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Perché il sesso è disgustoso

Dalla mania del porno a quella per i selfie, tutta la nostra società è una proiezione dell'unico nostro pensiero costante.

Perseomedusa / Alamy / IPA

Il sesso è evidentemente disgustoso. Ogni persona che incrociamo in metropolitana, alle poste, all’Ikea, in ospedale… è frutto di un orgasmo. Tutti figli di espressioni idiote e alluci tesi e “ah”, “uh”, “oddio”, “sì, che bello”. Pensate se, per ogni passante, potessimo avere l’epifania dell’orgasmo che ne ha provocato l’esistenza. Vi rendete conto? Il mondo è una costante carrellata di mugugni incarnati, di sudore condensato in arti e tessuti. Un vero schifo. Sette miliardi di spruzzetti.

Per alcune ricerche gli uomini pensano al sesso 18, 19 volte al giorno, per altre ogni sette secondi. Come le avranno svolte queste ricerche? Mi immagino le cavie umane arrapate in una stanza, appena pensano alla figa devono premere un pulsante sulla scrivania. Biiiip. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, biiiiip. Così via, potenzialmente all’infinito. Agghiacciante. Uno stimolo fisiologico che diventa spina dorsale del Tempo. Come pensare ogni sette secondi di cagare. È una malattia, per di più ridicola. Un congegnino che il buon Dio ci ha ficcato dentro al mondo così da rendere il gioco più divertente per gli spettatori, cioè per lui. Tipo il fuorigioco.

I porno infatti sono di una noia mortale. Cioè, almeno il fulcro della questione è di una noia mortale. Lo stantuffo. Avanti, indietro. Su, e giù. Ancora e ancora. Io su PornHub devo venire prima che gli attori inizino a lavorare sul serio. Altrimenti è finita, mi tocca tentare la fortuna con i correlati. Come se nei polizieschi saltassi lo scontro decisivo tra detective e criminale, come se nelle commedie saltassi le battute. Perfino una storiella cretina come l’agente immobiliare che seduce l’ingegnere sfigato in cerca di un trilocale è più stimolante dello stantuffo. A meno che non ti venga da ridere, per esempio perché lei gli mostra due orifizi e dice di avere una doppia esposizione. Allora lì, mentre i tessuti nella tua mano perdono turgidità, ti dici questo è troppo, e ti vergogni, ma ti senti redento. Stavi per perdere la tua dignità ma l’hai salvata per un pelo. Hai capito l’inganno, Einstein. Abbassi gli occhi, ti guardi i patetici residui di erezione, e scuoti la testa. Sei tu, piccolo bastardo, il colpevole di questa idiozia. Ma nulla cambia. Dopo pochi secondi siamo da capo. Credo sia questo il motivo per cui molte pornoattrici hanno caratteristiche esteticamente discutibili, tanto estreme, al limite del caricaturale. Perché una persona sensata non può non disprezzare il sesso e i suoi simboli, e in quei simboli, per eccitarsi, ricerca proprio qualcosa da disprezzare. A volte mi chiedo come si possa fare sesso con qualcuno senza disprezzarlo.

E allora perché non ci castriamo? Perché poi al mondo non ci staremmo più a fare un bel niente. Nei porno non ci sono comparse. L’universo è fatto così, si espande. Il fuoco quel che tocca lo fa fuoco, il ghiaccio ghiaccia, l’uomo chiava. Tenta di replicarsi, poveraccio, come ogni creatura, che lo voglia o no, con quel vecchio trucchetto dei cinque secondi di piacere. Queste sono le regole del gioco. Altrimenti è come vagare per un campo da calcio senza che i compagni ti passino mai la palla. Non essere egocentrici ed essere vivi è un controsenso. Si vuole imporre se stessi, sennò si smette di farsi la barba e poi non ci si alza più dal letto e poi si muore, come diceva qualcuno. Per stare al gran gioco di Dio, per affermarsi, per esprimersi, in assenza di talento, di capacità, di competenze, di arsenali, non abbiamo che due strade: il sesso e il selfie, cioè la lirica degli analfabeti. Perché l’orgasmo è il selfie organico e il selfie è l’orgasmo a secco, una regressione alla partenogenesi.

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