X Factor 2021, le pagelle del Live 4: ecco, hanno fatto arrabbiare Manuel | Rolling Stone Italia
Home Opinioni Opinioni TV

X Factor 2021, le pagelle del Live 4: ecco, hanno fatto arrabbiare Manuel


È l’ora della mattanza. Fuori i Mutonia, Agnelli non la prende bene e sbugiarda gli altri giudici. Tanti saluti a Versailles rimasto ai Bootcamp. Bruttino il duetto di Emma e Mika su ‘Anna e Marco’ di Dalla

I Mutonia, eliminati al quarto Live di X Factor

Foto: Sky

Giro di boa compiuto e zavorre tolte. Con i Mutonia si apre la mattanza, l’inizio delle eliminazioni di chi in finale poteva finirci tranquillamente. Erio riceve un bell’avvertimento: dopo settimane di elogi e di intoccabilità, si ritrova addirittura a rischio eliminazione (ma lui proprio con noi lo aveva previsto). Nel frattempo incendio di code di paglia al tavolo dei giudici. A proposito vi ho già parlato della mia idea di dare una sedia a quel tavolo a Costantino della Gherardesca?

Manuel Agnelli voto: 10

Al cavaliere Manuel nun je devi rompe er cazzo. Lui è lui e voi tre nun sete un cazzo. Da Proietti a Sordi, Agnelli lo potremmo raccontare così in questo quarto live. Competente, brillante, (auto)ironico. Poi lo fanno incazzare. E fa lo show: prima li sbugiarda, poi li cazzia dicendo sostanzialmente che si ricorderà del loro sgarbo (il mancato tilt) a tempo debito, alla fine lascia la sedia vuota per un quarto d’ora per stare con Erio e i Mutonia per far capire chi comanda e detta i tempi. Senza di lui non ci sarebbe musica, non ci sarebbe show, non ci sarebbe cazzimma (imparate giudici di X Factor, solo in questo caso è usata a proposito, questa intraducibile e meravigliosa e ambigua parola che racchiude furbizia e talento, grinta e cinismo, personalità e decisione, ma che ne sapete voi). Manuel perdonali perché non sanno quello che fanno.

Erio al quarto Live di X Factor. Foto: Sky

Erio, Bengala Fire, Le Endrigo voto: 9

Non se l’aspettava Erio di finire al ballottaggio, si era dimenticato che in fondo X Factor rimane un prodotto mainstream. Ha rischiato con quella London Calling, con quei Clash che hanno disorientato tutti, ma hanno confermato una cosa: la sua personalità artistica e creativa non ce l’ha nessuno. Da anni. Lo accusano di stonare e bisogna comprenderli: le sue scelte, la sua narrazione musicale, la sua capacità di mettersi in scena (nonostante una specie di accappatoio pieno di meduse addosso che io non metterei neanche a Coccia di Morto, in inverno) sono oltre. E si è preso un gran rischio, che a casa ovviamente hanno capito poco e male. Gli ha detto bene che i giudici stavano giocando a specchio riflesso mentre rischiava di essere eliminato.

I Bengala Fire con Evil degli Interpol fanno l’esame di maturità: erano arrivati come esecutori brillanti, pronti ad aprire i live di altri (pure scarsi) al massimo, ora sono una band cazzuta, tanto che tre giudici si coalizzano per cercare di farli fuori. Ora sanno come muoversi, dal Brit pop adesso nuotano alla grande nel punk e nel rock e quando vengono salvati dal televoto vien voglia di alzarsi dal divano e fare gesti poco eleganti e inconsulti verso chi li ha criticati pochi minuti prima in maniera pelosa.

Su Le Endrigo non cambio idea, sono un bluff ben giocato e la copia di parecchi riassunti, parafrasando in parte Samuele Bersani. Ma nei barlumi di lucidità Emma sceglie ottimi brani per i suoi e la spagnola Rosalía valorizza questi ragazzi camaleonte. Sarà la loro identità mutare forma e intensità emotiva e creativa? Chissà, ma l’impressione è che loro giochino per non perdere. E per compiacere gli altri si stiano dimenticando cosa vogliono. Se mai lo hanno saputo.

