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Perché la filosofia su Instagram ci può aiutare a immaginare il mondo dopo la pandemia

Invece dei soliti aforismi e delle foto delle tazze di caffè, ‘Ultimo Filosofo’ propone interviste video ai pensatori del nostro tempo. Un progetto nato per gioco, ma che ci permette di capire il folle periodo che stiamo vivendo

Remo Bodei sul set di 'Ultimo Filosofo'

Un bel po’ di anni fa – in un’era pre-smartphone e social – mi trovavo in auto in attesa di un amico e, ascoltando la radio, mi imbattei in un’intervista. Non ricordo la stazione, perché inizialmente non ci feci troppo caso. A un certo punto il presentatore chiese all’ospite: “Perché conoscere è così importante?”. Una di quelle domande che spiazzerebbero chiunque, ma l’interlocutore, senza scomporsi, fece un esempio. Me lo ricordo come fosse ieri, anche se sono passati parecchi anni e non ho mai scoperto le generalità di chi pronunciò questo pensiero. L’aneddoto, in estrema sintesi, era pressappoco il seguente: “Nel tennis fino a una certa epoca vennero utilizzate le racchette di legno, poi, come in tutti i settori, arrivarono le innovazioni tecnologiche legate ai materiali. Così iniziarono a circolare delle racchette di metallo, più leggere e maneggevoli. Per alcuni anni, però, i professionisti non cambiarono visto che, dopo averle provate, si rendevano conto che le loro prestazioni non venivano particolarmente migliorate. In buona sostanza, nonostante utilizzassero racchette di legno, vincevano comunque contro avversari con racchette di metallo. E così, per un po’, i grandi tennisti continuarono a utilizzare quelle classiche inventate alla fine dell’800, mentre solo alcuni, in fasce più basse, provarono a sperimentare stabilmente quelle nuove. Ma a un certo punto, proprio chi si era lanciato con ottimismo verso le racchette di ultima generazione – pur non avanzando nel ranking –, si accorse di un particolare: non riusciva più a tornare a maneggiare le racchette delle origini. Ecco che cos’è la conoscenza, concludeva il misterioso ospite radiofonico: può sembrare inutile, eppure difficilmente incontrerete qualcuno che conosce e vorrebbe regredire al precedente stato di ignoranza”. Lancio della pubblicità, arrivo dell’amico in auto e addio alla verifica di chi fosse stato a spiegare questa storia così suggestiva.

Chissà poi se la ricostruzione è fondata su basi scientifiche. Fatto sta che la morale di fondo era così affascinante – e apparentemente empirica – da tornarmi in mente ogni volta che vengo assalito dalla pigrizia. Tutto ciò per introdurre un progetto che, all’apparenza, può apparire velleitario, ma che proprio per la sua semplicità applicata a un settore che ci appare di retroguardia può risultare rivoluzionario. Mi riferisco alla pagina Instagram Ultimo Filosofo, che da qualche mese spopola portando nei nostri smartphone pillole di saggezza da parte dei più importanti studiosi in circolazione della materia. Non con i soliti aforismi o i libri fotografati di fianco a una tazza di caffè, ma con le interviste video realizzate ai filosofi contemporanei che, sollecitati su vari macro-argomenti, espongono le proprie riflessioni in merito. Vi sembra poco? Provate a consultarla.

In particolare, nel periodo che stiamo attraversando caratterizzato dallo scoppio di una pandemia sulle cui cause brancoliamo nel buio, dopo aver trascorso tre mesi di isolamento sociale, assistito al blocco quasi totale di ogni attività (compreso il settore della cultura) e senza sapere che cosa ci riserverà il mondo a partire dalla fatidica Fase 2, forse tornare ad affidarci alla voce dei filosofi potrebbe risultare quanto mai importante. Ancor di più, quelli vivi. E così, scorrendo la bacheca tra sfondi neri e visi cerchiati da una vivida luce al neon, possiamo attingere a spunti essenziali per uscire dall’ansia che la cronaca di tutti i giorni ci infonde, con i suoi dati snocciolati a ripetizione sui morti e i positivi da coronavirus e le terrificanti prospettive dell’economia che ci attendono non appena metteremo il piede fuori di casa.

