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Salvini di J-Ax non ha capito niente

Mentre l'opposizione non riesce a trovare un linguaggio per rispondere alle urla da social dell'attuale governo, gli unici che sembrano poter competere sono i rapper, da Salmo a Caparezza fino al frontman degli Articolo 31.

J-Ax. Foto di Rodolfo Sassano / Alamy / IPA

Vi ricordate quando, qualche mese fa, una raffica di meme eleggeva goliardicamente nuovo leader della sinistra l’allenatore rossonero Ringhio Gattuso dopo la rasoiata spedita a Matteo Salvini in seguito alle critiche del ministro dell’Interno dopo Milan-Lazio? Un gioco paradossale, certamente, in cui la faccia di Rino veniva sovrapposta al ritratto iconico di Che Guevara, tuttavia significativo per diverse ragioni. Capita, infatti, che nell’epoca in cui il discorso politico scivola nell’ululato senza freni da social network, in cui il linguaggio di chi governa evita la realtà come la peste, rifugiandosi in una continua campagna elettorale tanto sensazionalistica quanto fumosa – per cui basta un post di Giovanni Muciaccia a smontare il castello di carte degli “obiettivi raggiunti” – capita, dunque, che una qualsiasi presa di posizione pubblica si trasformi a furor di popolo in opposizione.

A chi rivolgersi, infatti, quando l’opposizione – ‘quella vera’ – sembra non riuscire a trovare le parole per essere ascoltata, silenziata da un governo che parla un’altra lingua da quella ‘tradizionalmente’ politica? A Caparezza, Salmo, Gemitaiz o J-Ax. Già, perché se da una parte la sinistra italiana sembra un dottorando in filosofia che cerca di spiegare Kant a un manipolo di ultras – figura sterile davanti agli slogan muscolari esibiti dalla schiera giallo-verde in questi mesi – ecco che, quasi per assurdo, i rapper si trasformano nell’unica voce capace di ribattere efficacemente a chi sta trasformando il Paese in un contest di body building.

In questi giorni è toccato al frontman degli Articolo 31, che in un’intervista rilasciata al Corriere, parlando del futuro che auspica per il figlio, ha dichiarato: «Vorrei per lui un mondo senza guerra e senza inquinamento. E senza Salvini». Ax spiegava poi le ragioni dietro queste sue frasi, motivate dalla preoccupazione davanti a chi «crea un allarme che non c’è, prendendo gli immigrati come capro espiatorio per qualsiasi cosa». In sintesi, l’ormai ex socio di Fedez augurava al proprio pargolo un futuro in cui la classe politica non necessiti di un nemico per esistere, che non strumentalizzi dati falsati sull’immigrazione per accaparrarsi preferenze racimolate tra il ventre basso, e impaurito, del Paese. Insomma, se la speranza è l’ultima a morire, perché non desiderare un futuro “senza guerra e inquinamento”, in cui la classe politica torni a essere tale e non più un bulletto da tastiera?

Purtroppo il primo a non capire le frasi di Ax è stato proprio il suddetto bulletto, ovvero Matteo Salvini. Qualora, infatti, il ministro avesse letto tutta l’intervista del rapper senza fermarsi al titolo – purtroppo, si sa, di questi tempi leggere e contestualizzare pare un’impresa titanica – avrebbe intuito che J-Ax parlava di un avvenire lontano dalla paura strumentalizzata a fini elettorali – impersonificata nell’attuale ministro dell’Interno – senza voler augurare niente a nessuno.

Al contrario, il leader della Lega, per niente preoccupato dal detto “anno nuovo vita nuova”, torna al contrattacco recalcitrante con la sua arma più abusata negli ultimi mesi, ovvero un video di sfottò diffuso sui social in cui perculare qualsiasi pensiero contrario al suo, degradando l’avversario a “rosicone”, “invidioso” e tutta una serie di termini da curva nord per richiamare i suoi adepti, che in questa versione nazional popolare del ‘sottosuolo’ dostoevskijano sguazzano che è un piacere.

Tuttavia Matteo ha fatto un erroraccio, piuttosto grossolano per giunta. Perché se un conto è denigrare a ‘benpensanti-radical-chic-miliardari’ Gad Lerner, Saviano, Fazio o Lucia Annunziata, un altro è cercare di dissare un rapper. Perché se chi propone il ragionamento e i fatti alle grida che occupano Palazzo Chigi non sembra ricevere attenzione da un audience tristemente sordo, dall’altro i vari Gemitaiz, Salmo o J-Ax sanno molto bene come far arrivare il messaggio, senza troppi giri di parole.

Ecco dunque, che ai ‘bacioni’ salviniani J-Ax, su Twitter, risponde: «Grazie per i baci, ma preferirei che restituissi i 49 milioni di euro che la Lega ha rubato agli italiani. Bacini spalmati di crema al cioccolato». Il tasto della truffa perpetuata dalla Lega ai danni dello Stato è dolente, il rapper è pressoché inattaccabile con i metodi tradizionali degli “attici dorati a New York” – «Abito a Milano in una zona popolare, dove l’80% della popolazione è straniera» aveva continuato Ax sul Corriere. Cosa resta, dunque, alle orde di seguaci che animano la fanbase di Salvini? La minaccia bieca, l’attacco personale sbraitato dietro una tastiera. Ma, di nuovo, dissare un rapper con 25 anni di esperienza sui palchi è dura. «Tutti quelli che hanno minacciato me e la mia famiglia verranno querelati – ha risposto J-Ax – Quando perderanno le cause i loro soldi verranno versati alle ONG che tanto detestano. Così trasformeremo il loro odio in opere socialmente utili e potremo dire che i fan di Salvini finanziano le ONG».

Game, set, match o, come direbbe un altro rapper dell’attuale ‘opposizione’ in rima, “90 minuti di applausi”; perché se la politica populista si mette i catenoni al collo per millantare una spacconaggine che non dovrebbe appartenerle, la risposta migliore diventa quella di chi, come J-Ax, i catenoni li ha messi da parte da un pezzo, perché del dito medio contro tutti e tutto non è più tempo. Purtroppo l’adolescenza è finita.

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