Mutonia voto: 8,5

«Grazie a Emma, sei bellissima. Grazie a Mika, ricordiamo Relax e Grace Kelly. Grazie a Manuelito per i suoi consigli costruttivi». Matteo ha dimostrato di avere le palle come musicista, come cantante e pure come personaggio che non si è fatto intimidire dai giudici. La settimana scorsa li ha colpiti con l’arma dell’ironia e di fronte alla loro infantile vendetta (rifiutare il tilt e far fuori chi aveva osato scherzarli) non ha mosso un muscolo della faccia e con eleganza li ha ridicolizzati con finti ringraziamenti al vetriolo. Un po’ politicamente scorretti e molto perfidi. Un modo anche per difendere il suo batterista bullizzato dai giudizi e la sua band colpita da un’eliminazione ingiusta. E devono essere contenti: escono perché fanno benissimo i Pixies davanti a chi non saprebbe apprezzare neanche gli originali e probabilmente anche perché il loro inedito Rebel è così forte che fa loro da confronto impari rispetto a una cover. Evviva «gli ultimi dei tamarri».

“Testamento (La resa dei conti)” voto: 8

Bella bomba il singolo che è uno dei punti forti di Gomorra 5. Young Miles (che l’ha prodotto con Slait e Low Kidd), J Lord e Shari – che abbiamo già visto e sentito in quel grande album che è Flop di Salmo, anche se quelli bravi se ne renderanno conto fra anni – offrono un’ottima prova, occupano il palco alla grande e con un pezzo fuori target che coinvolge il pubblico e risolleva una puntata molto moscia. Per colpa loro ho fatto la notte in bianco e mi sono visto i primi episodi di Gomorra 5. Ma non me ne sono pentito. Il New York Times dice che è tra le prime cinque serie non americane più belle del mondo. La sottovaluta.

Mika voto: 7,5

Quanto è dannatamente bello, maledizione, le telecamere le ipnotizza. E a suo modo fa tenerezza quando capisci che è un pessimo giocatore di poker. Quando non rimani abbagliato dal suo outfit – a volte letteralmente, se le luci sbattono sulle sue mise catarifrangenti rischi danni permanenti alla vista – capisci benissimo quando bluffa e cerca di far fuori nemici pericolosi per i suoi ragazzi e quando invece è sincero e partecipe (gesticola, è come se dipingesse ciò che sta dicendo, per questo Agnelli lo fissa quando parla, non solo per educazione). La sua cattiveria è un po’ meno divertente del solito e sembra un po’ più permaloso, ma è pur vero che Emma e Manuelito non vanno bene neanche come sparring partner e Agnelli è come Ali con Foreman, gli danza attorno, punge violentemente e poi gli sorride e promette di seguire i suoi consigli. Ma Mika per competenza, intelligenza, ironia e sensualità (che lui cerca ossessivamente negli altri) rimane uno dei punti di forza di X Factor. Un punto in meno per il duetto bruttino con Emma su Anna e Marco di Lucio Dalla. Si sarebbe mandato al ballottaggio pure lui, se avesse potuto.

Fellow, Baltimora, gIANMARIA voto: 7

Voci al limite della perfezione. Ma che rischiano di diventare fredde molto in fretta. Questa volta meglio il primo con Elisa che il secondo con Battisti (ma ormai hanno deciso di far ballare sempre dei mimi con Edo?), impeccabili e un po’ più sciolti rispetto agli inizi troppo compassati e legati. Stanno maturando, ma rimane il fatto che devono imparare a sporcarsi le mani e un po’ anche le corde vocali. Altrimenti meglio che si mettano insieme e cerchino un terzo per fare la cover band de Il Volo. Abbiano meno paura e si prendano qualche rischio in più. Ecco, lo sapevo, Emma ha contagiato anche me.

