X Factor 2021, le pagelle del primo live: pubblico non pervenuto | Rolling Stone Italia
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X Factor 2021, le pagelle del primo live: pubblico non pervenuto

C'è stata invece la presa di posizione di Emma e Mika sul ddl Zan. Bene le band, male il buonismo dei giudici nei confronti dei concorrenti, buoni gli inediti, un po' troppo sedato Hot Factor

I giudici di X Factor 2021

Foto Sky

Arriva il pubblico – freddino, va detto – e X Factor si accende. Prima puntata a livello musicale di buon livello, troppi inediti ma va detto nessuno inascoltabile e molti di qualità medio-alta. Per intenderci ho aspettato la mezzanotte perché il Mixtape volevo risentirmelo per piacere e non per lavoro. Non mi succedeva da un po’. Forse non mi è mai successo.

Prima puntata buona, insomma, con qualche ingranaggio da oliare, ma se la portano tutti a casa.
Ricordiamo agli haters rompiballe militanti che queste pagelle sono parziali, votiamo quello che ci consentono i numeri e quello che ci colpisce. Se non c’è il vostro beniamino non è un complotto, in privato vi mando il voto se volete ma sopravvivere lo stesso è un’ottima opzione.

Emma e Mika voto: 10

Non avevo una gran voglia di vedere la prima puntata dei live di X Factor, questa settimana. Ero arrabbiato, avvilito, incazzato. Da una politica che col ddl Zan ha fatto il gioco delle tre carte e di fatto lo ha fatto con la nostra dignità di cittadini. Mi sono stancato di vergognarmi di essere italiano, di essere un elettore di questo Parlamento, di essere un giornalista che pur avendo gli strumenti per capirlo non ha intuito che tra Renzi, Berlusconi e i giochetti fatti di voti segreti, dibattiti parlamentari rinviati e sottovalutati, cinismo evidente, tutti hanno provveduto ad affossare una delle poche leggi decenti proposte nel nostro Paese negli ultimi anni. Una legge così andava votata e basta. 
Ero irritato, oggi, dal dover sorbirmi dell’intrattenimento che con la mia rabbia aveva poco a che fare. E poi. 
E poi Emma Marrone ha detto semplicemente: «Oggi sono molto dispiaciuta perché non abbiamo potuto festeggiare un passo avanti. Ieri gli applausi e i cori da stadio in Senato hanno scritto una bruttissima pagina della storia del nostro Paese. Le immagini che abbiamo visto sono state imbarazzanti». E Mika ha chiosato: «Quella che ho visto ieri non è l’Italia che amo, che mi ha accolto e mi ha difeso. Ma voglio credere che fuori quell’Italia ci sia ancora». E io dopo tanto tempo mi sono sentito rappresentato. Da due artisti che se ne sono fottuti di vendite e indici di gradimento e hanno detto come la pensano. Certo, lo ha fatto una cantante paladina e icona LGBTQ+ e una pop star gay. Gli altri li hanno “solo” applauditi. Lo hanno fatto i due che avevano meno da perdere. Ma va bene così. Grazie, ragazzi.

Manuel Agnelli voto: 9

Paracool rock e singolazzo. Tutto mi sarei aspettato un giorno tranne che vedere il leader degli Afterhours diventare uno che azzecca i tempi televisivi pure di spalle e detta il ritmo in uno studio, tirando fuori pure definizioni che alla fine come il famoso “complinsulto” inventato da un geniale ragazzo eliminato alle audizioni saranno tra i must di questa edizione. E poi è l’unico a uscire dalla comfort zone, a dire qualcosa di più approfondito invece di battute o «meno male che ci sei» o «bravi» detto con la stessa svogliatezza di quando ordini un cappuccino nella stanza colazione degli alberghi sapendo che la macchinetta del tuo ufficio lo farebbe meglio. Datemi una puntata, una sola, in cui conduce lui.

Erio e gIANMARIA voto: 8

È evidente come saranno due dei personaggi più interessanti di questa edizione. Così diversi, fin dall’outfit e ancora di più musicalmente, tanto raffinato e sfaccettato il primo quanto grezzo e affilato il secondo, ieri hanno giocato sul sicuro, entrambi con i loro inediti già noti. Non fanno la loro migliore performance eppure lasciano pubblico e giudici a bocca aperta, dimostrando uno strapotere rispetto agli altri quasi imbarazzante. Come se pure ingranando solo la terza, dessero l’impressione di poter superare pure in rettilineo chiunque. La cosa interessante è che ora stanno prendendo totale consapevolezza delle loro qualità e dell’impatto che stanno avendo e la reazione di entrambi sarà affascinante da seguire. Potrebbero diventare ancora più bravi o frantumarsi come cristalli troppo preziosi.