Prendiamo spunto da alcuni. Nella sua pillola, Remo Bodei ci parla di disoccupazione tecnologica: “Ci troviamo di fronte, con le grandi innovazioni tecnologiche, a un problema che, si direbbe a Napoli, è sfizioso. Cosa fare della grande quantità di tempo libero che sarà reso disponibile? Siamo passati dalle 13-14 ore lavorative dell’800, anche per i bambini, alle 10 ore lavorative in Inghilterra nel 1860. Se si lavorerà meno, dando spazio alle macchine che produrranno nel giro di 30 anni il 40% dei beni, la quantità di tempo libero sarà enorme. Diceva Ulrich Beck, grande sociologo, che tanto tempo a disposizione può portare a comportamenti antisociali e delinquenziali. Aggiungerei anche l’idea che il tempo debba essere ‘ammazzato’. Invece la grande opportunità di questo tempo è nella creatività”. Gli fa eco Umberto Galimberti, con un’altra sintesi mirabile sulla società della tecnica: “Ci rendiamo conto di cosa vuol dire? Che l’uomo fuoriesce per tutto ciò a cui lui è soggetto: irrazionalità, dolore, amore, sogno, immaginazione. Funziona solo come una macchina, come il computer che ha davanti: non va in depressione, non si ammala, non va in ferie, non litiga con la moglie, non è di cattivo umore. Funziona! Questa è la situazione. Se non ci rendiamo conto e continuiamo a interpretare la realtà con categorie umanistiche, allora non siamo ancora arrivati a capire questo mondo e non riusciamo neanche a modificarlo”. Mentre Massimo Recalcati illustra la differenza tra amore e sessualità: “Sono due parole del linguaggio comune, ma che nella psicanalisi acquistano densità di categorie. Freud ha insistito molto nel suo pensiero sulla inconciliabilità strutturale che rende eterogenea la dimensione della sessualità dalla dimensione dell’amore. Tendono ad articolare un rapporto di proporzionalità inversa: più c’è amore, la sua continuità, la sua fedeltà, la sua durata e meno c’è pathos sessuale, erotismo, desiderio erotico. Come dire, il desiderio erotico ha le ore contate”.

Peter Sloterdijk sul set di ‘Ultimo Filosofo’

Un progetto, Ultimo Filosofo, nato per gioco fra quattro giovani coinquilini tra i venti e i trent’anni: due videomaker, Tommaso Monini e Ruggero Lauria, e due studiosi di filosofia, Enrico Vignoli e Filippo Battistoni. Per un anno e mezzo, nei ritagli di tempo e completamente a loro spese, hanno contattato i vari personaggi e all’arrembaggio con pochi mezzi e tanta passione, hanno trasformato i loro salotti o gli studio pieni di libri in un set per le interviste: “Non volevamo raccogliere le solite dichiarazioni con la libreria sullo sfondo. E così – ci ha spiegato Tommaso – abbiamo studiato una veste digitale più adatta ai social e ci siamo lanciati battendo tutta Italia, o anche viaggi all’estero in Francia o Israele”. Le prospettive? “Non ci abbiamo pensato, anche perché la filosofia è una materia così di nicchia che non pensavamo potesse avere mercato. Eppure, stanno arrivando tantissimi apprezzamenti”. A riprova che la filosofia, a parte rarissimi casi, è perlopiù snobbata, stupisce la facilità di arrivare a certi studiosi: “Ci siamo sorpresi che nessuno ci abbia detto di no e che spesso i loro contatti fossero online”. Provate a cercare un calciatore o una influencer e vedrete quanto sarà difficile chiedere un incontro. “Siamo partiti davvero ‘alla Boris’, entrandogli in casa senza esperienza, spostando arredamento e libri sparsi ovunque per cercare di costruire il set. In un caso, avendo dimenticato lo sfondo, abbiamo usato le tende del salone attaccate con lo scotch”.

E così, grazie a questi quattro ragazzi, finita la quarantena potremo contare, non solo sulle mirabolanti dirette di Bobo Vieri con i grandi ex del calcio, ma anche su un archivio del pensiero contemporaneo che un giorno apparirà preziosissimo. Qui i video completi. Da guardare non tanto per trastullarsi con la filosofia utile a scrivere aforismi sui social, quanto per cercare di decodificare il presente che stiamo attraversando e provare a costruire un futuro nel quale, finalmente, saremo in grado di imparare dagli errori del passato.

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