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Organizzare una festa di compleanno (a casa, in due) durante la quarantena

Un franciacorta in frigo ci vuole sempre, al di là del coronavirus. Ieri, però, era premeditato per davvero, per sbocciare con gli amici via FaceTime. Poi il cheeseburger consegnato dal rider-eroe, e i tulipani. Dell’Esselunga

Seth Rogen e Paul Rudd in 'Molto incinta'

Il 24 febbraio ho compiuto gli anni e ho brontolato assai: è il mio compleanno e hanno chiuso i bar. Era l’inizio dell’Era dei Decreti (quanto sarà passato ormai: un annetto?) e ci pareva già di essere nella surrealtà. Surreale pure il fatto che prenotai al ristorante (ricordate quando i ristoranti erano aperti?), grande classico milanese sempre pieno, con un anticipo di poche ore: impresa pressoché impossibile, chi vive in questa città lo sa. Era l’epoca in cui si cercava di mimetizzare un colpo di tosse in un «m’è andata di traverso la crosta del pane», l’epoca in cui sorridevi per il tavolo di asiatici (speriamo siano coreani) accanto al tuo, l’epoca di una Milano già spettrale ma non troppo: c’era appena stato il fuggi fuggi generale dalla settimana della moda, ma il cappuccio al bar ancora ce lo davano. Non ricordo se anche al banco.

Ieri ha compiuto gli anni mio marito, che chiameremo A. Se all’epoca, lontanissima, del mio compleanno tutti ridacchiavano – «come festeggerai ora che c’è il corona? ahahah» –, stavolta era tutto più solenne. La surrealtà era ormai realtà. I messaggi che A. riceveva ieri a nastro erano tutti del tipo: «Questo è un compleanno che non dimenticherai mai più».

Si trattava solo di festeggiarlo come si deve. S’è capito che, di questi tempi, serve premeditazione. Più del solito, s’intende. Perché una bottiglia di franciacorta in frigo ci vuole sempre, al di là della quarantena. Ieri, però, era premeditata per davvero, per sbocciare con gli amici via FaceTime. Prima quelli e poi quegli altri, aspetta che ho un’altra chiamata, auguri auguri auguri. Tra intimi è ovvio che non ci sono più pose, non ci sono mai state, ci si manda baci protetti dal divano dello svacco. Ora la speranza di tutti è che le pose crollino a poco a poco in tutta questa città perennemente acchittata. È il giorno 6 (solo? davvero?) e abbiamo già visto quasi tutti i milanesi in pigiama, figuriamoci come sarà tra un paio di settimane.

L’altra cosa che i milanesi impareranno, insieme allo stare in casa, è (forse) cucinare, attività da sempre vista con sospetto. Io, che lo faccio da sempre, da sempre passo per uno che non lavora, un po’ erede di grandi fortune un po’ casalinga pazza. Milano è sempre fuori, è prenotazioni in anticipo, prenotazioni dell’ape, prenotazioni della pizza. E quelle pizzerie, ovviamente gourmet, che non ti permettono di prenotare (ormai quasi tutte) sono ancora meglio, ancora più ambite, perché la loro salsa San Marzano dop è un miraggio. A Milano i ristoranti sono sempre pieni, diceva quello. È vero. Che strano immaginarli deserti, adesso. L’incantesimo della Bella addormentata.

In questa casa si cucina molto, dicevo, dunque ieri sera il genio: facciamo che oggi invece non si fa. Ordiniamo la cena con Deliveroo. Follia! Naturalmente il menu lo sceglie A., che è il festeggiato, ma non è tanto difficile: son rimasti solo hamburger e pizzerie (quasi tutte non gourmet). E poke, montagne di poke. Sushi, pochino. La grande conferma, ce ne fosse stato bisogno, del fatto che i sushi son davvero tutti gestiti da cinesi, ora impauritissimi (dal razzismo pure di noi lombardi, in realtà più contagiati di loro) e dunque in fuga. Il verdetto: hamburger. Fantastico. Cheeseburger e franciacorta. Da fare sempre. Segniamocelo per le feste future.

Le chiacchiere via FaceTime le abbiamo fatte, gli auguri solenni continuano ad arrivare, la prima bottiglia di bollicine è quasi andata. Nell’attesa del rider, unica presenza nella città addormentata come le fatine di Aurora, si accende su Mentana, però no, basta con ’sta conta dei morti, è pur sempre un party di compleanno. Meglio la diretta di Zorzi del pomeriggio recuperata sulle storie di Instagram, i social sono il nuovo intrattenimento. Un’altra conferma di cose che sapevamo già.

Il rider-fatina è arrivato, la mancia era già stata aggiunta al conto online ma gliene diamo ancora, tieni tieni, eroe resistente che illude questa città di essere ancora aperta, frenetica, fuorisalonica. È la Quarantena Week, raga. In casa, sì: ma pazzèèèschi. La porta si chiude e rieccoci dentro, e va benissimo così, è il migliore dei party possibili, ed è appena cominciato. Il franciacorta, i cheeseburger e un mazzo di tulipani. Dell’Esselunga. C’hanno chiuso anche i fiorai, ma mica per questo si deve smettere.

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