Ludovico Tersigni voto: 7

Sta trovando la sua cifra stilistica, che dividerà sicuramente il pubblico. Certo quando legge le classifiche – non è una classifica! – sembra un giovin Pippo Baudo che si è mangiato Amadeus a Sanremo: è così a disagio e le commenta come se non fosse il conduttore, creando uno strano ma divertente effetto di straniamento. Ma ha un buon feeling con i giudici e si vede, non esagera e allo stesso tempo una chiosa, una battuta se la concede sempre. Lo capisci dal saluto un po’ goffo finale – l’impressione è che la suspense da talent sarà il tallone d’Achille a lungo – che sta camminando sulle uova ed è ancora in una fase di studio, ma deve stare tranquillo: sopravvivere a quel vestito rosso sembrando un gran figo era la prova peggiore. Inoltre aver sdoganato in diretta il «bella pe’ vvoi» è un merito che nessuno potrà togliergli. Unico consiglio, gestire meglio le energie: partito carico a pallettoni, ha finito in debito d’ossigeno.

Karakaz, Mutonia, Bengala Fire, Le Endrigo, Westfalia voto: 6,5

Tutti i gruppi portano a casa il loro, forse pure troppo. Sono loro a fare la colonna sonora di questa puntata, rendendola sopra la media degli anni scorsi con una tecnica e una maturità non comuni per un primo live. Ma sembrano troppo attenti a essere perfetti(ni), a rispondere a quello che ci si aspetta da loro. La Rebel dei Mutonia è stata ottima, ma ci piacevano più quando massacravano Adele (ma sarà pure che il loro frontman senza occhiali a cuore sui social è uguale a Gabriele Paolini e non riesco più a guardarlo con gli stessi occhi). Useless è quello che ti aspetti dal leader dei Karakaz, che rischia di convincerci che sia bravissimo, sì, ma solo quando rischia l’ictus. I Bengala Fire sono deliziosi, inappuntabili ma se mentre li senti batti il piede e annuisci, poco dopo dimentichi cos’hanno fatto e hanno il grado di permanenza addosso nella tua maniera dei cantanti del Festivalbar. Le Endrigo sono punk-pop, come dice Agnelli. E questo basta per capire potenzialità e perplessità. I Westfalia anche dentro la stessa canzone sembrano assentarsi e tu ti irriti tanto che vorresti tagliare i capelli al leader e poi tornare a bomba per farti ricredere. A volte sembrano troppo bravi per impegnarsi a fondo per noi comuni mortali. Sporcatevi le mani, siete delle band, mica il Barcellona di Guardiola.

Vale LP e Nika Paris voto: 6

Troppo emozionata la prima (forse per la presenza di Carmen Consoli? A naso le due si somigliano e lo dice uno che la cantantessa la venera) e troppo it pop la seconda. Ma sarebbe un delitto eliminarle: Vale LP ha una forza nella voce e nell’affrontare i pezzi (per ora soprattutto altrui) non comune, ma potrà essere abbagliante come i suoi occhi. Nika ci abbaglia con un tailleur giallo, conferma con il suo inedito Tranquiile (mon coeur) di essere bravissima a essere quella che ognuno di noi vuole, ma con questa volontà di piacere al mondo intero rischia di non essere abbastanza per nessuno. Devono tirare fuori la garra, devono darsi un’identità forte, superare anche il garbo con cui i giudici le trattano. Siamo già innamorati di voi, ora però fateci vibrare, e pure pogare se necessario. Ah, dovrebbero duettare insieme.

Versailles e Baltimora voto: 5

Pur essendo profondamente convinto che sarà uno degli assi nella manica di questa edizione non posso non notare che Versailles sembra essersi già seduto sulla sua potente e naturale presenza scenica (è un Damiano dei Måneskin più cattivo e sfrontato e coi capelli blu) e sul suo inedito che è di quelli che la prima volta dici «caspita» e alla quinta «eh, però che palle» e alla fine dici «ok, belli gli ultimi dieci secondi ma sentiamo il prossimo». Puoi essere Marcell Jacobs, ma se non ti alleni l’oro non lo vinci. E Versailles non la costruisci neanche in 54 anni se non ci metti testa, cuore, concentrazione. Su Edoardo Spinsante che dire? La decisione migliore di questa settimana è il nome d’arte Baltimora. L’inedito purtroppo è il peggiore di quelli proposti, serve a tirar fuori tutte le sue doti canore, ma niente di più. Per sua fortuna non è tra i meno votati, cosa che dimostra l’incompetenza di chi scrive.

