X Factor 2021, le pagelle del Live 3: non c’è più tempo per le karakazzate | Rolling Stone Italia
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X Factor 2021, le pagelle del Live 3: non c’è più tempo per le karakazzate

Non c’è più tempo, avverte Dardust a inizio puntata a proposito del clima. Non c’è più tempo per i concorrenti che devono tirare fuori la loro personalità (se ne hanno una). Fuori Vale LP e Karakaz

La passione dei Mutonia per gli 'Sports' a X Factor 2021

Foto: Sky

I Daily – i migliori da molti anni a questa parte – ci avevano fatto capire che sarebbe stata una puntata spartiacque. Soprattutto per chi la propria identità l’ha nascosta, per paura, immaturità, convenienza o paraculaggine. O per tutte queste cose insieme. Il risultato è che i “pop” zoppicano e i “rock” volano.

Dardust voto: 10

Il suo pezzo d’apertura che coinvolge tutti, giudici e concorrenti compresi, è emozionante, vibrante, di potente complessità e allo stesso tempo incredibile immediatezza. In un momento come questo parlare di clima e mandare un messaggio così chiaro e duro – non c’è più tempo – e farlo con quella qualità musicale e scenografica è qualcosa solo dei grandi. Emozionarci e svegliarci dal torpore di una società egoista e predatoria, cosa si può chiedere di più all’arte? Grazie, Dario.

Bengala Fire e Baltimora voto: 9,5

Li avevo sottovalutati. I Bengala Fire stanno uscendo alla distanza, sembravano il gruppo che avresti invitato al tuo matrimonio per far ballare gli invitati (Mika, mi rubi le battute?), ottimi musicisti un po’ troppo Brit per essere moderni e interessanti. Agnelli ha capito che c’era ben altro e loro potevano crescere così tanto e così bene solo con lui. Con Making Plans for Nigel – ennesima scommessa rischiosissima di questa puntata per il nostro giudice preferito – sbocciano definitivamente. Gli XTC dimostrano a tutti che i Bengala Fire possono essere rock. E anzi a naso è la loro anima più vera.
Baltimora quando era ancora Edo sembrava un orsacchiottoso epigono di mille paracrooner, un esponente di quel bel canto che dai talent finisce in un’edizione di Sanremo, nei CD a 4,99 euro all’Autogrill, infine a Tale e quale. Ma la verità è che non ha mai sbagliato un pezzo, è maturato in pochi passaggi, trovando il suo posto nel palco, nel talent, persino nel corpo di ballo come ha fatto ieri su Adele (una che fa sbocciare i concorrenti più impensati: prima i Mutonia, ora lui). Ieri la prova più bella è la sua e anche negli occhi aveva una luce diversa. Ci farà divertire parecchio se continuerà a sfidarsi senza arroccarsi dietro alle doti naturali.

Manuel Agnelli voto: 9

È tornato Sua Maestà. Non sbaglia un giudizio, una strategia (quella con Mika, poco bastone e molto carota, è da arte della guerra), una scelta dei pezzi per i suoi ragazzi (rischiando tanto, peraltro), è sempre bono come il pane e ora ride pure. E fa ridere, che mai lo avremmo detto solo cinque anni fa. Gli occhiali con “Sports” che passa in loop tenuti su come sostegno ai Mutonia, l’autocitazione degli Afterhours comicamente celebrativa, la sua competenza: è la colonna di X Factor e uno dei motivi per cui questo format sembra immortale. Voglio la Manuel Agnelli Music Academy.

Erio voto: 8,5

Mamma mia. Mamma mia. Manuel Agnelli decide di dimostrare che lui può cantare tutto e tutti. E allora gli dà The Greatest di La(g)na del Rey, una canzone fondamentalmente brutta e lontana dalle sue corde. Lui tira fuori un cantato imprevedibile, ti fa vibrare i vetri di casa con la stessa naturalezza con cui sussurrava Elvis o ci tagliava a fette con gli Smiths. Scusa Erio se abbiamo dubitato di te e abbiamo pensato che potessi essere monocorde: è davvero pazzesco scoprire ogni volta cosa riesci a fare con quelle corde vocali illegali. Mika, per carità, ha ragione quando dice che certi pezzi (brutti, diciamolo) possono allontanare lui dalla poesia. Ma tanto la poesia rimane con lui comunque.

