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Perché in America hanno James Ellroy e noi ‘Chi l’ha visto?’

Mentre "il cane pazzo" della letteratura americana racconta del suo passato tra le benzodiazepine e l'omicidio della madre, in Italia il thriller non ha una voce credibile al di fuori di Franca Leosini o Federica Sciarelli

Foto di Ulf Andersen/Getty Images/PxP Gallery

Cos’è la perfezione? La perfezione è Cronaca Nera (Einaudi), ovvero due saggi brevi di James Ellroy. Centododici pagine, le leggi in due ore, quando hai finito ne vorresti ancora e ancora. Consideratelo una piccola dose per tutti i suoi lettori in astinenza dall’ultimo Perfidia e in attesa che venga pubblicato il secondo episodio (in inglese: The Storm, in italia forse in autunno) della nuova saga. In Cronaca Nera non siamo nelle sue tetralogie o trilogie, qui abbiamo due reportage romanzati. Il caso Sal Mineo, meteora del cast di Gioventù Bruciata, trovato steso con una pugnalata al cuore il 12 febbraio del 1976 a West Hollywood (e ancora senza un colpevole) e il caso di due ragazze della New York bene per cui è ingiustamente incriminato un uomo di colore. Serve un colpevole, serve sbattere il mostro in prima pagina e la polizia fa il casino. Raccontando dei crimini Ellroy racconta la Storia, la discriminazione, le contraddizioni degli americani.

Non addentriamoci nella trama, Ellroy potrebbe scrivere la lista della spesa e vi terrebbe per le palle anche in quel caso. La punteggiatura, la totale assenza di retorica, la massiccia dose di volgarità e azione, la compassionevole parte sentimentale sono ormai i terreni in cui ipnotizza i suoi lettori. Ellroy scrive da sempre la stessa storia, con qualche piccola differenza dalla precedente, migliorandola ogni volta un po’. Quasi completamente estraneo al concetto ossessivo e stressante di essere un innovatore, vive in un arco temporale che va dagli anni Trenta agli anni Settanta e ambienta la quasi totalità delle sue pagine in California. Ogni tanto sconfina su Miami, Cuba o New York, ma sono solo gitarelle. Los Angeles è il suo territorio. Lì continua a vagare per quelli che ha descritto come i suoi “luoghi oscuri” ovvero i quartieri in cui sua madre è stata trovata uccisa con le mutandine abbassate quando lui era un ragazzino (il caso è ancora irrisolto, ma lui ci gira sempre attorno). Si può dire che abbia iniziato a scrivere da quel giorno. E lì rimane! E voi con lui! Nella Los Angeles in cui ha fatto il caddie per mantenersi e ha vissuto mesi strafatto di benzedrina in una piccola stanza dentro a un campo da golf, o ha venduto il plasma per comprarsi da mangiare.

Lì è diventato il cane pazzo della letteratura americana, come ama definirsi. Da cinque anni vive a Denver, nessuno lo sa, ma è così. Potrebbe vivere ovunque, tanto tutto quello che tocca lo ellroyzza. Non gliene frega niente di niente; veste solo camicie Tommy Bahama; guida il suo macchinone (unico lusso che si concede, ma non conosce i modelli, le chiama: la macchina bianca, l’altra macchina, etc…); non ha libri di quasi nessuno tranne se in casa; non sente nessuno al telefono; non ha il telefono; si è di recente rimesso assieme a Hellen Knod, sua ex moglie santa donna che pare ancora in grado di sopportarlo. Grazie a queste scelte può dedicarsi come un monaco a ricostruire vecchi casi del LAPD e aggiungere tasselli alla sua cosmogonia criminale. Killer, morti ammazzati, poliziotti e detective alcolizzati che vanno avanti a benze e bionde. Stereotipi che in mano a chiunque altro sarebbero un romanzetto di serie C, con lui diventano letteratura. Un mago.

