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Ragazzi, basta lauree umanistiche. Diventate apocalissologi

L’uomo saggio dedica la propria vita a prepararsi alla morte, la civiltà saggia dedica la propria vita a prepararsi all’Apocalisse. Ma c’è bisogno di esperti: via gli ingegneri informatici, l’apocalissologo è la professione del futuro

Foto: Getty Images

Non è questione di se, è questione di quando. La razza umana si estinguerà, la Terra si seccherà, il Sole collasserà in nana bianca, l’universo si espanderà e raffredderà in una lunga agonia fino al buio eterno, la tua gatta tirerà le cuoia e tutti i suoi micini dopo di lei e i micini dei micini e così via. Per le nostre esistenze individuali abbiamo un’unica certezza, la morte; così per l’esistenza in generale abbiamo un’unica certezza, l’Apocalisse. L’uomo saggio dedica la propria vita a prepararsi alla morte, la civiltà saggia dedica la propria vita a prepararsi all’Apocalisse. Fa una piega? Ma c’è bisogno di esperti. Di gente preparata e seria. Altroché ingegneri informatici, l’apocalissologo è la professione del futuro. Sennò qui ci inflaccidiamo. Cazzo ridi, cazzo festeggi, cazzo godi, cazzo fai bricolage: qui c’è da crepare tutti alla svelta. Con dati scientifici, eh, ci mancherebbe. E tante virgoline, che danno l’idea di non avere mica calcolato tragedie alla carlona. 

Di quanti gradi aumenterà la temperatura atmosferica nei prossimi dieci anni, quante specie animali si sono estinte negli ultimi dodici mesi, quante risorse idriche stiamo consumando minuto per minuto, quanto idrogeno sta bruciando il sole in questo istante (“e quando si arriverà all’elio, cari miei, vediamo che voglia avrete di fare yoga tantrico nei parchi comunali”, Apocalissologo X). Le strade devono essere bordate da ampie vetrine piene di contatori. Gli schermi di computer e cellulari, incorniciati da sequele di contatori. Ovunque ti volti, ecco un display con un bel conto alla rovescia. Tic, tic, tic, tic. Gli apocalissologi hanno l’obbligo deontologico di piazzarceli ovunque, questi contatori, bocche della verità che parlano in numeri arabi, altrimenti siamo capaci di correre dietro ai palloni e gridare “Sì!” per la rete che si gonfia quando tonnellate di ghiaccio artico si stanno sciogliendo proprio adesso e c’è un buco nero appostato da qualche parte nella Via Lattea che ci risucchia come una coca-cola dalla cannuccia. Quanti morti per cancro, oggi? 16.678. Ops, 16.679. Poi è meglio girarsi altrove.

Fino a ora abbiamo avuto apocalissologi specialistici. Greta Thunberg per il clima, Roberto Burioni per i virus, i geologi con i loro gilet tutte tasche per i terremoti, criminologi che ti spiegano come chiunque possa perdere una rotella e scambiare la propria famiglia raccolta sul divano per un cespuglio di alloro da potare. È il momento di strutturare una professionalità di ampio respiro. L’Apocalisse richiede un approccio olistico. Che declini in tutti i possibili ambiti la legge di Murphy: se qualcosa può andare male, lo farà. L’apocalissologo sa destreggiarsi nelle statistiche che dimostrano la certezza di innumerevoli e imminenti disastri. Un buon apocalissologo si distingue da come allarga le braccia. Quante speranze abbiamo?, chiedi tu. Allora, il vuoto che l’apocalissologo crea davanti a sé mima l’ineluttabilità dell’abisso senza fondo spalancato davanti a te. E a tutti noi. Una voce fondamentale del curriculum deve essere la risata. Cavernosa, spietata, arrogante, apodittica. “Ma, forse, Professore, una possibilità su un miliardo di salvarci c’è” dici tu. Ed ecco che parte la risata dell’apocalissologo, molto professionale, segno di una votazione non inferiore al 28 in sede d’esame: MUAHAHAHAHAHAH. Tradotta significa: non essere faceto, povero stronzo, siamo tutti fottuti.

Ogni trascurabile dettaglio che increspi la stabilità del qui e ora può finalmente condurre alla Fine. L’apocalissologo lo sa e te lo dimostra. Un brufolo sul tuo naso può convincerti a cercare una pomata in farmacia, esci in auto, ti arriva un messaggio, abbassi la testa, crash, un morto in camice bianco, l’uomo che avrebbe trovato la cura per la prossima pandemia, siamo estinti. L’effetto farfalla ci tiene per le palle. Restate immobili e tremate. Questa è la ragionevole soluzione prospettata dagli apocalissologi. Se tutti si muovono e consumano più calorie e più ossigeno e più cibo, qui in quattro e quattr’otto chiudiamo baracca e burattini. Non siate egoisti, state sotto le coperte, imitate i tuberi.

Certo, è possibile che stiate fungendo da colture epidermiche per una nuova specie di cazzutissimi acari zombie superpredatori mangia budella. Quindi mentre vi intuberate come una barbabietola sentitevi anche un po’ delle piccole merde entropiche. Perché questo è il primo postulato dell’apocalissologia contemporanea: tu credi di essere una persona che tira a campare, invece sei una concausa dell’Apocalisse.