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Scienza, fiction e credenze

Come la nuova fiction usa l’ipotesi scientifica per modificare il presente. Da "Fringe" e "Lost" passando per "The Walking Dead"

I protagonisti di "Lost"

I protagonisti di "Lost"

Un mio amico italiano che lavora al MIT mi ha raccontato che lui e i suoi colleghi sono costantemente contattati da sceneggiatori di fiction, che vogliono ottenere l’anteprima di nuove teorie scientifiche da usare come falsariga per costruirvi sopra una nuova serie. Cosa può avere in comune la scienza con la fiction? Molto, anche se sembrerebbe paradossale.

Morte le scienze umane, l’immaginario si indirizza da un lato verso la spiritualità religiosa, dall’altro verso le conquiste della scienza. Si tratta di due campi opposti e conflittuali che però, nell’immaginario collettivo, tendono a convergere. C’è infatti un momento in cui l’ipotesi scientifica, non ancora verificata, galleggia in uno stato di incertezza che prelude a un suo sviluppo in qualcosa di diverso. E questo qualcosa può essere o l’affermazione di una nuova verità, verificata con strumenti razionali, o, al contrario, la falsificazione di un’ipotesi priva di fondamenti scientifici. Prive di questa verifica o falsificazione le ipotesi non sono né vere né false, ma, in ogni caso, suggestive come matrici delle nuove forme di narrazione.

Andrea Gentile ha pubblicato recentemente il libro La scienza delle serie tv, in cui cerca di ricondurre a logica gli aspetti più paradossali della nuova narrativa, dalle stagioni di Il trono di spade agli universi paralleli di Fringe, dall’epidemia di zombie di The Walking Dead alla chimica di Breaking Bad. Lui esamina le serie partendo da presupposti scientifici. Ma, come fan e cultore di fiction, io non posso che fare l’opposto: valutare il valore delle teorie non in base alla loro presunta scientificità, ma, al contrario, come possibili matrici di immaginario. E non mi riferisco tanto alla fantascienza vera e propria.

La fantascienza vuole anticipare un futuro possibile, letto spesso in chiave utopica o distopica. La sua domanda è: può succedere questo, e come possiamo impedirlo o favorirlo? La nuova fiction invece usa l’ipotesi scientifica per modificare il presente. Ad esempio, in Fringe la sua domanda è: cosa succederebbe oggi a livello narrativo se esistessero mondi paralleli? L’esempio di sceneggiatore più ispirato dalle nuove ipotesi scientifiche resta per me l’Abrams di Lost e di Fringe stesso. Il suo è un presente a cui l’ipotesi scientifica verificata o no fornisce una serie di alternative e un arricchimento per il possibile svolgimento dell’intreccio. Non è un intreccio proiettato nel futuro. È, piuttosto, un intreccio dotato di superpoteri, che permette di introdurre nella storia l’assurdo come alternativa al reale. E che spesso porta lo sceneggiatore in un vicolo chiuso senza soluzione. Le serie si aprono con eventi stupefacenti per non trovare poi uno sviluppo plausibile della trama. Non a caso alcune vengono interrotte e ad altre si impone un finale deludente.

Questo mix tra scientifico e magico, tra filosofico e religioso, che ai nostri occhi critici di europei potrebbe apparire bizzarro, rappresenta molto bene l’immaginario americano, incapace di distinguere il credibile dall’incredibile e per cui credere nella scienza rappresenta, più che un gesto razionale, una nuova forma di fede. Pensiamo come la religione faccia parte della costituzione americana e come le reti radiofoniche e tv siano invase da una molteplicità di predicatori e sedicenti pastori che esortano il pubblico a pentirsi. Qualche anno fa Corrado Guzzanti sintetizzò questo mondo bizzarro nelle due maschere di Quelo e del predicatore. E una religione come il pastafarianesimo ne è la perfetta parodia. Negli anni di presidenza Bush il Kansas equiparò nei corsi di scienza l’insegnamento del creazionismo con quello della teoria dell’evoluzione. Come protesta Bobby Henderson, laureato in fisica all’Oregon State University, creò una religione che andava ad affiancarsi agli innumerevoli culti riconosciuti negli Usa. Il pastafarianesimo crede in un dio formato di spaghetti e polpette volanti, usa il colapasta come segno di appartenenza, così come il velo islamico, e sfruttando la tolleranza delle leggi è riuscito a vedersi riconosciuti diritti reali. In alcuni Stati i pastafariani hanno ottenuto di poter figurare nella foto della patente con lo scolapasta di ordinanza in testa, in Nuova Zelanda sono stati riconosciuti come organizzazione religiosa e autorizzati a celebrare matrimoni. Si tratta del maggior esempio di situazionismo inconscio realizzato. Un modo di capovolgere ogni credenza costruendo una credenza che le deride tutte. Ma accanto a questi critici dell’incredibile, lo zoccolo duro dell’immaginario dell’America profonda resta sospeso nell’amalgama tra scienza e pseudo scienza, che ha ispirato le nuove generazioni di fiction emergenti. E così la tesi scientifica che forse sarà bocciata sopravvive nell’immaginario come matrice narrativa.

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