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Perché Harry e Meghan non sono i benvenuti in Canada

"Il Canada non è una Patria part-time", scrive il quotidiano 'Globe and Mail' sull'arrivo dei Sussex a Toronto, un trasferimento costoso per le casse pubbliche e che romperebbe anche un taboo costituzionale

Foto: Getty Images

Harry e Meghan hanno scelto il Canada come terra d’esilio. Ma non hanno fatto i conti con i canadesi. E rischiano di scatenare una crisi costituzionale. Eccola, l’ennesima bomba detonata dopo la decisione dei duchi di Sussex di strapparsi di dosso i panni di senior royals – i reali di primo piano, quelli che hanno la responsabilità di rappresentare la corona – e di ritirarsi a vita privata, o meglio lontano dalla monarchia. Decisione dell’8 gennaio, comunicata alla regina neanche un’ora prima della pubblicazione di un lungo post sul profilo Instagram Sussex Royal. Crisi familiare e dinastica che ha avuto una prima, sommaria, soluzione durante il vertice di Sandringham, alla presenza di Elisabetta, dell’erede al trono Carlo, del successore William e del principe ribelle. Avremmo preferito che Harry e Meghan restassero impegnati nelle attività reali, è il sunto del comunicato di Elisabetta diramato nel pomeriggio del 13 gennaio, ma comprendiamo il loro desiderio di costruirsi una vita altrove, come una giovane famiglia.

Già, ma dove? Meghan – come rivela in copertina il settimanale Gente – punta Hollywood, dove già sarebbe pronta una parte da protagonista in un film targato George Clooney, grande amico della coppia e strenuo difensore della ex signorina Markle dagli attacchi della stampa londinese. Ma nel frattempo i Sussex, che restano duchi e altezze reali, faranno un lungo pit stop in Canada, anche perché ancora per qualche mese, questo è l’accordo con nonna Elisabetta, dovranno dividersi tra il Nord America e il Regno Unito.

Dopo l’iniziale euforia i canadesi, sudditi di sua maestà, si sono però interrogati sulle conseguenze della permanenza di due membri della famiglia reale britannica a casa loro. Il Globe and Mail, principale quotidiano del Paese, ha smorzato la patina glamour della vicenda e ha preso posizione contro l’insediamento dei Sussex a Toronto. “Se Harry e Meghan vogliono trasferirsi qui da privati cittadini siamo pronti ad accoglierli a braccia aperte. Ma questo non è il luogo dove possono godere dei loro privilegi. E soprattutto non è una Patria part-time”. Ad infiammare gli animi c’è prima di tutto una questione di soldi. Perché se è vero che nel prossimo futuro i duchi provvederanno autonomamente al proprio mantenimento e non percepiranno più denari pubblici, è altrettanto vero che i costi della loro sicurezza almeno per un anno saranno ancora sostenuti dalla collettività. E se abiteranno in Canada ci dovranno pensare i canadesi. Il quotidiano stima una bolletta salatissima per i contribuenti: 10 milioni di dollari. Altre stime sono più modeste, ma il tema resta. Tanto che secondo un sondaggio, il 75 per cento dei canadesi si rifiuta di pagare con le proprie tasche guardie del corpo, auto blindate e voli privati dei Sussex.

Ma non è solo un problema di denaro. Michael Behiels, professore emerito di Storia politica e costituzionale all’Università di Ottawa, ha spiegato che il trasferimento dei Sussex potrebbe finire persino di fronte alla Corte Suprema del Canada. “Spero che il Primo Ministro Justin Trudeau e il suo gabinetto rispettino pienamente la natura e la portata degli Atti costituzionali del Canada del 1867 e del 1982”, ha detto l’accademico. In sostanza i provvedimenti hanno reso la monarchia autonoma rispetto a quella britannica. C’è una prassi consolidata secondo cui il sovrano canadese vive altrove. Nella fattispecie, dall’altra parte dell’oceano. Inoltre, a differenza di quel che accade nel Regno Unito, solo il monarca ha un ruolo riconosciuto dalla legge: gli altri membri della famiglia reale vantano solo titoli di cortesia, privi di valore. Ecco perché la sola ipotesi di dover provvedere alla sicurezza di un uomo che è solo sesto in linea di successione al trono, ai canadesi pare un abominio. A meno che Harry non diventi il prossimo governatore generale del Canada, una sorte di viceré. Ma in quel caso non potrebbe certo lucrare sul brand Sussex Royals come un Kardashian qualunque, come invece pare voglia fare.

La vicenda appare ancor più delicata alla luce delle istanze repubblicane che imperversano nel Paese Nord Americano, soprattutto in zona Quebec. Oggi circa la metà dei canadesi – certo, sull’onda degli ultimi eventi – si dice favorevole a indire un referendum sulla monarchia, dopo che Elisabetta avrà lasciato questa terra. Comunque sia la successione al trono in Canada è un automatismo: dopo Elisabetta arriverà Carlo. Ma chissà chi esulterà.

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