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Papa Francesco e Sergio Mattarella sono il più bel film che vedrete in quarantena

Il primo star di un kolossal intimista, il secondo protagonista (a sorpresa) di una commedia all’italiana in piena regola. Potranno pure chiudere tutte le sale, ma il cinema è intatto

Foto: VINCENZO PINTO/AFP via Getty Images

Siamo tutti in cerca di robbabuòna, cosa vedere, cosa recuperare, cos’è che mi sono perso, adesso è il tempo per fare tutto, ora o mai più! E dunque viva le piattaforme digitali, l’algoritmo ci salverà, qual è l’ultima serie, l’ultimo film con l’hype, usciteci pure James Bond, eddai, tanto chi ci torna più davanti agli schermi grandi di una volta, chi se li ricorda. E invece il film più bello – i due film più belli – ci è passato davanti un tardo pomeriggio di venerdì, a ricordarci che possono pure chiudere tutte le sale, ma il cinema non si può chiudere mai.

Francesco, che di mestiere fa il Papa, ha camminato in piazza San Pietro da solo sotto la pioggia, a rainy day in Vatican City con i droni come si usa oggi, verso una preghiera plenaria che è già un film anche solo a scriverlo. Sergio, che di mestiere fa il Presidente della Repubblica, ha poco dopo diramato il suo messaggio alla nazione, ma la sorpresa sono stati i dietro le quinte che non avevamo mai visto, leakati su YouTube: ogni grande film, del resto, se la deve vedere con la pirateria. Dio, mentre s’impegnava tramite pontefice a graziarci tutti, ha fatto spuntare la dextera dai nuvoloni e ha piazzato online i fuorionda del discorso presidenziale, subito dopo la performance del suo emissario sulla Terra.



Francesco e Sergio, due grandi vecchi del Novecento e due facce della stessa medaglia, una doppia e sacrale istituzione almeno fino ad ora, poi – cioè, ieri sera – due poli uguali e opposti, distanti ma uniti, tragedia e commedia, Melinda e Melinda. Insieme, Francesco e Sergio hanno scritto, diretto e interpretato il più bel film di questa quarantena. Quello del primo è tra il kolossal italiano-internazionale alla Bertolucci e, ovviamente, le visioni di Sorrentino: The Flu Pope, a voler ironizzare se e finché si può, una monumentale produzione in stile Hollywood sul Tevere ma intimista, la benedizione urbi et orbi pareva più il diario di un curato di campagna. Il secondo, così, all’improvviso, invece s’è rivelato il protagonista di una commedia all’italiana in piena regola, di quelle in cui si piange anche un po’, La grande guerra insomma, del resto la parola guerra risuona da settimane nei bollettini di protezionicivili ed enrichimentana, però anche un film di Ettore Scola, in ogni caso scritto da Age e Scarpelli, poi chi lo dirige si vedrà, ci va bene comunque. Titolo di lavorazione: Riuscirà il nostro eroe a sistemarsi il ciuffetto?. Perché, nei fuorionda, si vede Sergio rimbrottare l’operatore che gli intima, quasi spaventato (lo facciamo interpretare a un doppiatissimo Trintignant?), di sistemarsi la ciocca ribelle. Il meraviglioso Pres. replica: «Eh, Giovanni, non vado dal barbiere neanche io». Nastro d’argento per la sceneggiatura, senza discussione.

Nella quarantena in cui tutti ci sentiamo solennemente degli eroi – ho impastato la focaccia! ho imbiancato il soffitto del bagno! ho letto due libri in una settimana! – questi due vecchi del Novecento ci ricordano cos’è l’eroismo vero: ci si mette l’abito di scena anche in un mondo di gente in tuta. E ci insegnano, ancora una volta, il senso dello spettacolo. Il nostro cinema è intatto, è ancora Roma negli esterni (i gabbiani che rubano la scena a Francesco) e negli interni (i soliti palazzi del potere damascati, dove dentro sono però tutti così umani, troppo umani). Ora possiamo tornare alle dirette su Instagram, all’SOS lanciato all’algoritmo per farci passare un’altra serata sul divano, alle classifiche del “meglio di” che scrolliamo prima della fine dell’anno, perché sembra già la fine dell’anno, sembra la fine di tutto. Del resto, siamo stati perdonati per ogni nostro peccato. E il capolavoro della stagione l’abbiamo già visto.

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