Sul buon gIANMARIA che dire? Lucio Dalla ne ha fatti fuori di più conosciuti e scafati di lui. Compresi due giudici proprio in questa puntata. E lui che non è scemo e sa che il suo forte non è l’estensione vocale, si tiene il ritornello, lo fa come meglio può senza strafare, e poi riscrive la canzone. Se la porta a casa, ma bara. Lo fa con classe, ma bara. E facendolo deve accendere un cero a Sant’Anastasio. Anzi Anostosio.

La giostra degli inediti voto: 6,5

Un format decisamente riuscito, da sempre. Veloce, incalzante, ben congegnato e scenografato: a livello di show scardina una struttura che diventa sempre più scolastica e incancrenita, valorizza la musica e i talenti dei concorrenti e televisivamente offre un quarto d’ora di sola musica dal vivo (un miracolo nella tv italiana) senza che nessuno si sogni di cambiare canale col telecomando. Ha ritmo, colori e luci giuste, grandi idee di messa in scena: lo sforzo produttivo e creativo è notevole, ma si dovrebbe pensare a farlo sempre. Magari ogni volta con qualcosa di diverso (cover, duetti, etc).

Nika Paris voto: 6

La cosa più strana e alternativa che fa è vestirsi di giallo. La cosa che le riesce meglio è proprio rendere il giallo elegante. Il problema è che di tutto quello che fa e canta ti rimane in testa solo il giallo. Ma poi non che io voglia fare lo sciovinista, ma visto che il 90% dei brani che canta sono francesi, perché scegliere X Factor Italia e non provare con i cugini transalpini? La guardi e ti dici: a 16 anni è già bravissima. Già, ma a fare cosa precisamente?

Regolamento voto: 5

Ancora due eliminazioni, ancora in modo cervellotico. E con un controllo minimo: dopo aver concesso ai giudici di parlarsi davanti alle telecamere per decidere un tilt a tavolino nella scorsa puntata, Manuel Agnelli fa emergere le regole non scritte del tavolo dei giudici e le sue contraddizioni, pretendendo uno strappo a quelle stabilite nel regolamento. Tersigni è costretto, con troppa morbidezza (ma chi si metterebbe contro Sua Maestà a muso duro? Lo capiamo), a riportarlo all’ordine, ma la verità è che si fa fatica a capire come funzioni quest’anno. E inoltre tra giudici e televoto sembra assai strano che escano i Mutonia e finiscano contro Erio al ballottaggio, in uno scontro fratricida nell’unica squadra ancora integra (in qualsiasi altro caso, avremmo avuto un altro giudice con un solo concorrente). Così tutti e quattro hanno due concorrenti ciascuno. E c’è da chiedersi come una proposta debole come quella di Nika Paris resista così brillantemente. Il fatto che sia l’unica donna rimasta in lizza fa capire molte cose. Però se Agnelli sospetta che vi siano basse strategie da parte degli altri tre giudici, si scandalizzano tutti. Come as you are? Neanche un po’.

Versailles voto: 4

Che peccato. Manuel Agnelli gli ha confessato che lo avrebbe voluto in squadra, ma di quel ragazzo sfrontato e audace è rimasto solo il parrucco. Di quella nobile arroganza solo una timida ricerca di cover e un inedito debole, di quel carisma solo l’incapacità di trovare un’identità, un suo percorso, l’affannosa ricerca di un posizionamento nella geografia del programma. Versailles in questi live mi ha ricordato Jorginho nelle partite contro la Svizzera. Lui che rubava occhio e orecchie è diventato così anonimo che si stavano dimenticando di chiamarlo persino a Hot Factor. Tanto che Mika che pensava di avere il microfono chiuso si è lasciato sfuggire un «è vero c’era anche lui».

Hot Factor voto: 3

Massima stima per Madre Natura, ma se a una che l’unico merito che ha è essere bella (non è body shaming, è onestà intellettuale) la vesti pure malissimo, è dura. Sarà che mi manca Daniela Collu, le sue avance muscolari a Manuelito e la sua capacità di provocare gli altri giudici anche quando si stavano già infilando il pigiama. Hot Factor è più inutile del tombolino a Natale, ma altrettanto irritante. Ridatemi almeno Le Coliche che rifanno i Thegiornalisti ad Ante Factor.

