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Siamo tutti dei morti di figa, il nostro omaggio più grande per l’8 marzo

L'alternativa è un genere maschile che al bar vi ammorba perché vuole le coccoline sul collo e i ghirigori tra i capelli. Un’umanità da vomitare. E quindi perdonateci per il nostro amore idiota e smodato

Un esemplare di mandrillo maschio

Foto via IPA

Vi amiamo moltissimo, a qualsiasi costo, la guerra di Troia non è mai finita. Ormai è difficile dire che cosa possa suonare maschilista, quindi mi arrendo a dirvi la verità. E qualunque sarà il vostro giudizio, questa resterà la verità. Altre città verranno assediate e altre mura distrutte, altre gloriose amicizie finiranno per avere versato due millilitri di sperma in un cimitero di lattice, altri destini verranno irrimediabilmente compromessi nel sudore e nella penombra, altra bellezza sovrumana verrà creata per i secoli a venire e altre idee celesti troveranno la luce sulla scia di erezioni imbizzarrite.

Così come i tacchini danzano e aprono la ruota, e gli arieti si prendono a capocciate e a volte muoiono di fame con le loro quattro corna incastrate, e gli alligatori alzano sul pelo dell’acqua il collo inerme di squame, e i pesci degli abissi lanciano segnali luminosi nel silente intestino degli oceani. C’abbiamo questo meccanismo nel cervello, si ha pudore a definirla ossessione universale solo perché via quella, via l’umanità. Allora chiamiamolo tumore di vita. Vi amiamo insensatamente. L’erezione indica la via, noi la seguiamo: gli altri organi sono il gregge di quel pastore pelato.

Noi maschi da qualche tempo ci stiamo camuffando da qualcosa che non siamo, da gelatinosi eunuchi capaci soltanto di pensieri gentili e asessuati. È una gigantesca presa in giro a voi donne, credetemi, una chiara dimostrazione del principio d’indeterminazione di Heinsenberg: l’osservatore, per il fatto stesso di osservare, modifica la realtà che sta osservando. E quando voi li guardate gli uomini si fingono neutroni. Con i sorrisini per bene e i cioccolatini disinteressati e i ditini tesi e rimbrottanti alla prima parola fuori posto e un appetito sessuale incanalato sui sani binari dell’accettabilità borghese post moderna.

La verità è che vi amiamo al di là di ogni ragionevolezza. Siamo tutti dei morti di figa. Tutti. C’è una sola categoria di maschi che non sono morti di figa: i maschi che sono appena venuti.

A parte, forse, i rari casi dove in una coppia non ci sono segreti e i labirinti delle rispettive anime si srotolano su file Excel da appendere al frigorifero, a parte questo caso, e con le puttane, gli uomini, almeno da alcuni anni a questa parte, vi appaiono diversi da quel che sono. Ma piazzate una cimice tra gli attaccapanni di uno spogliatoio di calcio, sotto le Guinness di un pub di provincia, sbriciate un gruppo Whatsapp di soli maschi, infilatevi in un dormitorio della Caritas o in una lounge di prima classe.

Appena due uomini si trovano insieme, anche se non parlano la stessa lingua, anche se uno è imberbe e l’altro decrepito, anche se uno viene dalla Kamchatka e l’altro da Miami, anche se sono di idee politiche diverse, anche se hanno due concezioni del mondo e di Dio e del cosmo in lotta spietata tra loro, nonostante tutto ciò, se di lì passa un bel culo, quei due uomini si guardano – occhiatina, sorrisetto, sospiro, e si annuisce: è l’esperanto degli ormoni – e si riscoprono simili, amici, fratelli, vittime dello stesso sortilegio atavico inscritto nel midollo del midollo dei loro geni.

Niente, dico niente, unisce il genere maschile quanto l’amore per la figa (sì, parlo di maschi eterosessuali, va da sé). Sanno che quella cosa che sta passando di lì è giusto una doppia rotondità adiposa che sovrasta i muscoli grandi glutei, una voluminosa massa quadrilatera che unisce le pelvi al femore, ma non c’è niente da fare: ecco immediatamente lo sguardo del pazzo, il sangue al cervello, tutti pronti a umiliarsi pur di averla per sé, quella massa quadrilatera, a vendere la casa e la mamma e la vita.

Avete presente Roger Rabbit? Sa benissimo che se terminerà la filastrocca “Ammazza la vecchia…” il giudice cattivo, che lo cerca nel bar, lo scoprirà e lui rischierà la pelle, lo sa, “il coniglio verrà da me di sua volontà” dice però il giudice, e attacca con la cantilena, Roger se ne sta nella cambusa e cerca di contenersi, ma trema, ha gli spasmi, i denti battono, i nervi si contraggono, il giudice dice “ammazzaa la veecchiaaa”, il coniglio sfonda il muro e inginocchiandosi a braccia spalancate di fronte al suo aguzzino urla: “Coool fliiiiiiiiit”. Vi amiamo assurdamente.

Se non è amore questo. L’alternativa è un’umanità maschile perennemente post-orgasmica, con la sigaretta pendula e gli occhi suonati, un’umanità che al bar vi ammorba perché vuole le coccoline sul collo e i ghirigori tra i capelli. Un’umanità da vomitare. E quindi perdonateci per il nostro amore idiota e smodato. Quando siete sul tram e un uomo aveva già scelto un posto poi finge platealmente di avere individuato una caccola sulla seduta e si fa un po’ più vicino a voi, perdonateci. Perdonateci quando ci avevate già detto o fatto capire che non c’è più niente da fare e ancora noi azzardiamo un’ultima battuta disperata o vi mandiamo il messaggio del condannato a morte. Perdonateci quando dalla panchina di un parco seguiamo la vostra camminata con pupille pedinatrici.

Perdonate i milioni di commenti che dichiarano amore puro per la vostra anima sotto le vostre foto scollate: in fondo non mentiamo, in quel momento le vostre due mammelle sono per noi la cosa più importante del multiverso. Perdonate i fischi dei muratori e gli scontrini con il numero di telefono dei baristi e le mani morte di quelli che vi avevano sempre assicurato “che bello essere tuo amico”. E ora chiamateci porci, bestie, maschilisti, barbari, incivili, quel che volete, tanto non cambia nulla, noi vi ameremo per sempre cazzamente.

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