gIANMARIA voto: 8

Epico quando con la solita faccia di chi sta per buttarsi da una barca di pirati per finire nelle bocche di un branco di squali, con l’entusiasmo alla Ivan Lendl che lo contraddistingue, commenta la storia Instagram di Vasco su di lui con un «sì, sono molto felice». Ve la ricordate Anatolia, il personaggio interpretato da Marina Massironi, che commentava le performance dei Bulgari Aldo, Giovanni e Giacomo con «rabbrividiamo»? Ecco, lui la fa sembrare una pasionaria. Con i CCCP, ha ragione Manuelito, eravamo tutti pronti a sparare su di lui. gIANMARIA invece ha 19 anni e se ne fotte, non sa cosa sono i mostri sacri e ha una consapevolezza profonda della sua musica, della sua scrittura, della sua presenza scenica. E rispetta le canzoni che coverizza rendendole irrimediabilmente sue. Uno così pensavi avesse sparato le migliori cartucce in Auditon, Bootcamp e Home Visit, che sarebbe sfiorito in fretta dietro quel pallore che si trasferisce pure ai vestiti, con la sua poetica che poteva sembrare limitante. Invece no, i Live gli hanno dato sicurezza, voglia di rischiare, un bel coraggio sfrontato al posto della fragilità oscura del suo primo inedito. Continuate pure a contestarlo, ma uno così scrive da dio e quando è sul palco ti ipnotizza. 
P.S.: oggi fa Io sto bene in quel modo, con quella verve fisica, con una telecamera attaccata alla vita. Per dire.

Vale LP e Le Endrigo voto: 7,5

Incredibile a dirsi, ma sono accomunati dal fatto che eccellono negli inediti. Non a caso Vale LP con Chéri nel ballottaggio finale ha strappato applausi entusiasti, mentre con Gabriella Ferri giovedì scorso e questa volta con Fabri Fibra si è visto il talento, ma non abbastanza libero e “felice”. Non l’abbiamo capita, aspettata e sarà il tempo a darle ragione e giustizia. Ora scusate ma vado a risentirmi Chéri e Porcella come se non ci fosse un domani. Che dire – scusate, Emma è entrata anche dentro di me – invece de Le Endrigo? Sono sempre come gli altri li vogliono, ma va detto che quel Bianconi cantato così va oltre il paracool pop-rock delle ultime settimane. Nei suoni, nei movimenti, nei cambi di tono e ritmo, nell’interpretazione profonda e delicata c’era verità. Quella che non era nell’aria nelle prove precedenti. Da Certi uomini potremmo cominciare a conoscere i veri Le Endrigo. Sempre che loro stessi sappiano chi sono e non sia, questa, l’ennesima capriola per compiacere tutti.

Mika voto: 7

È insopportabile per il modo in cui strategicamente si preoccupa più di demolire i concorrenti altrui che di sostenere i suoi. Nel Daily vedi tutta la sua sapienza di artista e maestro, sta facendo fare passi da gigante a una squadra scombinata e che potenzialmente era la più scarsa dei quattro roster. Insistendo, però, su standardizzarli su un mainstream che li penalizza (Bieber a Nika, ma siamo pazzi?). Televisivamente però rimane irresistibile – ah, voglio il suo vestito – con i tempi comici e drammatici e d’incazzatura giusti, la relazione di amore-stima-odio con Agnelli, che intelligentemente lo contesta e poi lo blandisce dicendo che i suoi consigli e pareri li ascolta e in parte li segue. E si vede che il nostro eroe è in difficoltà, perché vorrebbe il sangue e invece Manuel mette fiori dentro i suoi cannoni. Se solo questi due si mettessero insieme, magari come produttori, si mangerebbero il mercato.

Mutonia e Fellow voto: 6,5

Fermo restando che Mattia dei Mutonia è il mio nuovo idolo (la sua reazione alle critiche di Mika e Manuelito è da 9), la loro Sports non è totalmente a fuoco. A livello di costumi, messa in scena, interpretazione c’è il massimo impegno, ma vocalmente continuano a essere efficaci quando sono fuori dalla loro comfort zone. In più Manuel è stato audace con i suoi nella scelta dei pezzi, ma forse li ha messi troppo in pericolo. I Viagra Boys sono una sorta di master di secondo livello per una band e si poteva aspettare un altro paio di puntate per metterli alla prova con quell’ironico talento punk-rock. Comunque la portano a casa. In quanto a Fellow, anche quando la sfida è notevole – vedi Nemesis di Benjamin Clementine – in realtà non si scosta dalla sua comfort zone (dello stesso artista all’home visit propose London). Paga un grande talento, da lui ti aspetti sempre il massimo e finisci per essere troppo severo.

Ludovico Tersigni voto: 6

Che dolce che è quando nella seconda manche chiude anticipatamente il televoto e si deprime. Ha tutte le giustificazioni, visto anche il cambiamento al volo dopo che su molti profili social dei concorrenti c’erano state sponsorizzazioni sospette (non in violazione del regolamento, ma un po’ oscure). Via l’eliminazione consueta in apertura di puntata e via con una corsa a quattro con pubblico e giudici a decidere per evitare un effetto Pupo-Totip a Sanremo. Poi per fortuna si ricorda di essere una faccia tosta e quando a Hot Factor arriva Paola Di Benedetto “bicolore” le dice «che bella che sei giallorossa» e già è passato tutto. Senza l’errore un punto in più non glielo toglieva nessuno, sta cominciando a ingranare in un ruolo difficile come quello del conduttore di X Factor (ruolo, per intenderci, che alla lunga ha logorato persino Cattelan). Solo un consiglio: è il padrone di casa, è bravo a far sentire a loro agio i ragazzi, ma può cominciare ad avere meno timore reverenziale per i giudici. Stuzzicarli, contestarli. E divertirsi di più, come ha (solo) iniziato a fare in questa puntata “sforzando” la voce e nel vivere una scenografia notevole.