Emma voto: 2

Oggi era la serata della parola empatia e della messa in pausa dell’abuso della parola cazzimma. E meno male, X Factor, come notava su Twitter uno dei migliori intellettuali del nostro Paese, Matteo Bordone, sta facendo passare un insopportabile e falso significato della parola cazzimma, vocabolo stratificato figlio di una cultura profonda e sfaccettata, con tonalità positive e altre scure che in questo studio assume solo un’accezione positiva e superficiale. Quella di cazzuto/a/i/e. Tornando a Emma, oggi era la serata -ibile, delle parole credibile, sensibile. E a noi verrebbe da dire terribile. Per la serie bravi i concorrenti, ma torniamo a parlare di me, salva gIANMARIA dalla sua performance «meno migliore» buttandola in caciara con un «Lucio Dalla l’ho conosciuto, ho avuto la fortuna di parlarci varie volte, gli saresti piaciuto». Una nuova versione degli endorsement social: dopo Benjamin Clementine e Vasco Rossi che citano e sostengono alcuni concorrenti, dopo Maria Grazia Cucinotta protettrice delle band peggio (o meno) vestite, ecco l’endorsement medianico.

Volevo infine rassicurare tutti sul fatto che la parola coerenza è stata detta fino allo stremo da Emma Marrone, ma a sua discolpa va detto che lei si era trattenuta. Poi il perfido Manuel ha pronunciato quella parola due volte. E lei come Roger Rabbit quando gli cantavano “ammazza la vecchia, col flit” non ha resistito. E ha recuperato con gli interessi. 
Momento imbarazzante: «Manuel hai detto un paio di cose che non andavano bene». Manuel: «Dimmi quali». Emma: «E no, te lo dico dopo». Manuel: «No, adesso». Emma sorride come in preda a un ictus. E Manuel: «E allora non parlare». Fremdschämen a gogo. Ma almeno ho capito a chi si ispira per i suoi monologhi motivazionalpopolari, all’arte oratoria, la profondità di contenuti, la cultura di Cetto La Qualunque. L’abito invece era ispirato a quello da sposa di Antonina in Quattro matrimoni: il più audace uso di una zanzariera che la storia della moda ricordi.

Manuelito voto: 1

Cosa. Gli. È. Successo. Forse su Machete si è abbattuta la maledizione di Salmo? Anche se hai talento, sei destinato a diventare un boomer. Capisci che lui ha perso la testa quando risponde al pubblico in studio in disaccordo con lui «il pubblico non è andato al Conservatorio». Rancoroso, spento, tende a imitare critiche altrui, sembra schiacciato dal carisma di Mika, che spesso blandisce, e di Manuel, che prova a contraddire. In una parola, la versione maschile e più imbronciata di Emma. Il suo momento è top quando per giustificare il tilt non concesso ad Agnelli dice «anche a me è successo di dover scegliere tra Cmqmartina e Mydrama». Eh sì, Hell Raton mio, proprio la stessa cosa dover scegliere tra loro due e Erio e Mutonia. Il paragone mi ricorda quello che i quotidiani sportivi un tempo facevano tra Dybala e Messi. Datemi Costantino della Gherardesca. Subito. Dopo il suo «esistono anche napoletani riservati» e «il mio concetto di divertimento è fatturare e dormire 16 ore al giorno» lo amo senza remore.

Antonina voto: 0

La sposa «che vince sempre nella vita» di Quattro matrimoni. Così insopportabile, acida, antipatica che mi stupisce che le altre spose non l’abbiano seppellita viva in una delle location dei loro matrimoni. Persino il consorte si teneva a distanza nel loro matrimonio. A proposito, Gloria da Forlì, te che ti sei dimostrata al momento dei voti quella veramente cinica e bara, se lo avete fatto mi offro come alibi. E come tuo secondo marito.