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Stroncatura riluttante dell’Open di Mentana, #colpadiSoros

Il quotidiano online di Mentana è un’operazione meritevole perché dà spazio a nuovi professionisti, ma non si capisce bene che cosa sia. Tra sciatteria estetica e senso d’inutilità generale, Open sembra giovane quanto il Televideo, di sicuro meno del Financial Times.


Non sono un fan di Enrico Mentana, non mi hanno mai appassionato le sue maratone e i suoi modi gigioni e, se devo dirla tutta, penso che sia uno dei principali responsabili del disastro politico e civile in cui ci troviamo, limitando ovviamente le colpe alle persone intelligenti e consapevoli, per aver legittimato in prima serata televisiva ogni forma di cialtroneria sul mercato, da calciopoli alle teorie cospirative sull’undici settembre, fino agli sciamannati di Beppe Grillo e a un racconto della politica fatto di gnagnera in politichese che avrebbe fatto diventare populista anche Montesquieu.

Ma devo ammettere che mi sono parzialmente ricreduto quando ha annunciato l’operazione Open, ovvero il lancio di un nuovo giornale online nel quale avrebbe assunto una ventina di giovani giornalisti rischiando interamente di tasca sua. Bravo, ho pensato. Ero certo che il prodotto editoriale non mi sarebbe piaciuto, non mi piace niente di quello che fa Mentana, ma tanto di cappello e complimenti a prescindere.

Per questo, quando Open è andato live, mi sono morso più volte la lingua per non commentare il saggio di Natale da scuola di giornalismo della Mentana e Associati, il design improbabile, il font egizio poco leggibile, la sciatteria dei titoli tipo vetrina dei tg “tema-virgola-soggetto”, le sezioni chiamate “la cronaca” e “le nostre storie” che ricordano gli scaffali di Eataly “la carne” o “il nostro caciocavallo”. Qualcuno mi ha fatto notare anche un titolo che chiamava “Kroll” l’allenatore del Liverpool “Klopp”, ma questi sono incidenti di percorso che capitano anche nelle macchine editoriali più oliate, figuriamoci in una start up costruita intorno a ragazzi alla prima esperienza professionale.

La home page di ‘Open’

Non è questo il punto. Il punto, semmai, è il senso di generica inutilità della proposta editoriale di Open. Non si capisce bene che cosa sia. Un giornale per i giovani non vuol dire niente, così come non vuol dire niente un giornale aperto 24 ore e un giornale che si legge sugli smartphone, perché siamo quasi nel 2019 e anche il Tempo o il Resto del Carlino, per dire, si leggono sugli smartphone.

È ancora molto presto per dare un giudizio razionale e completo, e davvero spero che Open trovi presto il suo ruolo, ma da quello che si è letto nei primi giorni sembra che la nuova creatura sia un tradizionale quotidiano online generalista, a metà tra il Televideo e il Nuovo, che è un antico ma non proprio fortunatissimo precursore di quotidiano online.

Poi però ho letto un titolo a un articolo breve che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia, e che mi ha convinto a scrivere questo articolo poco solidale con un’impresa che invece meriterebbe altro rispetto, a proposito di un preteso «autogol» commesso dal Financial Times per aver nominato George Soros «uomo dell’anno», sottolineato da un post di Mentana che non so più su quale social network ha scritto «Soros, uomo dell’anno, not in my name», probabilmente per rispondere agli schiantati di Internet che in questi giorni lo hanno accusato di essere al servizio della globalizzazione selvaggia e del PD. Lui, Mentana!

Ora, a parte che ovviamente il Financial Times non ha scelto Soros a nome di Mentana, né a nome mio o di qualcun altro, ma semplicemente a nome del medesimo Financial Times, mi ha colpito molto la motivazione della redazione di Open (l’articolo non era firmato) che più o meno recitava così: i sovranisti, i populisti e gli antidemocratici di tutta Europa vedono in Soros l’emblema del male, quindi aver premiato uno come lui è un autogol perché di fatto accoglie il punto di vista dei sovranisti.

Un bel modo di ragionare, se ci pensate bene: come se un eventuale premio “persona dell’anno” a Winston Churchill nel 1940 o giù di lì potesse essere considerato un «autogol» perché in quel momento in tutta Europa si pensava che la Gran Bretagna fosse una «perfida Albione». Forse a Vichy, in effetti.

Le ragioni elencate da Open per definire «autogol» la scelta di Soros, ovvero l’impegno democratico e filo occidentale, pro Ong e in difesa degli esseri umani in fuga dalla guerra e dalla fame, semmai sono esattamente quelle per cui avergli conferito il riconoscimento di «persona dell’anno» rende onore a un giornale democratico, occidentale e grato del lavoro svolto dalle organizzazioni non governative per salvare i disperati del mare. Un giornale aperto, open, non chiuso: questo giornale è il Financial Times.

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