Mi ha sempre incuriosito il fatto che non esista un Ellroy italiano. O meglio che l’editoria non l’abbia creato a tavolino. In Italia uno come Ellroy avrebbe da sbizzarrirsi. Siamo il paese dei misteri, dell’intreccio politico, del malaffare, del delitto. La P2, gli anni settanta e Ottanta, Andreotti, Craxi, la DC, Tangentopoli, il Mostro di Firenze, Emanuela Orlandi, la Moby Prince, Ustica, Pasolini. Ci sarebbe materiale a bizzeffe. Per carità non che ci manchino gli scrittori di gialli o noir, ma non abbiamo niente che diventi letteratura, che si esportabile. C’è Gomorra, ma parla solo dei cattivi. Invece abbiamo un vasto pubblico, ce lo dicono l’edicola e la tv. In edicola dominano le cover trash di Cronaca Vera o Giallo, che si impongono come piccole nicchie felici in mezzo a tanti giornali in crisi. Sono brutti a vedersi rispetto ai colleghi ok, ma almeno hanno un senso.

In tv il pubblico si nutre voracemente di violenza soddisfacendo un certo voyeurismo insito in tutti noi. Così ecco la settimana tipo dell’appassionato di nera: Chi l’ha visto? ha una striscia quotidiana all’ora di pranzo e va in onda tutti i mercoledì sera, il venerdì c’è Quarto Grado su Rete 4, Sabato in giallo su La7 torna il 16 giugno con una puntata che si intitola: Igor il Russo. Un giorno in pretura è la domenica. Fuori programmazione: Amore Criminale, Segreti e Delitti e dei canali a tema su Sky. Ciliegina sulla torta: Storie Maledette della Leosini per i “leosiners” che Vezzoli, il più importante artista italiano vivente, ama alla follia e definisce una pietra miliare della nostra cultura.

Sono programmi a tratti macabri, ma danno assuefazione. Si vedono i morti sgozzati, le scene del crimine, abbiamo di gran lunga oltrepassato il plastico di Vespa. Fino a qualche anno fa se vi dicevate fan dei suddetti venivate presi in giro alle cene ed emarginati dagli amici, che paragonavano i vostri gusti televisivi a quelli della loro nonna. Oggi siete celebrati da meme e pagine FB e gruppi come “Non uscire il sabato per vedere un giorno in pretura“. Io sono tra quelli. Io ho costretto la mia ragazza a partecipare con me a una puntata di Chi l’ha visto? come pubblico. Eravamo lì, di fronte alla Sciarelli: una gigante di un metro e sessanta che dava le paghe a chiunque, altro che Barbara. Ho pure scoperto che dietro lo studio c’è una piccola cappella consacrata e mi sono gasato. Dentro gli studi di via Teluada, sacro e profano!

Molta gente ha paura a guardare questi programmi perché spesso è Degrado, ma è come non voler parlare delle malattie, del buco dell’ozono o della morte. Conviviamo con la violenza. Il vicino di casa sdraia uno e lo sotterra in giardino, ritrovano gente fatta a pezzi in una valigia alle fermate del tram a Milano, Rosa e Olindo erano due tizi normali, uno qualunque spara a bruciapelo a un altro perché il cane abbaia. Succede tutti i giorni e in tutte le piccole realtà di provincia. Il mostro è sempre più spesso un insospettabile vicino di casa. La tv lo ha capito, l’editoria se la mena.

Quindi: in Italia non abbiamo un Ellroy. Abbiamo avuto un Lucarelli che ormai non parla quasi più, ma non è un Ellroy. Abbiamo De Cataldo si ma è un’altra cosa. Idem per Carlotto o Camilleri o Carofiglio (e alcune cose di Genna ma lui è troppo preso male). Grandi scrittori ma un pazzo nemmeno a pagarlo. E forse per scrivere di queste cose ci vogliono i pazzi. E i pazzi a tavolino non li crei, ci vuole la vita. Come diceva Carmelo Bene è facile dare del matto a Nietzsche, ma lui se l’è guadagnato… Ha abbracciato il cavallo, ha pippato il mondo. Forse più che di un Ellroy l’editoria nostra avrebbe bisogno di un vero oltraggio, che poi è la base di quasi tutta la roba buona che è stata scritta.

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