Hot Factor voto: 4

Format che già da un po’ di anni ha problemi, una sorta di eterno vorrei ma non posso. E che viveva sempre sulla verve e il talento della conduttrice – quando si chiamava Extrafactor e Strafactor – da Daniela Collu e le sue divertenti molestie e Manuelito, Collu che poi ha dimostrato il suo valore anche in conduzione di X Factor, fino a Pilar Fogliati che faceva un ottimo duo con Achille Lauro. Dieci minuti di commenti che hanno l’originalità, il desiderio di rispondere e il fiorire di frasi fatte di un’intervista a un terzino destro di mezza classifica in serie A in mixed zone. Paola Di Benedetto ieri poi ha fatto il compitino mentre lì tocca andare a gamba tesa, sfruttando anche la stanchezza dei giudici. Altrimenti che senso ha quell’appendice? Solo ricordarci che Manuel Agnelli – che ieri lascia una lezione di strategia, buttata là – è sempre il migliore? Ormai pure in tv? Pure nei tempi supplementari?

Hell Raton voto: 3

Ridatemi il Manuelito che conoscevo, quello che si alleava con Mika e irritava Agnelli, quello che si incazzava e si scatenava quando qualcosa gli bruciava dentro. Me lo hanno imborghesito, sembra più preoccupato di sembrare bono come le manueliters dei social pretendono invece di venire qui a portare la sua diversità, la sua voglia di raccontare un altro universo musicale e dargli cittadinanza. Non ti omologare Hell Raton e non annoiarti, che la tv a volte fa questo scherzo. 
Lo sai che ti voglio bene ragazzo, fammi godere al più presto. E lo sai che ci vado giù duro perché da te mi aspetto sempre la rovesciata all’incrocio dei pali. Lo avevi capito quando ti ho chiamato Hell Raton. Come mia moglie quando mi chiama col nome di battesimo. So già che dormirò sul pianerottolo.

Regolamento voto: 2

Vero che da queste pagine sulle nuove regole di X Factor, volta per volta, non si sono mai alzati cori di giubilo. Ma se si esclude il “come as you are”, l’abbattimento delle categorie, da queste parti quando mettono mano al regolamento sono peggio di Calderoli alle prese con una legge elettorale, di Renzi con un referendum o il ddl Zan, di Biagio Izzo a Tale e quale, di René Ferretti con la qualità. Le due manche che tirano fuori i sei meno votati tra i concorrenti non fanno emergere alcuna tensione narrativa né riescono a cambiare in meglio, strutturalmente, il gioco, ma anzi appesantisce un format che può andare avanti da solo, senza boost particolari. E mette X Factor, che è unico nel suo genere, nella condizione di scimmiottare altri talent decisamente più cheap. Potrebbero invece togliere tutti gli orpelli da televoto e andare giù duri con il risultato finale di puntata oppure, invece, rovesciare la prospettiva. E se i giudici stessi fossero costretti a salvare solo uno dei propri e mandare gli altri al televoto? Questo agli sciacalli catodici, quelli che guardano la tv come un incidente in autostrada e vogliono il sangue, piacerebbe molto. Giudici tesi, squadre da subito spaccate, melodrammi continui, Emma che piange, Mika che fa la risata da padrone di mondo, Agnelli che se la prende col sistema e non parla per mezz’ora, Manuelito che ride nervoso e tira bordate. Ok, fatelo. Ora.

Buonismo dei giudici voto: 1

Vero che è stato uno degli esordi di questo talent con la qualità musicale più alta che si ricordi. Ma loro sono lì per fare la punta al c…o. Scusate, era per rendere l’idea. Insomma sono lì per cercare il pelo nell’uovo e invece sono tutti sorrisi, il solito «spaccate» – ormai lo senti talmente tanto che anche se non lo dicono, aleggia – e commenti, complimenti e incoraggiamenti orsacchiottosi. Noi vogliamo il Mika che ha mandato tanti giovani artisti in analisi, Manuel che vuole picchiare un paio di giudici, Emma che grida che è sincera e vera come se fosse Giorgia Meloni a un comizio in Spagna, Manuelito che se ne fotte e va giù duro. E invece niente. A Tale e quale Malgioglio agita di più le acque. Ma abbiamo capito una cosa: quest’anno quando dicono ai concorrenti «che bella scenografia» (pazzesche, va detto) e «ottima messa in scena» è come quando a me una donna mi dice «sei un tipo» e «hai begli occhi» e poi mi dà il numero di telefono con l’ultima cifra sbagliata.

Pubblico voto: 0

Applausi tiepidi e un po’ sballati, reazioni ai sei meno votati che erano old già nel 1993 a Sanremo. A Castrocaro facevano più casino. Dovrebbero dare qualcosa in più ma sembrano i tifosi di alcuni stadi nella serie A di quest’anno: dopo tanta assenza, sembrano tornati anestetizzati. Nella chat di gruppo “Giuria di qualità” in cui commentiamo le puntate su WhatsApp c’è decisamente più verve e passione. Se volete ve li mando sugli spalti così riescono a svegliarsi anche gli altri. Ivy e Giada preparatevi, è il vostro momento. Altrimenti meglio le risate finte delle sitcom americane o il pubblico di Forum.