Nika Paris voto: 5

Guardando i Daily eravamo convinto che Lonely avrebbe mostrato finalmente qualcosa di più dell’ottimo e vacuo pop di cui lei è portatrice sana. Ha 16 anni ed è un piccolo robot, è bravissima a stare sul palco e ha tonalità e virtuosismi prevedibili quanto impeccabili. Ma quando l’ascolti, non senti nulla. Ieri la notavi soprattutto perché aveva quel tailleur argento della taglia del cantante de Le Endrigo. Le va bene che Vale LP che sa come emozionare – sento Chéri almeno due volte al giorno – decide di cantare in pigiama e il pubblico del televoto di Amici sbaglia numero e vota a X Factor.

Emma voto: 4

La parola di questa sera è rischio. Però l’evergreen cazzimma arriva con Nika Paris e, diciamocelo, tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Temevamo stesse male. Invece è in formissima con il suo sguardo torvo di chi ogni volta che parla pensa di tirar fuori una verità rivelata, un aforisma indimenticabile. Ma la maggior parte delle volte ti giri sul divano e chiedi a tua moglie «che avrà voluto dì?». Fa tenerezza quando sembra stizzita per il commento “psicanalitico” di Manuel Agnelli a gIANMARIA, ma sta solo cercando di farci dimenticare che lo ha copiato nei giudizi più volte. Ancora meglio su Erio nella versione: sei bravo, bravissimo, ma parliamo di me. E per fortuna lì dice anche che è sincera, altro evergreen. E poi onesta, palese, semplice, dovrei avere una strategia ma io non sono fatta così. Però oggi saliamo a quattro perché lo sguardo nello “spareggio” tra lei e Vale LP durante Chéri è bello, tanto. Da allenatrice e sorella maggiore. E anche Karakazzata non è male.

Versailles voto: 3

Ragazzo mio, che fine hai fatto. Schiavo di un look che si sta mangiando tutto il resto, ormai troppo invadente rispetto all’artista, senza più quella sicurezza affascinante delle “eliminatorie”, si sta salvando per il rotto della cuffia quando potrebbe volare alto. Non aiuta la scelta demenziale dei Nirvana da massacrare con un Auto-Tune inutile e fastidioso – peraltro a lui serve poco, basta sentire il suo inedito – uno di quei passi falsi che ad altri sarebbe valsa l’eliminazione. Va meglio con Billie Eilish, ma è anche vero che lei va bene su tutto, come le sue felpe. Versailles ha tutto per uscire da questo pantano di mediocrità che sta guadando non (ri)trovando la sua identità. Deve stupirci e stupirsi con qualcosa di completamente diverso, altrimenti alla prossima tocca a lui.

Hell Raton voto: 2

Manuelito, cosa ti sta succedendo? Quando riprende Mattia dei Mutonia dicendogli «porta rispetto» non cogliendo l’ironia del gesto molto rock e irriverente di ribellione a Mika (che infatti non se la prende quando gli mostra con stizza le gambe che il giudice stava giusto insultando) ti chiedi se Emma, dopo essersi impossessata di Manuel la scorsa puntata ora sia entrata dentro di lui. Sembrava quasi non avere voglia e a giudicare dall’outfit forse in effetti aveva judo e preferiva il tatami al Live di X Factor. Più probabile invece che si sia reso conto di aver sbagliato squadra, a partire dai Karakaz che sono stati eliminati con circa quattro serate di ritardo.

Apnea voto: 1

Il momento stracult di Hot Factor è l’esibizione dei grandi eliminati. Naturale che tutti aspettiamo la mitica e neomelodica Bambola, ma per ora possiamo consolarci con Apnea, cantautrice traphousetrash che ha come cavallo di battaglia una canzone così brutta che fa il giro e diventa irresistibile. Come quelle canzoni di Sanremo che arrivano meritatamente ultime ma non riesci a non canticchiarla disprezzandoti come quando ballavi la Macarena in discoteca (perché per rimorchiare si fa di tutto) o guardavi il video di Aserejé perché d’estate vale tutto. Dopo aver sentito Apnea però ho capito che voglio il Mixtape anche di Hot Factor. E poi usarla come strumento di tortura nei confronti dei talebani.

Il matrimonio di Jessica voto: 0

Sì, ci sono ricascato e ho visto dopo il Live di X Factor quel capolavoro di Quattro matrimoni. Ribadisco che Costantino della Gherardesca DEVE diventare giudice di X Factor. Già da questa stagione, aggiungete una dannata sedia subito. Anzi, un trono. Ostia, Nettuno, Roma, Latina. Le spose venivano da un hinterland che prometteva benissimo, ma Jessica tra gondole, Lamborghini, una conchiglia meccanica che emergeva dalle acque e la finta Fontana di Trevi ha vinto tutto. Finalmente un matrimonio così trash da far dimenticare quello di Diego Armando Maradona.