzazioni a me sembra orribilmente razzista e sessista, ma tant’è – si autoflagellino. Se la tua libertà comincia dove finisce quella degli altri, date le caratteristiche genetiche che ho incolpevolmente ereditato – già, di questo si tratta – io dovrei restare immobile, non un passo, un’acciuga senza barattolo, e tacere. Di qua? Appropriazione culturale! Di là? Fascismo! Allora di qui? Qui mi offendo io! Allora lì? Eh no, lì mi offendo io. Ferrrrrmo dove sei, privilegiato!

Prendi un proletario caucasico etero di una qualche periferia occidentale. Vede che i neri, giustamente, lottano per i loro diritti. I trans, giustamente, lottano per i loro diritti. Stessa cosa fanno le comunità mussulmane e così via. E lui si dice: ma, scusate, cosa sono io, il più stronzo, che devo lottare solo per i diritti degli altri? Risposta: sì, sei il più stronzo, accontentati dei privilegi di cui hanno goduto i tuoi antenati, subumano ignorante. È come pretendere di buttare un tizio in pasto ai leoni al posto tuo e che il tizio, con il pancreas già tra i canini di una bestia, ti dica tutto gongolante: “Grazie fratello!” No, questo tizio si incazzerà e voterà chi parla la sua stessa lingua incazzata e, pensa te, finisce che i sovranisti più beceri vincono le elezioni e l’Inghilterra esce dall’Euro. Davvero incredibile.

La società occidentale è il risultato di un lungo e faticoso compromesso tra interessi – di nuovo: di questo si tratta – contrastanti. Lo stato di diritto assicura che organismi terzi e teoricamente super partes regolino i rapporti tra le componenti civili. Sono davvero super partes? Ovviamente no. Nessuno lo è. Ma l’alternativa è l’anarchia del tutti contro tutti. E, dal momento che le minoranze si ritengono…minoranze, in uno scontro di questo tipo è facile immaginare che prevarrebbe… la maggioranza. Quindi c’è la legge, e c’è la libertà d’opinione. Se non infrango la legge posso dire quel-cazzo-che-mi-pare. E questo è quanto. Altrimenti ti candidi, vieni democraticamente eletto, e provi a cambiare la legge.

Qualche minoranza si offende? Mi spiace. Chi stabilisce quando una minoranza è tale? Lo auto-stabiliscono coloro i quali si sentono oppressi da qualcuno e da qualcosa – e perciò si sentono in diritto di cancellare i simboli, verbali e materiali, di questo qualcuno o qualcosa. Il guaio è che tutti si sentono oppressi da qualcuno o qualcosa. Chi dai virologi, chi dall’agenzia delle entrate, chi dai cacciatori di lepri, chi dagli ecologisti, chi dai carpentieri. Siamo tutti ribelli, con l’establishment degli altri. Io, per esempio, potrei andarmene in giro a liquefare con una fiamma ossidrica quegli enormi vibratori che si bulleggiano sui bancali dei sexy shop. Le mie sfighe non finiscono con l’uccellino. Ho la vitiligine – in estate perenni guanti bianchi, molto chic. E allora scasso con un maglio tutte le lampade abbronzanti che mi capitano a tiro perché col cazzo che stimolano la mia, di melanina. Per non parlare dell’extrasistole, una roba che a volte il cuore piglia e comincia a martellarmi a 180 battiti al minuto: alla prossima maratona mi apposto su un albero e azzoppo i keniani con una fionda.

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